Indagati i responsabili dell'aggressione al ragazzo ghanese

di 13 Novembre 2008Marzo 5th, 2017Attualità

Difficile dimenticare il viso tumefatto di Emmanuel, il ragazzo originario del Ghana, di 22 anni, dopo i fatti dello scorso 29 settembre. Un gruppo di vigili urbani di Parma lo fermò in un parco cittadino, immobilizzandolo e, con insulti a sfondo razziale, calci e pugni, lo costrinsero a seguirlo in commissariato. Lì non era finito l’incubo: i vigili continuarono ad insultarlo e colpirlo, costringendolo a fargli firmare un foglio in cui compariva una falsa confessione del ragazzo, secondo cui stava facendo il palo per un gruppo di spacciatori della zona. Dopo il pestaggio, la beffa: al padre che, andandolo a riprendere, chiedeva spiegazioni per le ferite ed i lividi del figlio, fu risposto cosa era caduto; inoltre, nella busta della Polizia Municipale in cui vi erano gli effetti personali di Emmanuel ed il verbale dell’accaduto, compariva a penna la scritta “Emmanuel negro”.

Purtroppo, nonostante le evidenti escoriazioni e le operazioni all’occhio che il ragazzo ghanese ha dovuto subire, i vigili negarono l’accaduto e il sindaco di Parma tergiversò prima di denunciare l’accaduto. Non solo: ospite di trasmissioni televisive, il ragazzo fu addirittura sospettato, da alcune persone, di non raccontare la verità e di aver inventato la storia di sana pianta. Per farsi pubblicità. Per motivi politici. Per odio razziale, dissero.

Oggi la verità viene finalmente a galla e,molto probabilmente, i responsabili saranno puniti. Si tratta di 8 vigili urbani della Polizia Municipale di Parma, più un ispettore capo ed un commissario. Per gli indagati si parla di molti reati commessi in concorso: percosse aggravate, calunnia, ingiuria, falso ideologico e materiale, violazione dei doveri d’ufficio. Grava oltre a tutto ciò l’accusa di abuso di potere. Lo stesso sindaco di Parma, Pietro Vignali, avrebbe riferito dell’accaduto e della probabile messa in atto di provvedimenti contro i colpevoli, in sede di consiglio comunale. Dispiace però il fatto che nessuno abbia ancora chiesto ufficialmente scusa per il gravissimo fatto.

Resta, innegabile, un senso di soddisfazione per la giustizia ritrovata. Si tratta di un fatto, a suo modo, marginale, ma altrettanto deplorevole e grave. Per una serie di motivi: perché si inserisce in un clima già teso, in cui dei rigurgiti di razzismo prendono sempre più piede nel nostro Paese; perché si è colpito un ragazzo indifeso senza apparente motivazione e, per di più, in gruppo; infine, dulcis in fundo, in quanto a commettere questa barbarie sono stati degli uomini in divisa, rappresentanti di quel potere statale che dovrebbe far sì che proprio casi del genere non possano e non debbano accadere. E’ una vittoria dello Stato su una parte che ne rappresenta la mela marcia. E’ la vittoria del debole contro il forte. E’ la vittoria della civiltà. E’ la nostra vittoria, piccola è vero, ma pur sempre una vittoria.

Si attende con ansia il momento in cui tutti i cittadini diventeranno più tolleranti verso le “diversità”, chiaramente laddove, dall’altra parte, vi sia rispetto delle regole condivise e, a loro volta, di noi stessi. E tutto dovrà partire dalle istituzioni, che daranno l’esempio.

(Nella foto la vittima del pestaggio Emmanuel Bonsu Foster)

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