I Paesi Baschi provano la via della pace

By 2 Dicembre 2010 Marzo 5th, 2017 Attualità

Una foto della conferenza stampa

La data del 27 novembre 2010 ha segnato una svolta storica per i Paesi Baschi in Spagna. È stata infatti  la data dello scioglimento ufficiale del partito indipendentista Batasuna – considerato terrorista dall’opinione pubblica internazionale per le sue collusioni con ETA e dichiarato illegale dalla magistratura spagnola – e della nascita del nuovo movimento politico Ezker Abertzalea”, che intende esercitare l’attività politica “per vie esclusivamente pacifiche e democratiche”.

Il nuovo movimento, che si candiderà alle prossime elezioni, ha elaborato uno Statuto nel quale sottolinea più volte il proprio “rifiuto della violenza, o la minaccia del suo utilizzo, quale metodo per il raggiungimento di obiettivi politici”. Alla conferenza stampa di presentazione di Ezker Abertzalea c’erano più di trecento attivisti, dei quali molti sono stati ex-militanti di Batasuna, ma non tutti: segno del profondo cambiamento avvenuto negli ultimi anni all’interno della comunità basca. Pur non rinnegando le proprie radici politiche che affondano in oltre trent’anni di storia, il movimento aderisce all’invito delle autorità spagnole ad aprire una nuova fase di dialogo e di pace. E la volontà di Batasuna di voltare pagina è chiara sin dal titolo dello Statuto del nuovo movimento: “Verso un nuovo progetto politico e organizzativo“.

Già nel 2002 il Parlamento spagnolo aveva promulgato la “Ley de partidos políticos”, che di fatto limitava la possibilità di Batasuna di esercitare la sua funzione politica. Ma solo nel 2003 il Tribunal Constitucional lo aveva dichiarato illegale e ne aveva sospeso l’attività a causa degli stretti rapporti, accertati dall’attività investigativa, tra Batasuna e il movimento terroristico ETA. Da quel momento, è iniziato un lungo dibattito in seno alla comunità basca e all’interno dello stesso Batasuna, che ha portato alla nascita di Ezker Abertzalea.

Il nuovo partito rivendica il proprio “impegno per la realizzazione di un futuro di pace”: particolarmente significativi in questo senso sono gli ultimi paragrafi dello Statuto, dove si sottolinea che “questo impegno deve essere fermo ed inequivocabile, non soggetto a tattiche variabili o fattori contingenti e, quindi, dovrà rifiutare l’uso della violenza o la minaccia del suo utilizzo… Pertanto, non è ammessa nessuna forma di coazione violenta all’interno della strategia indipendentista di questo nuovo progetto politico e organizzativo”.

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