Coprifuoco a Parigi: una città deserta o una città diversa da ciò che vi raccontano?

By 1 Dicembre 2015 novembre 13th, 2018 Attualità

Atterro a Parigi la mattina di un giorno speciale. Domenica 29 novembre: nella capitale francese sono attesi 150 capi di stato per la temutissima Cop21, la Conferenza sul Clima delle Nazioni Unite. Non ci sarebbe nulla di spaventoso, in realtà, se non fosse che nell’annus horribilis inaugurato dalla strage di Charlie Hebdo e a pochi giorni (sedici, pochi davvero) dagli attentati al Bataclan e allo Stadio Nazionale, una concentrazione mondiale di capi di stato, fa paura. Almeno: così dicono. “Hai controllato se da Beauvais si può arrivare a Parigi? Guarda che hanno bloccato tutte le strade d’accesso!” mi ha ammonita un amico, con giusto un filo di allarmismo.

La verità, però, è ben diversa e la tocco con mano nel giro delle ore successive. Sotto un cielo livido, che sembra promettere acqua a catinelle, Parigi è meno cupa di quanto mi aspetti. In primo luogo, non rimango bloccata a Beauvais e questa è già una buona notizia. A partire dal pomeriggio, alcune strade verranno bloccate – è vero – ma in compenso, la municipalità ha trovato il modo per ‘risarcire’ dei disagi cittadini e turisti. Porte aperte in metropolitana. A chi, ignaro, si affolla intorno alle macchinette per comprare il biglietto, il personale di turno ripete che per le prossime 48 ore, i mezzi pubblici sono gratuiti. Alcuni, pensano si tratti di uno scherzo, eppure è vero. In questa strana settimana in cui ci si aspetta il peggio, a Parigi si viaggia gratis.

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L’aspetto più interessante, tuttavia, è un altro. Nonostante ai cittadini sia stato consigliato di rimanere in casa per motivi di sicurezza, le metro sono piene. I Parigini, in casa, non vogliono rimanerci. Perché è domenica e anche se il cielo è cupo e quasi invernale, Parigi è bella anche così. Da morire. E a dispetto della polizia che staziona agli angoli delle strade, rimane ancora la città in cui se sollevi gli occhi e incroci lo sguardo di un’altra persona, quella – di rimando – non abbassa lo sguardo, ma ti sorride. Senza paura.

Paris sera toujours Paris’, cantava Maurice Chevalier negli anni bui dell’occupazione nazista. A distanza di 70 anni e rotti, nulla è cambiato: Parigi sarà sempre Parigi. E non mi stupisco, quando salendo da Anvers, trovo Montmartre tappezzata da manifesti che riproducono la stessa – azzeccatissima – immagine seriale: un uomo e una donna si baciano appassionatamente. Ricordano tanto ‘les enfants qui s’aiment’ di Jacques Prevert. Sopra la coppia, una scritta recita ‘vous n’aurez pas notre haine’: non avrete il nostro odio.

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