Premiati a Milano i nomi del giornalismo più autentico

di 31 Ottobre 2008Marzo 5th, 2017Attualità

Sono stati assegnati a Milano i premi per l’edizione 2008 del Premio internazionale di giornalismo Maria Grazia Cutuli. Le categorie sono 3: stampa estera; stampa italiana; giornalista siciliano emergente (la Cutuli era originaria di Santa Venerina, paesino in provincia di Catania). Quest’anno ha suscitato particolare emozione il premio assegnato per la categoria della stampa estera, assegnato al giornalista israeliano Nahum Barnea, per la storia particolare del personaggio. Si tratta di un editorialista di uno dei quotidiani più importanti in Israele, lo Yedioth Ahronoth, impegnato in prima linea per il dialogo tra Palestinesi ed Israeliani. Già questo, in una realtà dove facilmente ci si fa trasportare dalle emozioni e spesso si assumono posizioni oltranziste, è di per sé un fatto da sottolineare; a rendere il tutto più eccezionale, sta il fatto che il figlio di Barnea, Yonatan, è stato ucciso in un attentato kamikaze perpetrato da un palestinese su un autobus di Gerusalemme nel febbraio del 1996. Nonostante questo coinvolgimento così personale, dunque, Barnea ha dimostrato di saper andare oltre i sentimenti di vendetta e risentimento, in favore di una ideologia di dialogo e convivenza che possa mettere fine alla pluridecennale controversia tra Palestina ed Israele.

I premi alla sezione della stampa italiana e giornalismo emergente sono andati rispettivamente, a Monica Maggioni e Vincenzo Marannano. La Maggioni si è attivamente occupata in passato di politica estera, con particolare riferimento proprio al conflitto israelo-palestinese e all’Iraq, ma anche occupandosi di politica interna ha dimostrato, secondo la giuria del premio, la sua “abilità di trasformare i suoi reportage in storie avvincenti”. Il giovane 29enne Marananno, invece, si è distinto per i reportage sulla mafia nel territorio siciliano e le collusioni di alcuni ambienti del potere con la malavita organizzata. A margine del premio, sono stati assegnati dei riconoscimenti anche a tre giovani ragazzi neo-laureati con tesi riguardanti il mondo ed il mestiere del giornalismo.

Il riconoscimento è diventato nel tempo uno dei più prestigiosi premi giornalistici italiani, ponendo l’accento sull’importanza del mestiere del giornalista, soprattutto in aree e questioni in cui obiettivamente l’ambiente circostante risulta essere ostile all’emergere della verità. Maria Grazia Cutuli è stata, a tal proposito, un esempio, nella misura in cui ha voluto raccogliere testimonianze e notizie vere in una condizione, quella della guerra afghana, difficile. La sua morte, per mano di alcuni terroristi forse legati ai Talebani, insieme ad altri colleghi dalla Spagna, l’Australia e lo stesso Afghanistan, rimane come una testimonianza in favore della ricerca della verità.

Nello stesso filone si inserisce, dunque, l’opera dell’israeliano Nahum Barnea, voce fuori dal coro in un ambiente incline alle descrizioni “partigiane” della realtà per fini politici e strategici, ma anche quella del giovane Vincenzo Marannano, capace di mettere a nudo alcuni rapporti tra potere e mafia in Sicilia, mentre sarebbe sicuramente molto più facile e meno pericoloso parlare di altro. La mente non può non andare ad un altro ragazzo, Roberto Saviano, che, “colpevole” di aver raccontato la realtà degradata della propria terra, è sotto minaccia di morte e in questi giorni medita di abbandonare l’Italia per motivi di sicurezza. Esempi di vita e coscienza civile apolitica (nel senso dell’appartenenza ad una bandiera, non della partecipazione alla vita collettiva del Paese, anzi…), cui non vorremmo più intitolare nessun premio, ma al massimo invitare ad una discussione.

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