La parità di diritti rompe le antiche tradizioni di Buckingham Palace

By 28 Settembre 2009 marzo 5th, 2017 Attualità

Sogno o son desto? Di fronte alle ultime rivoluzionarie notizie che vengono da Buckingham Palace verrebbe da strizzarsi gli occhi proprio come un bambino davanti al primo regalo della sua vita.

Avevamo visto nei mesi scorsi che nella corte inglese era cambiato qualcosa. Alcune consuetudini protocollari come la pratica di camminare all’indietro in presenza della sovrana era stata tolta (in alcune circostanze) per motivi di sicurezza, e anche il famoso e chiacchieratissimo abbraccio tra la Regina Elisabetta II e Michelle Obama aveva spezzato una tradizione rituale che durava da secoli.

Ma il fatto che il nuovo Poet laureate di corte, nominato negli scorsi mesi, sia donna e omosessuale rompe gli schemi di ben 341 anni di storia. E’ Carol Ann Duffy donna, scozzese, docente alla Manchester Metropolitan University, scrittrice, drammaturga e dichiaratamente lesbica, il nuovo poeta ufficiale del Regno Unito subentrato ad Andrew Motion. Scartata nel ’99 da Tony Blair, la Duffy è stata invece scelta, oltre che dalla regina Elisabetta II in persona, proprio da un altro laburista: il primo ministro inglese Gordon Brown. E il suo nome entrato nella storia della monarchia inglese sarà ricordato come quello della prima donna che rompe una tradizione “regale” e, perché no, abbatte anche i pregiudizi e gli antichi clichè.

Ma non è finita qui. Adesso arriva un altro annuncio curioso. Questa volta il messaggio non si legge tra le righe, ma è esplicito e arriva direttamente da Scotland Yard. Colmare la scarsa presenza delle minoranze anche etniche nel corpo di protezione di sua Maestà Elisabetta II”, è la motivazione dichiarata di Scotland Yard che avanza la richiesta precisa di un corpo di protezione composto da minoranze etniche in difesa di Buckingham Palace e delle residenze reali di Windsor e Balmoral. Sarà proprio Scotland Yard a raccogliere curricula e candidature fino al 30 settembre e i fortunati che avranno la possibilità di entrare a corte saranno solo trenta.

Viene da restare un po’ sconcertati. Si starà veramente svecchiando il sistema monarchico inglese e aprendosi verso l’incontro e il riconoscimento sociale o sarà solo un modo, una trovata di marketing per non far troppo risaltare all’attenzione gli scandali gay legati al nome del palazzo reale? Lo scandalo gay del viscontino Linley o quello del domestico che si è scoperto aver girato un film gay ne sono solo due esempi e per adesso lasciano un po’ di dubbi sulla questione. Intanto già sui giornali inglesi appaioiono i primi commenti e le critiche all’iniziativa da parte di soggetti istituzionali e di politici conservatori come Philip Davies.

Inserire a corte donne di colore, omosessuali, transessuali e categorie particolari che al momento sono scarsamente rappresentate tra le immense file di “soldatini” inglesi non è sicuramente un indicatore sufficiente di progresso e di svecchiamento del sistema monarchico, né un dato rilevante di per sè. In una città aperta e multiculturale come Londra, dove già camminando per strada ci si accorge di come l’interculturalità e l’integrazione siano componenti interne e valori irrinunciabili della città e di coloro che la popolano, ci si aspetterebbe molto più di questo.

Scotland Yard, nel frattempo cerca di spezzare le polemiche, incentrando l’attenzione sulla notizia in sè e sul fatto che solo i profili migliori e i curricula di tutto rispetto potranno permettersi di entrare a corte. Vedremo però come andranno le cose dopo il 30 settembre.

Forse anche la Regina e l’intero palazzo sono pronti ad aprirsi all’esterno e accogliere un processo di modernizzazione, che al di fuori del palazzo è iniziato da tempo; e che porta con sè bisogni e valori spesso clamorosamente in conflitto con quelli della stessa tradizione monarchica.

Leave a Reply