Anche l’Italia ha confermato il nuovo ministro tecnico per l’ecologia e la sostenibilità. La nomina è per Roberto Cingolani, chief innovation di Leonardo.

Nuovo governo, nuovi ministri, e nuove competenze. Dall’organigramma di Draghi spunta l’addetto alla Transizione Ecologica, che sostituisce il ministro dell’ambiente e include parzialmente alcuni compiti riguardanti lo sviluppo economico. La spinta al Green Deal sembra decollata e non solo sul territorio nazionale. Si ragiona in termini europeisti cercando di seguire l’esempio di Francia e Spagna che risultano già avviate e dove il dicastero non è una novità.

Una sostenibilità Coast to Coast.

Prima Biden, ora Draghi. Dagli Stati Uniti all’Italia, la sostenibilità pare aver conosciuto uno slancio decisivo e simultaneo. Dopo 4 anni di “trumpismo”, con l’elezione di Biden gli Stati Uniti stanno ridisegnando alcuni degli assetti più importanti in termini di sostenibilità. Tra questi la priorità, emersa già durante la campagna elettorale, di rientrare nell’accordo di Parigi.

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Una scelta di tale portata, considerando l’ampiezza e la densità del territorio USA, non può che apportare benefici alla situazione climatica attuale e, in previsione, di quella futura.

L’importanza del fenomeno sembra essere chiara anche da questa parte dell’Atlantico. Mario Draghi segue infatti la stessa linea di principio. Certo l’Italia non ha mai fatto retromarcia in tema di impegno per la sostenibilità ambientale , ma con Draghi sembra aver acquisito un imprinting più solido. 

Nei suoi primi discorsi, anche antecedenti all’elezione, ha ribadito più volte la volontà di impiegare le risorse rese disponibili dal Next Generation EU in progetti ambientali ed ecosostenibili. Lui stesso si definisce “europeista, atlantista e ambientalista”. 

“La crescita deve innanzi tutto rispettare l’ambiente – sostiene –  perché quello a cui stiamo assistendo è un disastro sanitario ma anche ecologico”.

A riprova delle sue intenzioni già messe per iscritto nel Recovery Plan che verrà presentato entro fine Marzo,  Draghi inaugura il nuovo dicastero proposto da Beppe Grillo.

Tra i ministri spunta l’addetto alla transizione ecologica.

Quelle che nei governi precedenti erano le aule del Ministero dell’Ambiente , oggi ospitano un nuovo ministro unico dalle competenze trasversali. Si tratta dell’addetto alla transizione ecologica, a cui sono trasferite le funzioni in materia di politica energetica, sicurezza e mercati per l’approvvigionamento di energia. 

Roberto Cingolani, fisico, ex direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologie e responsabile dell’Innovazione Tecnologica nel gruppo Leonardo, sarà il primo ministro a ricoprire questo incarico nel nostro paese. 

Ma di cosa si tratta nello specifico? 

Annunciato dalla presidente del WWF Italia, Donatella Bianchi, il nuovo dicastero avrà il compito di coordinare il sistema produttivo verso un modello più sostenibile. Sarà insignito di competenze su rinnovabili, efficienza energetica, economia circolare, contrasto ai cambiamenti climatici. Ma sarà deputato anche al miglioramento della qualità dell’aria e allo sviluppo sostenibile, alla cooperazione internazionale ambientale, e alla valutazione per il risanamento ambientale.

Si tratta di un ruolo inclusivo che andrà a dare più rilievo alla già esistente figura che si occupa dell’aspetto ecologico all’interno del ministero per l’Ambiente.

La manovra è da considerarsi di forte impatto, sopratutto se contestualizzata nell’anno che si prospetta: il 2021 sarà decisivo per quel che concerne gli interventi climatico-ambientali. La Scozia ospiterà infatti  la Cop26 ( United Nations Climate Change Conference), l’Italia il G20 – che sarà presieduto proprio da Mario Draghi – e a Kunming, in Cina, si terrà la Cop15 sulla biodiversità. 

È in questo quadro che si sviluppa il nuovo dicastero, ripercorrendo il tracciato segnato da Francia, Spagna e Svizzera, dove la figura  esiste già da qualche anno.

In Francia la transizione ecologica diventa un disegno di legge.

Dopo un primo tentativo fallito del 2017 di istituire il dicastero della transizione ecologica, che subì un arresto nel 2018 con la rivolta dei gilet gialli proprio per l’istituzione dell’eco tassa sui carburanti inquinanti, a fine 2019 il presidente Emmanuel Macron promuove la Convenzione per il clima. Una piattaforma di 150 cittadini sorteggiati e chiamati a proporre misure per ridurre di almeno il 40% l’emissione di gas serra entro il 2030. 

Alcune di queste sono state selezionate e riconvertite in un progetto di legge presentato in Parlamento. Il testo, dal titolo “Clima e resilienza”, comprende 65 articoli, tra i quali la cancellazione di alcune rotte aeree se il treno ci mette meno di due ore e mezza, o il divieto di pubblicità per le energie fossili.

Vero è che il progetto  ha sollevato reazioni avverse tra alcune associazioni ambientaliste, ma bisogna dare atto ai vicini francesi quantomeno sul tentativo di articolare un sistema efficace e in linea con le direttive europee, rievocando non solo un approccio multilaterale ma anche bilaterale.

Proprio con l’Italia, all’indomani della decisione dell’Unione europea di ridurre del 55% al 2030 le sue emissioni di gas serra, ha infatti avviato una collaborazione in tema di decarbonizzazione delle economie nazionali.

L’obiettivo è sì di tutelare le economie circolari, ma anche il mare, gli ocenani, le riserve naturali dell’Unesco. Sono emerse anche proposte riguardo la Green finance, che potrebbe essere decisiva nella transizione ecologica dei Paesi. L’intento è quello di far sì che le banche, al momento di erogare i loro prestiti, valutino l’indice di sostenibilità ambientale degli investimenti.

Anche la Spagna ai vertici della transizione ecologica.

È Teresa Ribera, vicepremier del governo Sanchez e attivista contro i cambiamenti climatici, a rappresentare il Paese sulla via della sostenibilità. Con un budget di 27 milioni attribuiti al piano per il rilancio del 2021, i progetti in procinto d’essere sono essenzialmente due: decarbonizzare l’economia e adattarla alla realizzazione di infrastrutture verdi per una modernizzazione dell’industria. L’efficienza degli edifici pubblici e privati dal punto di vista energetico è un obiettivo centrale nella politica di Rivera, che deve andare di pari passo con la digitalizzazione: “La Spagna rurale che perde abitanti da anni deve essere recuperata con abitazioni di qualità e con la connessione digitale”, spiega in un’intervista pubblicata sull’Espresso. 

Anche per quanto riguarda le sfide comuni da affrontare con l’Italia dichiara che “è indispensabile direzionare gli interventi sull’acciaio verde, sulla mobilità sostenibile nelle città d’arte e della ristrutturazione di un patrimonio urbano antico”. 

Pochi punti, ma chiari e lungimiranti. Così la Spagna, insieme a Francia e Italia, si avvia a diventare leader nella transizione ecologica e nella resilienza ai cambiamenti climatici. Un passo avanti per il Sud Europa verso Bruxelles che nel frattempo emana la prima legge sul clima con lo scopo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

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