Italia. Stop al nucleare. Il futuro sarà verde

di 20 Aprile 2011Ottobre 15th, 2020Attualità

Il governo fa retromarcia sul nucleare in Italia, presentando a sorpresa un emendamento alla legge “omnibus” attualmente in Senato. Il testo sostituisce la moratoria di un anno con l’«abrogazione di disposizioni relative alla realizzazione di nuovi impianti nucleari».

La mossa è stata interpretata dall’opposizione e dai referendari come il tentativo, attraverso l’archiviazione del quesito nucleare, di depotenziare il referendum del 12 e 13 giugno, rendendo più difficile il raggiungimento del quorum.

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13 Commenti

  • IppoKiro ha detto:

    Con tanto sole che c’è in Italia…ancora parliamo di nucleare…

  • Edoardo ha detto:

    Sarebbe una buona notizia? Intanto tutto dipenderà anche dal riesame europeo. In ogni caso, ben 30 Paesi attingono dal nucleare civile almeno un quarto se non la metà del fabbisogno energetico. l’Italia in questo 20 anni ha comprato energia dalla Francia che la produce con le sue centrali nucleari e non è intenzionata a dismetterle facilmente. Con i soldi che abbiamo speso, risulta che circa un quarto del parco nucleare francese lo hanno finanziato i contribuenti italiani! Le energie alternative non funzionano più di tanto e producono solo una parte minima del fabbisogno tedesco. La Germania ha investito molto ma con scarso ritorno. Se il vento non soffia e il sole non splende è difficile far funzionare le industrie. Attenzione a non ripetere l’errore del dopo Chernobyl (in Ucraina funzionano numerosi reattori e almeno altri due sono in costruzione). In attesa di trovare la qaudratura del cerchio, il nucleare sarà uno dei protagonisti ancora per parecchi anni. La cemtrale giapponese non avrebbe subito danni dallo tsunami se le strutture di protezione fossero state concepite per onde alte oltre dieci metri. E’ un problema di ingegneria civile, non di nucleare.

  • Lazza ha detto:

    @ Edoardo, ovviamente no che non è una buona notizia. Purtroppo presumo sia stata una mossa “obbligata” dal fatto che comunque le persone in questo momento hanno subito molta cattiva informazione sul Giappone perciò voterebbero contro senza realmente valutare le due opzioni.

  • Edoardo ha detto:

    Caro Lazza,

    Concordo sulla cattiva informazione di molti media che hanno cavalcato la tigre della paura. Certo, spetterebbe a tutti noi mettere in pratica il suggerimento di Giuliano Ferrara che, all’indomani del terremoto in Giappone con annesso tragico Tsunami, ha invitato tutti a piangere le vittime (della catastrofe naturale non del nucleare) ma a tenere al guinzaglio quella bestia che si chiama paura. Tutti abbiamo delle paure ed è umano, ma ragionare sui fatti è l’unico modo per superarla. Auguriamoci per davvero che il tema del nucleare sia ripreso presto, a bocce ferme e dopo il momento referendario. Buona Pasqua!

  • Luca ha detto:

    Ciao ragazzi io sono laureato in ingegneria energetica, mi occupo di energia e sono CONTRARIO al nucleare, e ora vi dico anche perchè.

    I motivi contrariamente a quanti pensano sono di natura economica (sono mostruosamente costose e non danno vantaggi particolari) e in merito alle scorie.

    Mi spiego meglio.

    La Francia, Edoardo, pur avendo 52 reattori nucleari funzionanti importa più petrolio di noi che lo usa essenzialmente per il trasporto (per fortuna ancora l’uranio nelle automobili non sono riusciti a metterlo).

