Crisi rientrata tra Israele e Turchia

By 7 Marzo 2009 Marzo 5th, 2017 Attualità

La Turchia e lo Stato di Israele hanno, nel contesto mediorientale, un rapporto speciale. Ankara è uno dei pochissimi Paesi musulmani (insieme a Egitto e Giordania) a riconoscere la legittimità di Israele e da anni ha delle relazioni molto strette con Tel Aviv, soprattutto nel campo della cooperazione militare. I due Paesi hanno in comune il fatto di essere due democrazie non arabe, in un contesto caratterizzato per la maggior parte da realtà arabe in cui vigono regimi di stampo autoritario. Forte della sua posizione e della vicinanza sia all’Occidente, che ai Paesi mediorientali, la Turchia (il cui attuale Primo Ministro Erdogan proviene da un partito di dichiarata ispirazione islamica moderata) si è proposta, da almeno un decennio, come mediatore primario nel conflitto arabo-israeliano, come nel caso della mediazione tra la Siria e Israele.

I rapporti tra Ankara e Tel Aviv avevano subito una incrinatura durante il vertice di Davos di gennaio, nel quale Erdogan ha avuto una accesa discussione con il Presidente di Israele, il Premio Nobel Shimon Peres, riguardo all’operazione israeliana nella Striscia di Gaza tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio (“Piombo Fuso”), che provocò la morte di più di 1.000 palestinesi in 22 giorni di attacchi aerei e terrestri. A Davos il Premier turco aveva addirittura abbandonato i lavori dopo aver condannato con parole durissime la campagna “criminale” dello Stato di Israele nei confronti della popolazione di Gaza.

Ciò aveva fatto disilludere i tanti che si aspettavano, dal rapporto privilegiato della Turchia con Israele, una nuova stagione di pace in Medio Oriente, spinta dall’azione di Ankara, vero e proprio ponte tra l’Europa e il mondo musulmano. Dopo le tensioni, però, è finalmente arrivata la fine della crisi diplomatica, sancita dall’incontro tra il Ministro degli Esteri turco Ali Babacan e la controparte israeliana Tzipi Livni, avvenuto in occasione del summit della NATO di Bruxelles. I due Paesi hanno affermato di avere delle ottime relazioni bilaterali, spinte anche da un incremento dell’interscambio commerciale. Sia la Turchia, che Israele, hanno così messo in chiaro che la loro alleanza, pur inquadrata in un rapporto che a volte può prevedere delle divergenze di vedute, rimane una prerogativa importante per entrambi.

E soprattutto rimane una prerogativa importante per gli altri attori del Medio Oriente, Siria e Palestinesi in primis, ma anche i Paesi arabi del Golfo e l’Iran, dal momento che la Turchia potrebbe davvero rappresentare un modello per queste altre realtà. Un modello rappresentato da un Paese a stragrande maggioranza musulmana (il 99% della popolazione) con un governo islamico moderato che fa del laicismo e dell’alleanza con l’Occidente e l’Unione Europea un punto saldo della propria politica estera e che dialoga con Israele. Come già detto tante volte, nel groviglio mediorientale queste (apparentemente) piccole notizie possono rappresentare nuove speranze.

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