Il ritratto di Kamala Harris, la prima donna vicepresidente degli Stati Uniti

Kamala Harris è appena entrata nella storia: è la prima donna vicepresidente degli Stati Uniti, dopo la vittoria di Joe Biden, candidato del Partito Democratico.

«Ogni bambina che ci guarda stasera vede che questo è un Paese pieno di possibilità. Penso alle generazioni di donne nere, asiatiche, bianche, ispaniche, nativo americane.. Anche se sono la prima donna a ricoprire questo incarico non sarò l’ultima», ha dichiarato nel suo primo discorso da vicepresidente.

La nomina di Kamala Harris vicepresidente ha un forte valore simbolico. La prima vicepresidente donna degli Stati Uniti, la prima di discendenza asiatica e afroamericana, la prima figlia di immigrati di prima generazione. Cento anni dopo il 19esimo emendamento alla Costituzione sul diritto di voto alle donne. Cinquantacinque anni dopo il Voting Rights Act che aveva proibito la discriminazione razziale nel voto. Trentasei anni dopo che la prima donna, Geraldine Ferraro, aveva corso per la vicepresidenza. Quattro anni dopo la candidatura presidenziale di Hillary Clinton.

I primati di Kamala Harris in realtà sono tanti. Nel 2004 è la prima donna nera e la prima asiatico-americana a diventare procuratrice distrettuale di San Francisco per poi salire di grado alla procura generale della California, nel 2016 diventa poi la prima senatrice asiatica e la seconda nera.

Definita da molti «l’Obama donna», simbolo dell’America multietnica, Kamala Harris è un mosaico di culture. Nasce nel 1964 a Oakland in California, da padre giamaicano, economista all’università di Stanford, e da madre indiana, oncologa impegnata nella ricerca contro il tumore al seno. E proprio sulla madre, Kamala Harris racconta: «Mia madre era consapevole che stava crescendo due ragazze nere che sarebbero diventate due donne nere. Ci ha insegnato a essere orgogliose delle nostre culture, facendoci credere che gli ostacoli non ci avrebbero impedito di realizzare i nostri sogni».

Una vita da “procuratrice progressista” contro le ingiustizie sociali

Con una laurea in legge e una in scienze politiche ed economiche, Kamala Harris si impegna per i diritti delle minoranze dopo che in gioventù rischia di subirne le ingiustizie. È infatti una delle prime bambine nere di Berkeley a prendere un bus speciale per raggiungere la scuola in un altro quartiere, all’epoca ricco e bianco, nei primi tempi della desegregazione razziale.

Negli anni al vertice del potere giudiziario in California, Kamala Harris esprime la sua contrarietà alla pena di morte. Si impegna contro il cyberbullismo, si attiva per contrastare l’abbandono scolastico e la prostituzione tra i teenager. Lotta per una riforma sanitaria e per la cittadinanza ai clandestini.

Nel suo libro “The Truths We Hold: An American Journey”, si definisce una “procuratrice progressista”: «Un pubblico ministero progressista deve cercare di parlare per coloro le cui voci non vengono ascoltate, di far luce sulla disuguaglianza che porta all’ingiustizia».

La carriera politica

Senatrice dal 2016, nel 2019 è tra i candidati per la presidenza degli Stati Uniti. La sua campagna però non decolla. Nell’agosto 2020, Joe Biden annuncia la candidatura di Kamala Harris come vicepresidente: «E’ una combattente senza paura e una delle migliori servitrici dello Stato».

Tra quattro anni Kamala Harris potrebbe forse diventare la prima donna presidente degli Stati Uniti? C’è già chi pensa a un “Kamala 2024”.

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