    Inoltre, loro sono COSTRETTI a venderci l’energia di NOTTE A BASSO PREZZO PERCHE’ LE CENTRALI NON SI POSSONO SPEGNERE…BELLA INCULATA…

    Dal punto di vista del rischio, come tutte le tecnologie quando vengono realizzate si accetta un rischio…che vuol dire? Avete presente gli aerei? Sono estremamente ridondanti significa che ci sono tanti sistemi di sicurezza che si ripetono (in parallelo) e perchè succeda un incidente grave devono accadere talmente tanti episodi che a livello di rischio NON FA STATISTICA. Il nucleare si sta cercando di farlo arrivare qui…

    Sapete quale è il problema però? Che se una compagnia aerea di un paese (poco sviluppato) non rispetta le norme di sicurezza, molto semplicemente non saliamo su quell’aereo ed inoltre gli si viene impedito lo spazio aereo…:-)…

    Con il nucleare, se l’Iran (senza offese) facesse una centrale nucleare e la gestisse male, sapete se scoppiasse il reattore cosa succederebbe a noi?

    Inoltre le SCORIE…Ad oggi si producono tantissime scorie, con una decadenza di migliaia di anni e non si sa dove metterle…Nel momento in cui saranno pronti i reattori di TERZA generazione che “bruciano” plutonio e altre scorie nucleari se ne potrà riparlare…

    In definitiva, se facessimo delle centrali nucleari che conseguenze economico/energetiche avremmo?

    1) Continueremmo ad importare petrolio per benzina ecc per i trasporti;
    2) continueremmo ad importare gas dato che i contratti firmati con Russia, Nord Africa e Medio Oriente del gas sono ventennali e quindi TOCCA PAGARLI indipendentemente dal nucleare;
    3) Spenderemmo una cifra GIGANTESCA molto superiore a quella per gli incentivi alle fonti di energia rinnovabile e le centrali (nucleari) le ammortizzeremmo tra 30 anni circa;
    4) SAREMMO DIPENDENTI DA UN ALTRO COMBUSTIBILE FOSSILE CHE NEL TEMPO CRESCEREBBE DI COSTO (AL RIDURSI DI PETROLIO E GAS COME RISORSE);
    5) Avremmo il problema delle scorie…

    RAGAZZI RICORDATEVI CHE L’UNICA SOLUZIONE PER USCIRE DA QUESTA M**** DI PROBLEMA ENERGETICO E’ RIDURRE I CONSUMI, AUMENTARE L’EFFICIENZA (DI MOTORI, CALDAIE ECC), PUNTARE SUL RINNOVABILE (CHE MAN MANO VA SEMPRE MEGLIO, SVILUPPARE TECNOLOGIE PULITE CHE USANO PETROLIO E GAS E SVILUPPARE IL REATTORE NUCLEARE DI QUARTA GENERAZIONE E LA FUSIONE NUCLEARE.

    Spero di non avervi annoiati

    Saluti

    Luca

  • Lazza ha detto:

    Luca, mi sembra che le due cose non si escludano. Cioè intendo dire, le tecnologie pulite e quelle “sporche” (se mi passi il termine poco tecnico visto che non è il mio lavoro) per forza DEVONO avere un periodo di coesistenza. Non è che da domani tutti si dimenticano dei combustibili e improvvisamente ci troviamo i mulini a vento ovunque.
    Proprio la consapevolezza di dover aspettare anni per una completa migrazione dovrebbe far capire che nel frattempo in questi anni l’energia da qualche parte bisogna tirarla fuori, magari senza soltanto comprarla ma anche facendone un po’ in Italia.
    E poi, che attuino il nucleare o no francamente non mi fa sentire né più né meno sicuro. Tanto se ne scoppia uno in Francia è la stessa identica cosa, non è che gli eventuali danni si fermino nel raggio di 4-5 metri. In compenso mi fa venire il dubbio che il mio paese si sia un po’ “legato le mani” da solo, e vivere col dubbio è una brutta roba!

