A Parigi, in questi giorni, non si tiene solo Cop21 ma anche il Transformational Media Summit: l'incontro annuale di quelle realtà – giornalisti, videomaker, startupper e quant’altro – che portano avanti il loro lavoro nell’ottica del giornalismo costruttivo.

Il meeting di quest’anno ha avuto una valenza diversa rispetto a quella degli anni precedenti: in parte perché si è tenuto a Parigi, quindi in un luogo e in un momento in cui parlare di giornalismo costruttivo ha un valore doppio. E in parte perché l'incontro si è svolto in parallelo con Cop21, tanto che il tema del cambiamento climatico ha influenzato le discussioni facendole ruotare intorno alla domanda: come possono i media affrontare le problematiche ecologiche ispirando nel lettore un approccio orientato all’azione e al cambiamento?

Tante voci, tanti sviluppi: quella che emersa, è stata una rosa di proposte talmente ricche e diversificate che sembra difficile fare il punto della situazione. Una cosa è chiara, però: l’approccio vincente, quello dotato di maggior incisività, è quello che nasce da due elementi chiave, qualità di contenuti e creatività espressiva.

Le storie da raccontare ci sono, basta trovarle o farsi trovare da loro. E’ il caso, per esempio, di Morgan Curtis e Garret Brad, cicloattivisti che fanno storytelling su due ruote. Con l'iniziativa the Climate Journey, Morgan & Garret hanno pedalato per 6 mesi dal New England a Parigi raccogliendo le storie (tante, tantissime) di chi con le proprie armi si oppone a suo modo ai contraccolpi del cambiamento climatico.

Una logica simile (senza il piatto forte del viaggio, però) è quella che ha ispirato Max Riché a creare una sorta di grande database di storie: The Climate Heroes, un nome, un programma. Quelle raccolte dal . . .

Registrati gratis per continuare a leggere questo articolo...

Registrati gratis ora!

L’informazione può essere pericolosa

Per questo al giornalismo della paura, preferiamo quello delle soluzioni.