L’ONU ospita la conferenza per il dialogo interreligioso

By 12 Novembre 2008 Marzo 5th, 2017 Attualità

Fortemente voluta dal re dell’Arabia Saudita, Paese simbolo dell’Islam ortodosso, sul cui territorio si trovano le due città sante per eccellenza dei musulmani, La Mecca e Medina, si terrà a New York una Conferenza mondiale per il dialogo tra le religioni. I dialoghi e gli incontri che avranno luogo in sede di Assemblea Generale dell’Onu, andranno sotto il tema della “cultura di pace”. Oltre al re saudita Abdullah, già protagonista della Conferenza Mondiale del Dialogo svoltasi a Madrid lo scorso luglio, anche un prete sudamericano si è battuto affinché si arrivasse a questo nuovo ciclo di incontri, che si terranno mercoledì 12 e giovedì 13 novembre; si tratta del Presidente dell’Assemblea Generale dell’Onu, Miguel d’Escoto Brockmann, prete cattolico del Nicaragua vicino al movimento della cosiddetta Teologia della Liberazione.

Questa forma di teologia ha preso piede in Sudamerica alla fine degli anni ’60 e si basa sulla lotta per l’emancipazione sociale ed economica delle popolazioni. Proprio attraverso la presa di coscienza delle condizioni socio-economiche dell’America Latina e dell’ingiustizia insita nella povertà diffusa, infatti, si ritiene che si possa portare avanti una lotta di classe per l’eliminazione della povertà e il raggiungimento della libertà e della democrazia. La teologia della liberazione ha avuto un ruolo talmente importante per le masse sudamericane, al punto che la scorsa estate un ex prete che professava questa teologia è assurto a Capo di Stato in Paraguay: Fernando Lugo. E’ la prima volta nella storia che un vescovo diventa Presidente di uno Stato (Vaticano a parte): segnale dell’influenza che il messaggio religioso ancora esercita sui popoli. E non solo nella realtà musulmana.

Interverranno nella Conferenza il Presidente statunitense George W. Bush (ancora in carica fino a gennaio), il Premier britannico Gordon Brown, il Presidente israeliano Shimon Peres ed i capi di Stato di alcuni Paesi arabi. Le tre maggiori religioni mondiali, Ebraismo, Islam e Cristianesimo, saranno così tutte presenti ed impegnate nel dialogo. Restando con i piedi per terra e senza lasciarsi andare a trionfalismi affrettati e fuori luogo, si può comunque dire che si tratta di un segnale importante sulla via della riconciliazione dei popoli in nome delle religioni. L’evento accadrà, inoltre, nei giorni immediatamente successivi all’elezione di Barack Obama alla Presidenza degli Stati Uniti, come successore di Bush. Obama ha più volte dichiarato di avere intenzione di dialogare con tutti gli avversari, dall’Iran al Venezuela, fino ai Talebani in Afghanistan, con lo scopo di dirimere le controversie internazionali.

Se anche questi intenti diventassero un “we did”, invece di un “we can”, sarebbe un successo storico. Anche in momenti come questi, però, il realismo dovrebbe guidare i nostri pensieri e non farci sperare in cambiamenti epocali in seguito ad una elezione o ad una conferenza mondiale. D’altro canto è da ricordare che per riempire una vasca d’acqua si dovrà pur sempre versare la prima goccia.

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