  • Luca ha detto:

    Infatti sul rischio Lazza l’ho spiegato e hai ragione…il discorso delle scorie è un problema per la Francia…

  • Edoardo ha detto:

    Caro Luca,
    Non ci hai annoiati, semmai mi sorprendi, avendo competenze specifiche che però ti fanno rifiutare il nucleare. Riguardo l’obiezione che la Francia importa più petrolio di noi per il trasporto, significa semplicemente che ogni Paese ha bisogno di un mix di fonti energetiche diverse. Tuttavia, a differenza della Francia, l’Italia è gravata da un buon 30% in più di costi energetici in bolletta, sia per le famiglie, sia per le imprese, il che non aiuta la competitività, il costo del lavoro e la ripresa in una fase ancora evidente di contrazione dei consumi. Sulla questione scorie si dibatte molto ma gli stoccaggi, a parere di studiosi come Franco Battaglia e scienziati favorevoli al nucleare, hanno fatto progressi notevoli e non sono così pericolosi come gli ambientalisti vogliono farci credere. Sui costi delle centrali così proibitivi, ci sono voci che denunciano invece il costo ancora proibitivi degli impianti eolici e l’impatto ambientale di tutto rispetto. In ogni caso le nazioni che hanno centrali nucleari non possono dismetterle a cuor leggero. E il motivo è evidente: la Germania che ha investito molto sulle rinnovabili, dipende per il 25% del fabbisogno elettrico dal nucleare, per il 50% dal carbone, 10% dal gas e 5% dall’idroelettrico. Quindi i costi ancora proibitivi dell’eolico e del fotovoltaico non sono in grado di sostituire alcunchè. Se aspettiamo le centrali di quarta generazione e magari il teletrasporto di Star Trek, nel frattempo, hic et nunc, come facciamo a non essere tagliati fuori dalle economie più concorrenziali della nostra? Consideriamo poi i problemi geostrategici e i fornitori di petrolio non sono certo affidabilissimi, come la cronaca ci dimostra.

  • Luca ha detto:

    Caro Edoardo,
    sono perfettamente d’accordo con te che non si può aspettare a fare le cose visto la grandissima dipendenza che abbiamo dai combustibili fossili.

    Io non sono un ambientalista (o per meglio dire certo di trovare il miglior compromesso tra il crescente fabbisogno energetico e il deteriorasi del nostro pianeta) e come hai detto tu proprio perchè sono un tecnico dovrei capire certe cose…Ma quali cose? Quelle che senti dire in tv o quelle che io ho capito valutando aspetti da un lato e dall’altro?

    Io sono favorevole ai termovalorizzatori per esempio…e perchè questo? Perchè abbinati ad una raccolta differenziata ottimale il paesi del nord europa permettono un’efficiente gestione dei rifiuti e produzione di energia (dalla componente che dovrebbe andare in discarica). LA GERMANIA, E COSI’ ANCHE ALTRE NAZIONI HANNO BLOCCATO LA COSTRUZIONE DI ALTRE CENTRALI NUCLEARI.

    Il problema Edoardo, e ti prego di credermi visto che è la mia materia, non sono solo il carbone o il petrolio, ma anche le tecnologie associate a queste fonti che sono OBSOLETE e DA SISTEMARE.

    Perche’ invece di spendere decine di MILIARDI di euro a fare le centrali nucleari (diventando dipendenti anche dall’uranio che è un altro combustibile fossile) non se ne spendono molti meno a riammodernare queste centrali a carbone e petrolio cosi’ da ridurre di circa un terzo le perdite e quindi a parità di combustibile produrre molta più energia? 🙂

    In merito all’eolico (che insieme alla biomassa è quasi autosufficiente ormai) e al fotovoltaico negli ultimi anni hanno avuto una crescita incredibile che ha portato ad investimenti privati per sviluppare tecnologie più efficienti. A breve, tra circa 5 anni ci saranno delle celle con rendimenti pari a circa il 35% quindi quasi come un motore a combustione interna.

    Nella storia tutte le tecnologie all’inizio hanno avuto bisogno di incentivi per poi diventare mature. Non credi?

    Al di là del tuo spirito che mi piace molto comunque (Star Trek è fantastico) fare oggi le centrali nucleari significa accaparrarsi di un rischio esagerato (le scorie che sono un problema mondiale per tutti) spendendo gigantesche somme di denaro che come detto possono essere utilizzate diversamente. Inoltre tra 20 anni quando forse staremo avendo qualche beneficio dalla produzione di energia da fonte nucleare potrebbe essere che l’uranio diventi il nuovo petrolio con costi esagerarti.

