Europa e Next Generation sono i punti cardine che delimitano il perimetro dell’esecutivo Draghi: un governo ibrido e rivolto al futuro.

Dopo una settimana di consultazioni con i vertici dei principali partiti, una prima bozza del programma sta iniziando a prendere forma. Draghi ha ribadito più volte che si tratterà di un’amministrazione “inclusiva” che si affiderà simultaneamente a competenze tecniche e politiche. Centrali saranno i temi riguardanti la gestione della pandemia, l’emergenza climatica, l’occupazione e il settore dell’istruzione che risulta particolarmente colpito. 

Tra le priorità e le richieste del Presidente della Repubblica rientrano la stesura di un piano per la distribuzione dei vaccini e le trattative con la Commissione Europea finalizzata all’utilizzo dei fondi del Next Generation EU, per cui l’Italia risulta essere il maggior beneficiario. 

Obiettivi specifici e mirati che richiedono interventi imminenti da parte del nuovo esecutivo.
Resta da chiedersi: quale sarà la direzione che prenderà il nuovo premier? 

Uno sguardo al passato per capire il futuro del Governo Draghi. 

Chiamato a rispondere all’appello del presidente Mattarella, Draghi si presenta come europeista convinto, economista (ma non politico) di stampo liberal socialista, e indubbiamente riformista. 

Ai tempi del suo mandato da Direttore Generale del Tesoro, è stato artefice delle privatizzazioni, invitando il sistema bancario italiano ad aggregarsi per evitare di venire assorbito da istituti di credito stranieri di grosse dimensioni. Poi, al comando della Banca d’Italia, insistette sulla riduzione delle tasse a fronte del debito pubblico, sul taglio delle spese correnti e sull’aumento degli investimenti.  Gli stessi concetti li ha poi messi nero su bianco, quando ha espresso il suo parere in merito alla situazione che stiamo attraversando. 

Nel suo discorso pubblicato il 25 marzo 2020 sul Financial Times dal titolo: “Affrontiamo una guerra contro il Coronavirus, e dobbiamo modellarci di conseguenza”,  si era infatti schierato a favore dell’aumento del debito pubblico a discapito dell’aumento delle tasse. Aveva inoltre espresso la volontà di evitare lungaggini burocratiche, e di favorire l’apertura di linee di credito e il prestito a fondo zero alle aziende disposte a salvare i posti di lavoro. 

Al primo posto troviamo Giovani e Istruzione.

Il programma Next Generation EU è un tema centrale che sta molto a cuore a Draghi. “I sussidi – ha detto – servono a sopravvivere, a ripartire, ai giovani bisogna dare di più. L’istruzione è tra le priorità: necessitiamo di un massiccio incremento di intelligenza. Il nostro debito sarà a lungo termine e dovrà essere saldato proprio dai giovani di oggi: è necessario far si che abbiamo tutti gli strumenti per farlo. Provare i giovani del futuro è una delle più grandi forme di disuguaglianza”. 

Nei suoi discorsi ribadisce l’importanza di voler e dover investire nel capitale umano, nelle infrastrutture per la produzione, e nella ricerca. Non a caso, proprio in questi giorni di consultazione ha centrato i suoi interventi nell’organizzazione  scolastica. Si è parlato di revisionare il calendario per recuperare i giorni persi, con un rientro anticipato a settembre e una ripartenza senza cattedre scoperte. Il che vorrebbe dire velocizzare la campagna vaccinale tra i docenti. 

Anche l’ambiente è tra le priorità del Governo Draghi.

In uno dei suoi discorsi del 2007, nel periodo in cui era direttore della Banca d’Italia, parlava di come dall’incremento demografico discendessero “sfide difficili per l’umanità”. Nel testo: “La ricerca scientifica fondamento dello sviluppo economico”, Draghi fa riferimento alla riduzione di emissioni inquinanti e alla ricerca di fonti energetiche alternative. Ma anche alla tutela della biodiversità e alla domanda di sicurezza degli alimenti.

Le tematiche legate all’ambiente rientravano  già nei suoi interessi primari e, oggi come allora, sembra non aver abbassato la guardia quando ribadisce che la crescita deve innanzitutto rispettare l’ambiente. In ben 16 paesi europei, le persone si aspettano al primo posto un intervento nella direzione dei cambiamenti climatici, perché quello a cui stiamo assistendo è un disastro sanitario ma anche ecologico. Pandemia e clima sono le due emergenze da affrontare e per questo è necessario pensare a soluzioni parallele. Probabilmente è proprio questo che spinge Draghi a voler garantire un governo tecnico oltre che politico. 

I presupposti impugnati da Draghi non convergono solo nella sfera politico-economica.

L’arma principale, se ben utilizzata per contrastare la pandemia e l’incertezza che ne deriva, è l’impegno etico. Perché dalla politica economica non ci si può aspettare quella stessa incertezza”. Draghi insiste nel bisogno di cercare la strada della ricostruzione e far si che la società possa riconoscersi nelle scelte fatte, soprattutto quella futura che si troverà a dover risanare questo debito di una certa portata. 

E ancora: “Occorre flessibilità e pragmatismo per governare oggi”. I suoi studi in Economia all’Università La Sapienza di Roma, sono avvenuti sotto la guida di uno dei padri fondatori dell’economia novecentesca: Federico Caffè. E oggi, nel pensiero economico di Draghi, ritroviamo quell’ideologia: “l’economista non può esimersi dall’indicare il modello di società a cui ispirarsi. L’arte del policy maker non consiste soltanto nel concepire programmi adeguati, ma nello scegliere i tempi giusti per la loro attuazione”.

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