Equitalia-Gerit condannata per emissione di cartelle pazze

di 15 Giugno 2012Marzo 5th, 2017Attualità

Il comportamento di “Equitalia Gerit SpA” è stato giudicato – dal Giudice di Pace di Roma Antonietta Trovato – “deprecabile, contrario alla buona fede e al buon andamento dell’amministrazione”. All’origine della sentenza una serie di cartelle esattoriali “pazze” e di fermi amministrativi ingiustificati dell’autovettura, indirizzati ad una signora romana, in seguito a multe per violazione del codice stradale.

I provvedimenti erano già stati annullati e la società di riscossione dei tributi ne era stata informata, ma Equitalia ha inviato ugualmente all’interessata il secondo provvedimento di fermo amministrativo della sua vettura. Per questo è stata condannata al risarcimento di 2.000 euro di danni e al pagamento di altri 500 per le spese processuali.

Questi i fatti: il 4 febbraio del 2011 Equitalia notifica alla signora P. S. un preavviso di fermo della sua automobile e la contestuale richiesta di pagamento di 1635,26 euro per quattro cartelle esattoriali giunte, secondo l’ente, in precedenza. L’ultima è stata pagata e, quindi, la escludiamo dal calcolo.

La prima, invece, per un totale di 338,91 euro, risale al 2007 e non è mai giunta a destinazione. Nel gennaio 2008 la signora riceve la seconda (di 162,83 euro) e si rivolge all’avvocato Federica Parboni, che fa ricorso e ne ottiene l’annullamento il 20 dicembre 2011. Nel 2009 ecco la terza cartella (774,71 euro) e il primo preavviso di fermo amministrativo. Ambedue vengono fatti oggetto di ricorso e annullati il 21 gennaio 2010.

L’avvocato Parboni notifica ad Equitalia quanto avvenuto e informa la società anche via fax. Senza alcun risultato. Sempre nel 2011, infatti, “Equitalia Gerit” invia il secondo preavviso di fermo dell’auto, che è quello sul quale si è espresso il Giudice di Pace Antonietta Trovato.

Il giudice non ha potuto non sottolineare che “le cartelle di pagamento emesse su ruoli formati dal Comune di Roma risultano tutte annullate con sentenze del giudice di pace, allegate in atti. Ne consegue che Equitalia Gerit” non aveva “più titolo esecutivo per procedere ad esecuzione forzata”.

Per questo “deprecabile, contrario a buona fede e al buon andamento dell’amministrazione risulta il comportamento posto in essere” dalla società “poiché la stessa ha reiterato un provvedimento di fermo di cui conosceva già l’illegittimità”.

Infatti, prosegue il giudice Trovato nella sentenza del 17 febbraio 2012, Equitalia “era a conoscenza dell’annullamento delle cartelle di pagamento sottese al preavviso di fermo, perché da quello che si evince dalle sentenze che le hanno annullate, il giudizio si è svolto anche nei suoi confronti”, e dall’altro risulta che Equitalia “era venuta a conoscenza dell’annullamento delle cartelle” tramite “comunicazione in atti dell’opponente e, quindi, doveva provvedere ad annullarle e a non reiterare un nuovo provvedimento di fermo fondato su atti ormai inesistenti”.

Un atteggiamento giudicato “illegittimo e fonte di responsabilità”. Una pervicacia che configura la cosiddetta “lite temeraria”, sostiene l’avvocato Federica Parboni, poiché Equitalia ha calpestato “i diritti del cittadino, di fatto senza effettuare alcun controllo sulla regolarità e debenza del credito vantato, dimostrando “estrema superficialità nell’applicazione dei mezzi di riscossione assolutamente coercitivi, dannosi e pericolosi nei confronti dei cittadini“.

E anche “di aver abusato della propria posizione, pur di recuperare un credito“. Tutte contestazioni che sono state recepite dal giudice e che hanno portato alla condanna della società di riscossione.

Fonte:  www.iltempo.it 

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