L’UE contro lo sfruttamento sessuale minorile

di 25 Agosto 2009Marzo 5th, 2017Attualità

Da Bruxelles ancora buone notizie in tema di tutela dei minori.  Lo scorso 15 luglio, infatti, il Comitato economico e sociale europeo (Cese), organo consultivo dell’Unione Europea composto dai rappresentanti della società civile organizzata, ha approvato un documento che mira all’adozione di una strategia europea per tutelare i minori dal fenomeno del turismo sessuale.
Si tratta della relazione di Madi Sharma, pensata per contrastare i cosiddetti “travelling sex offenders”, i delinquenti sessuali itineranti, espressione coniata dal Ceop (Child Exploitation and Online Protection Centre) con riferimento ai turisti che pianificano i propri itinerari per compiere abusi sui minori.
Una linea, quella adottata del Cese, che ovviamente non nasce oggi , ma che è il frutto di un processo già iniziato negli scorsi mesi con la pubblicazione di un’ampia dissertazione sul tema.
Al documento ha contribuito anche Ecpat (End Child Prostitution, Pornography And Trafficking), un network internazionale presente in 67 Paesi la cui mission è proprio la lotta contro la pedofilia, la pedopornografia e lo sfruttamento sessuale dei minori.

Insieme ad Ecpat il Cese ha infatti stilato un piano di intervento che va dall’identificazione dei profili dei cosiddetti “travelling sex offenders”, all’attivazione di accordi bilaterali di cooperazione, passando per l’attivazione di squadre investigative comuni e altri organismi di contrasto nazionali ,  di linee telefoniche nazionali e internazionali dedicate alle segnalazioni, fino all’instaurazione di partnership con governi stranieri per allontanare e scortare i responsabili.

Importante nel quadro delle strategie proposte è, infatti, il tentativo di evitare che i delinquenti sessuali rimangano sotto la competenza di giudici stranieri, rendendo  impossibile alle autorità europee di seguirne movimenti e tracce.

A conferma poi che esportare le best practices  in tema di social development è scelta giusta,  la strategia del Cese prevede la creazione dei cosiddetti Multi-Agency Public Protection Arrangements (accordi multi-agenzia di protezione pubblica). Una pratica mutuata dall’esperienza significativa del Regno Unito che prevede la cooperazione di diversi organismi (giustizia penale, assistenza sociale, edilizia abitativa, sanità) nell’ individuazione dei recidivi e l’utilizzo dei cosiddetti “Foreign Travel Orders” (Fto) atti a limitare, sebben per brevi periodi di tempo, la circolazione dei delinquenti sessuali all’estero.

A supportare la strategia ovviamente non poteva mancare la previsione di massicce azioni di sensibilizzazione sul tema dello sfruttamento sessuale dei minori che per avere un il riscontro sperato necessiteranno del  supporto delle diverse Organizzazioni non governative.

Un patto internazionale che sommato al primo Congresso mondiale contro lo sfruttamento sessuale commerciale dei minori che si svolse a Stoccolma nel 1996 (teso a stabilire un partenariato mondiale tra 122 i paesi), si inquadra come un tassello importante verso la concreta aderenza all’articolo 34 della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia, quello che riconosce la tutela “da tutte le forme di sfruttamento e di abuso” come  come diritto universale ed innegabile del bambino.

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