    E allora? Che ci inventeremo? Avremo perso solo anni di investimenti errati.

    INVECE, A MIO MODO DI VEDERE (E ANCHE DI TANTI SCIENZIATI) DOVREMMO INVESTIRE IN RINNOVABILE ED EFFICIENZA ENERGETICA.

    Ciao Caro…:-)

    Luca

  • Lazza ha detto:

    Aspetta, dici che le centrali a carbone a parità di materiale utilizzato producono molta più energia del nucleare?

  • Edoardo ha detto:

    Cari Luca e Lazza,

    Mi spiace rispondere con notevole ritardo (a proposito, com’è che questa discussione la portiamo avanti sempre noi tre? Comunque la discussione è costruttiva e questo conta).

    L’esito dell’ultimo referendum sembra aver messo la pietra tombale sul nucleare in Italia. Anche se forse non sarà così, considerando che la discussione è ancora aperta in Europa.

    Luca tu sostieni l’importanza delle fonti alternative e ritieni che la tecnologia faccia passi da gigante. Può essere ma se anche eolico e fotovoltaico avranno esiti molto positivi con abbattimento di costi in 5 anni, il problema è assai più immediato. Germania e Giappone si adeguano alle paure dell’opinione pubblica, specie dopo lo tsunami e gli eventi di Fukushima che, peraltro non hanno provocato vittime da nucleare ma da catastrofe naturale, ma non chiuderanno le centrali esistenti tanto presto. Se l’ingegneria civile avesse provveduto a costruire muri di contenimento per onde oltre i 10 metri. Nessuno al mondo avrebbe parlato della centrale giapponese, peraltro del 1970, e quindi di prima generazione.

    In ogni caso, già la Svezia aveva sancito di chiudere le sue centrali entro il 2010 proprio con un referendum e, tranne una, sono ancora tutte lì. Gli investimenti sul nucleare proseguono persino a Chernobyl e ciò dimostra che vecche e nuove fonti energetiche dovranno convivere e sosituirsi gradualmente.

    L’unica nazione che rischia di restare con il cerino in mano, come al solito, è l’Italia che insegue chimere catastrofiste, non dispone di fonti proprie e importa a più non posso anche da Paesi a rischio politico; continuando anche a foraggiare il parco nucleare francese da cui deriva parte del nostro fabbisogno. Siamo l’eterno fanalino di coda. Speriamo di svegliarci in qualche modo e di superare il nostro eterno masochismo. Un saluto e buone estate a voi.

  • Lazza ha detto:

    L’hai scritto 200 volte meglio di quanto avrei sperato di riuscire a fare io. 🙂

  • DrArun ha detto:

    22/05/2012Dopo la vittoria del cernto destra nel 2008 l’Italia per molto tempo e8 sembrata attonita, quasi avesse smarrito la capacite0 di reagire. Recentemente perf2, con importanti iniziative. Quella dei precari, in particolare della scuola; quella del 13 febbraio 2011, organizzata da un comitato di donne con lo slogan Se non ora quando ; quelle dei metalmeccanici della FIOM e lo sciopero generale della CGIL, si e8 fatto avanti un rinnovato protagonismo dell’opinione pubblica dopo quello che e8 sembrato un lungo letargo. L’esito dei referendum abrogativi sul nucleare, sull’acqua e sul legittimo impedimento ha poi confermato che qualcosa si e8 mosso nel profondo del paese, che ha ripreso gusto alla partecipazione attiva e ha reso possibile un risultato straordinario, da cui oggi si puf2 ripartire con nuova fiducia ma anche con la consapevolezza che dalla vittoria nei referendum alla costruzione di un’alternativa politica alla destra ce ne corre. Alfiero Grandi sottolinea l’urgenza del cambiamento politico, prima che i guasti crescenti in cui si e8 fatto precipitare il paese si facciano irreparabili, e manifesta un esplicito atto di fiducia verso il cernto sinistra, tutto, che vuole spingere ad avere coraggio ed aiutare a muoversi e a scegliere. Prefazione di Anna Finocchiaro.

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