Dal Prodotto Interno Lordo al Benessere Interno Lordo

By 23 Maggio 2011 Aprile 13th, 2020 Attualità

Dal PIL, l’indicatore ideato da Simon Kuznets, al Benessere Interno Lordo. La provocazione è della Provincia di Pesaro, che dal 27 maggio al 5 giugno varerà la prima edizione del Festival della Felicità. Il 36enne Matteo Ricci, Presidente di Provincia di Pesaro e Urbino, la definisce “una dieci giorni di incontri, confronti e spettacoli, riguardante l’opportunità di sostituire il PIL con un indice che meglio rappresenti lo stato di Benessere di una Nazione”.

Un profluvio di gioia esibita in un tempo poco incline al sorriso. Evento ossimoro? Forse no. Alla base di tutto, il passaggio del discorso pronunciato il 18 marzo 1968, alla Kansas University, da Robert Kennedy. “Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta”. Kennedy, fratello di John Fitzgerald, sarebbe stato assassinato neanche tre mesi dopo.

La filiazione kennedyana del Festival è sottolineata dalla presenza della primogenita del senatore Bob: Kathleen Hartington Kennedy Townsend. Il dibattito ferve da anni. Il premier inglese David Cameron ha deciso di misurare periodicamente la felicità dei suoi concittadini. Accanto al Gdp, l’equivalente del Pil, Cameron ha inserito il Gwb (general wellbeing, benessere generale). Concordi i Premi Nobel Joseph Stiglitz e Amartya Sen, che esortano da tempo i paesi occidentali a non prendere in considerazione solo i parametri economici per misurare lo sviluppo. L’idea del Gwb è stata concretizzata per prima in Bhutan. Un paese abbarbicato sull’Himalaya, minuscolo e poverissimo, ma – secondo una ricerca dell’Università di Leicester – una delle dieci nazioni più contente della Terra.

In Italia Farefuturo, vicina a Gianfranco Fini, ha sollecitato una tavola rotonda sui limiti del Pil. Al tempo stesso, Beppe Grillo cita da anni il passaggio di Kennedy come dimostrazione che l’aumento della produzione di beni non è indice di progresso. Donato Speroni, autore de I numeri della felicità (Cooper Edizioni), ricorda che la felicità “è espressa dalla Scala di Cantril, che chiede a un campione rappresentativo della popolazione di rispondere alla domanda: ‘Su una scala da zero a dieci, quanto sei soddisfatto della tua vita’?  L’indagine comprende diverse varianti e può essere messa in correlazione con alcuni fattori determinanti del benessere (salute, sicurezza, relazioni con gli altri), ma è l’unica che cerca di cogliere la percezione di soddisfazione complessiva”. Nel maggio di un anno fa, gli italiani si erano attribuiti un punteggio di 6,4: 36esimi su 150 paesi, alla pari con Argentina e  molto dietro le realtà europee.

Nando Pagnoncelli, tra gli ospiti del Festival, sottolinea la “divaricazione italiana tra percezione del benessere personale e quello generale. Tre italiani su quattro si dicono soddisfatti della loro vita, ma hanno una percezione negativa e quasi disfattista del paese”.  Pesaro assurge a “capitale della felicità” perché – puntualizza Ricci – “Il presidente dell’Istat Enrico Giovannini ha incaricato la nostra provincia, che vanta un alto tasso di benessere, di essere project leader per la definizione di un nuovo aggregato valutativo di Benessere in Italia”.

Nel saggio Economia della felicità (Feltrinelli), il sociologo Luca De Biase ricorda il caso di un taxista ghanese a New York che chiosava: ‘Gli americani sono matti. Soldi. Soldi. Soldi. Niente felicità’”. Un’ottica capovolta, con l’africano che compatisce l’opulenza statunitense. A conferma che il concetto di felicità resta labile e che Bob Kennedy, Bhutan e ora Pesaro pongono domande concrete.

Estratto da un articolo di Andrea Scanzi pubblicato su La Stampa del 22 maggio 2011.

No Comments

  • salvo ha detto:

    finalmente anche in Italia se ne sono accorti:)

  • veronica ha detto:

    Questo e’ il blog giusto per tutti coloro che vogliono capire qualcosa su questo argomento. Trovo quasi difficile discutere con te (cosa che però in realta’ vorrei… haha). Avete sicuramente dato nuova vita a un tema di cui si e’ parlato per anni. Grandi cose, semplicemente fantastico!

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