Aung San Suu Kyi al lavoro per la riconciliazione

di 15 Novembre 2010Ottobre 23rd, 2020Attualità

Aung San Suu Kyi è la prova vivente che non c’è nessuna giustificazione al cedimento morale, alla rinuncia ai principi della propria causa. Ieri il premio Nobel per la pace nel 1991 ha trascorso a Rangoon il suo primo giorno da donna di nuovo libera. La giunta birmana ha infatti deciso sabato 13 novembre, la scarcerazione dopo sette anni di arresti domiciliari. 

Fortissima la commozione di questa donna longilinea e apparentemente fragile che ha salutato la folla radunatasi davanti la sua villa nel viale dell’Università e si è detta già pronta a rimettersi a lavoro. «La gente deve lavorare all’ unisono, solo così potremo raggiungere il nostro obiettivo. Quando viene il momento di parlare non si deve tacere».

La stessa Amnesty International, soddisfatta per la liberazione, ha però dichiarato di non dimenticare gli altri 2,200 prigionieri politici che ancora soffrono in prigione e combattono per la libertà e i diritti del loro paese.

Il ruolo di Suu Kyi non è ancora chiaro e delineato. Certamente riprenderà l’attività politica, ricomincerà la lotta, ri-incontrerà gli amici e alleati di un tempo, ma c’è da chiedersi se il governo birmano manterrà effettivamente gli accordi e lascerà muovere la leader liberamente e incondizionatamente, in un paese dove la situazione politica rimane complessa e delicatissima.

Da tutte le parti del mondo sono arrivate le congratulazioni e le espressioni di gioia per la notizia della scarcerazione, da Napolitano a Obama, a Barroso.

di Giorgia Cavera

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