All’alba di un nuovo governo la presenza costante di donne in politica assume un’importanza assoluta: ma quantità e qualità vanno di pari passo?

Nel dibattito pubblico odierno una delle questioni su cui maggiormente si discute, generando talvolta opinioni contrastanti, è la volontà di raggiungere una parità di genere. Parlare di numeri in politica aiuta spesso a chiarire delle situazioni su cui è difficile far luce. Le donne occupano con determinazione e capacità posti pubblici di prestigio e sempre meno la loro presenza causa clamore.

E’ quanto ci insegna la storia, con esempi virtuosi di donne in carriera che semplificano la demistificazione di luoghi comuni.

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Donne in politica: la storia che insegna

L’incarico politico rivestito da una persona assume rilevanza pubblica, dal momento che quel suddetto individuo è rappresentante del singolo e della comunità, portavoce di bisogni e di esigenze, di diritti e doveri negli ambiti di loro competenza.  Ricoprire, dunque, ruoli politicamente rilevanti è fonte di attenzione e di ambizione.

Se nel passato la società imponeva determinati dettami e status, ad oggi si può dire che la maggior parte di essi sono stati cancellati. Questo grazie ad un percorso di emancipazione e rivincita che ha condotto la donna a slegarsi da stereotipi fissi, presenti sin dalle origini, e ad assumere posizioni di rilievo, al pari dell’uomo. I numeri sono confortanti, anche guardando al solo “stivale italiano”.

Dai tempi di Tina Anselmi, prima donna a ricevere una carica di ministro, nel 1976, o Nilde Lotti, prima donna eletta come Presidente della Camera dei deputati, nel  1979, sono stati raggiunti traguardi ragguardevoli. Dati recenti mostrano come, dall’inizio degli anni Duemila ad oggi, si sia registrata una costante crescita di deputate e senatrici, fino a raggiungere oltre il 30% nell’attuale legislatura.

Nilde Iotti

Nilde Iotti (© Twitter)

Donne in politica: quantità in crescita, ma la qualità?

Non sempre i numeri di rappresentanza in crescita si traducono in effettiva rilevanza dei ruoli. Le donne Presidenti, sia alla Camera sia al Senato, sono mosche bianche. Anche la loro presenza ai vertici di dicasteri è rara, ancor meno se consideriamo i ministeri con portafoglio, dove la prevalenza degli uomini è indiscussa.

Su 1412 portafogli in 188 Paesi, le donne tengono 109 ministeri degli affari sociali, 107 ministeri della famiglia, 95 dell’ambiente, 87 del lavoro, 84 dell’industria, 79 dell’istruzione, 70 della cultura, 63 degli affari esteri, 61 della ricerca, 53 della salute. Solo 5 ministeri degli affari parlamentari sono governati da donne, 21 ministeri dell’economia, 22 della difesa, e 76 ministeri delle pari opportunità.

Ma non vanno viste solo le ombre, perché la luce c’è: a livello locale la rappresentanza di donne è qualitativamente e quantitativamente aumentata. Dal 6,5% del 1989, oggi si arriva al 33% delle donne amministratrici comunali. D’altronde, se le donne sindaco sono ancora poche, non si può far lo stesso discorso per gli assessori comunali, dove la parità sembra essere vicina. In generale, a livello nazionale, il decennio che si è appena chiuso, ha registrato a livello comunale e regionale un aumento rispettivamente del 75% e del 183%.

Contesto internazionale: donne in politica nell’Europarlamento

Nel quadro internazionale è importante notare che, nel Parlamento europeo, circa il 36% dei seggi è occupato da donne: un numero in alta crescita rispetto al passato, in seguito a cambi di governo, nuove elezioni o nuove regole in materia di presenza femminile (le “quote rosa“ e “la doppia preferenza”). Di questa percentuale,  il primato per maggiore presenza femminile in cariche politiche nell’Europarlamento va  ai Paesi nordici, in primis la Svezia, seguita dalla Finlandia.

Stupisce in positivo anche l’incremento della rappresentanza femminile in tre paesi dell’Europa Mediterranea: Spagna, Portogallo e Francia. Qui negli ultimi anni si sono raggiunte percentuali vicine al 50%. In questo quadro, l’Italia registra un trend di crescita, addirittura il più alto nell’ultimo decennio. Con il 35,8% di donne, il nostro Paese si colloca al nono posto, con maggior equilibrio alla Camera (225 donne su 630 deputati) rispetto al Senato (110 su 320).

Entità per l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile – UN Women

Donne in politica                                              Empowerment femminile

Nel quadro delineato, un discorso a parte va riservato ad importanti iniziative per l’emancipazione femminile, come quella messa in campo dall’UN Women, agenzia delle Nazioni Unite per l’empowerment femminile. Nel 2010 la Svizzera si è fatta promotrice a livello internazionale della creazione di questa agenzia. Lo scopo principale è quello di intervenire attivamente nei Paesi in via di sviluppo, oltre all’adozione di norme per garantire l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile.

“Investire nell’uguaglianza tra i sessi è indispensabile per ridurre la povertà e garantire una crescita economica inclusiva e uno sviluppo sostenibile”, è quanto si legge sul sito di UN Women. Attraverso degli obiettivi delineati in un piano strategico 2018-2021, sono stati resi noti anche i risultati ottenuti. Si parla di crescita in termini di leadership, partecipazione, autonomia politica. È poi soprattutto la messa in atto di politiche per combattere la violenza su donne e bambine a essere di grande conforto e volano per un cambiamento reale.

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