Perché non serve preoccuparsi del coronavirus: numeri, emozioni, percezioni e infodemia

By 2 Aprile 2020 Giugno 4th, 2020 Attualità, Coronavirus

La situazione che stiamo vivendo attualmente mi ricorda molto quella che quasi 19 anni fa fece nascere proprio l’idea di questo sito (all’epoca era BuoneNotizie.net). Era l’ottobre del 2001, poco dopo l’attacco alle Torri Gemelle, e non si faceva altro che parlare di terrorismo.

Lo si è fatto incessantemente per i mesi a venire, in tutte le forme possibili. Forme che si stanno ripetendo puntualmente anche in questa circostanza: dal conteggio quotidiano delle vittime, alle teorie del complotto; dal racconto di scenari apocalittici, ai litigi in tv tra opinionisti.

In entrambi i casi la situazione è stata paragonata ad una guerra con un nemico invisibile. E in entrambi i casi abbiamo dovuto affrontare una situazione senza precedenti. E’ solo con il senno di poi, ovvero quando le nebbie generate dalla confusione di troppe informazioni incontrollate e contraddittorie si sono diradate, che si è cominciati davvero a capire la portata del fenomeno e si sono cominciati a vederne gli effetti.

Per ora, ci aggrappiamo ancora all’inutile conferenza stampa delle 18, dove si fa la mera conta dei contagi e dei morti, senza alcuna analisi utile dei numeri stessi, e con raccomandazioni che hanno a dir poco stufato. Per non parlare degli appelli a donare a questo o quel numero di conto di corrente: materia che sarà certamente oggetto dei prossimi notiziari che grideranno a scandali e a ruberie varie.

Ho inoltre raccolto alcune opinioni tramite i canali social tra i nostri lettori, e ho constatato che si dividono sostanzialmente in due gruppi: chi non è preoccupato (perché riesce a mettere in relazione la situazione attuale con precedenti esperienze) e chi subisce l’eccessivo carico di notizie (ed è paralizzato dall’ansia e dalla paura).

Per questo motivo ho raccolto e tradotto alcuni articoli dalla stampa estera che possono aiutare ad analizzare la situazione attuale da più punti di vista. Perché quelli che ci vengono forniti dai media nostrani sono quasi tutti orientati verso un solo obiettivo: vincere la guerra degli ascolti tramite il sensazionalismo. E il sensazionalismo genera allarme (inultilmente).

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