Obama giura a Washington: l’America si unisce

By 21 Gennaio 2009 marzo 5th, 2017 Attualità

La tanto attesa cerimonia di insediamento di Barack Obama come 44° Presidente degli Stati Uniti d’America si è svolta a Washington; più di 2 milioni di persone erano presenti, per un discorso che passerà alla storia come il primo discorso ufficiale di un Presidente afro-americano. Il 20 gennaio 2009 rappresenterà così, almeno simbolicamente, il giorno in cui le divisioni interne, il razzismo, la diffidenza e l’impermeabilità delle posizioni importanti alle minoranze (di qualsiasi tipo fossero: sessuali, religiose, etniche…), tutti questi demoni che si annidavano tra la società civile, sono stati abbattuti in un colpo. Ed essendo Washington, o per lo meno percependo di esserlo, il luogo in cui si decidono le sorti mondiali, c’è per lo meno da aspettarsi che voglia decidere di esserlo anche e soprattutto in questo momento così dignitoso e glorioso della sua lunga storia. Queste sono le prime considerazioni che potrebbero venire in mente assistendo all’evento dell’elezione di Obama: la speranza che la sua apparente forza ed il suo carisma possano aiutare il mondo intero, al di là delle appartenenze politiche ed ideologiche, a compiere quel cammino verso la normalizzazione dei rapporti internazionali, che da troppo tempo è auspicato.

Ad essere semplicemente realisti, senza lasciarsi andare a toni trionfalistici, al limite del “messianico”, che pur si odono intorno al personaggio di Obama, bisogna riconoscere che se Obama è caricato di così tante aspettative, e di tal peso, non è solo per la sua figura personale, ma soprattutto per il ruolo che riveste, come il Capo dello Stato oggettivamente più influente e potente del pianeta. E’ dunque in questa doppia dimensione che tutti i cittadini del globo guardano oggi al nuovo Presidente degli Stati Uniti: un uomo ed un simbolo. Nelle sue prime parole da presidente, Obama ha fatto importanti dichiarazioni, oltre che per quanto riguarda la politica interna e la necessità di “rimettersi a lavorare” per uscire dalla crisi attuale, in ambito di politica estera e dei rapporti con gli altri Paesi.

Ha dichiarato che tutti i Paesi sono amici degli Stati Uniti e che Washington è pronta a tendere la mano a tutti, senza distinzioni, ma ha anche fermamente avvertito i “nemici” e coloro che “non hanno intenzioni pacifiche nel rivolgersi agli Stati Uniti”, che saranno sconfitti. Ha tenuto però a precisare che la pace ed il benessere nel mondo non può essere portata con le armi e le bombe, ma attraverso il dialogo ed il reciproco riconoscimento e rispetto. Chiaramente queste parole e queste intenzioni dovranno adesso affrontare finalmente la vita di tutti i giorni e la realtà di un mondo che ancora aspetta un vero cambiamento. Proprio come accaduto oggi negli Stati Uniti d’America, il vero sogno è che possano ripetersi momenti simili nelle capitali africane, mediorientali ed asiatiche, ed in questo deve contribuire soprattutto lo stesso Obama (il Presidente e l’uomo).

Infine una piccola nota, che dimostra ancora una volta il grado di democrazia e convivenza civile che a volte riescono a raggiungere gli Stati Uniti d’America: in un’occasione così importante e carica di significato come quella odierna, non si sono uditi accenni di polemiche o divisioni all’interno della società e della classe politica. Obama ha ringraziato l’ex Presidente Bush “per aver servito lo Stato” prima di lui per 8 anni, né tantomeno Bush (o lo sconfitto McCain) si è azzardato a rilasciare dichiarazioni contro Obama o che lo criticassero. Anche questo, soprattutto questo, vuol dire essere una società matura e responsabile: riconoscere la vittoria degli avversari e rispettarne le idee, arrivando ad accantonare le sterili polemiche per cooperare nell’unica direzione possibile, cioè quella del bene comune e del miglioramento per il futuro. Senza tali valori Washington non avrebbe vissuto una giornata come questa, e noi non spereremmo che possa presto avvenire anche qui.

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