Cattiva informazione e bufale: al via nuove campagne contro le fake news.

Da sempre, un nemico comune per editori e giornalisti seri è il dilagare di fake news. Il giornalismo tradizionale conduce da anni una battaglia per arginare la disinformazione, che più facilmente si diffonde via web. Fonti varie, ma inattendibili, proliferano sulle piattaforme digitali, dove la condivisione permette più facilmente che una notizia  diventi “virale”. L’avvento dei social network ha di certo amplificato il problema: con essi si è rotta qualsiasi forma di verifica delle informazioni.

Il problema assume tinte ancora più scure, visto il delicato periodo storico che stiamo vivendo. Per questo, in occasione della Giornata internazionale contro la disinformazione, lo scorso 2 aprile, sono nate nuove campagne per “smascherare” le fake news.

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Cos’è il fact-checking?

Facciamo un passo indietro. Da ormai qualche anno negli USA è diffusa una pratica di controllo delle informazioni giornalistiche, chiamato fact-checking. Il processo che c’è dietro tale lavoro è complesso. Se, infatti, pubblicare una falsità richiede il solo tempo di scrittura, rilevarne la fondatezza richiede invece una lunga verifica che, condotta da professionisti, si stima intorno alle 13 ore.

Nell’ultimo anno, con l’avvento della pandemia e delle elezioni americane, il lavoro dei fact-checker è notevolmente cresciuto, visto l’ampio numero di notizie circolanti ed il conseguente lavoro di verifica. Inoltre, molte nuove persone si sono affacciate al web, desiderosi di conoscenza, ma privi degli strumenti per distinguere la verità dalla falsità. A tal proposito, in occasione della Giornata Internazionale del fact-checking, Google ha pubblicato un blogpost con dieci consigli e strumenti utili per supportare le persone nel riconoscere le fake news. Tra i suggerimenti vi è quello di fare una ricerca sulla fonte, verificare l’affidabilità di un’immagine, fare un controllo incrociato con altri siti e utilizzare Google Maps, Earth, o Street View nel caso in cui si voglia verificare un luogo.

Facebook e la campagna di sensibilizzazione contro le fake news

Il social network di Mark Zuckerberg non è rimasto impassibile dinanzi alle iniziative per combattere la disinformazione. Insieme ad altri partner, Facebook ha avviato una campagna informativa per aiutare gli utenti a riconoscere ed evitare le false conoscenze.  L’iniziativa prende il nome di “Le tre domande per aiutare a sradicare le notizie false“, a cui è dedicato anche un sito web: si tratta di annunci che invitano le persone a mettere in discussione le informazioni che vedono nei post, ponendosi tre domande: “Da dove viene?” (se non c’è una fonte, cercala); “Cosa manca?” (non fermarti al titolo, leggi tutto l’articolo); “Come ti fa sentire?” (chi costruisce notizie false cerca di manipolare le emozioni). Tale aggiornamento si unisce ad altre iniziative del social, come quella delle “notifiche di contesto”, che permettono alle persone di sapere se gli articoli che stanno per condividere sono più vecchi di 90 giorni.

“Io non la bevo”: la campagna Mediaset

In occasione della Giornata Internazionale del fact-checking 2021, ha preso avvio anche la nuova campagna di sensibilizzazione contro le fake news, promossa da Mediaset: Io non la bevo. Oltre agli spot di 30 secondi, Mediaset ha creato un documento originale, “Dietro la notizia”, realizzato da Infinity Lab, e aperto un sito web con un vero e proprio “decalogo anti-fake”  interamente dedicato allo smascheramento delle false notizie, attraverso dieci semplici mosse.

Le iniziative dei giornali contro le fake news

Una ricerca statistica condotta da statunitensi e britannici rivela che gli italiani sono maggiormente attenti nello scovare false informazioni rispetto agli inglesi, francesi, tedeschi, spagnoli, americani e polacchi. Come svelare gli imbrogli e le false trame tessute sul web è una domanda che le stesse testate giornalistiche online si pongono. Per questo, tantissime sono le iniziative condotte da editori, che si pongono al fianco dei lettori all’interno dei loro giornali. L’agenzia di stampa AGI, ha creato una rubrica dedicata al controllo della disinformazione, chiamata AGI fact-checking. Complementare è anche l’azione di OPEN e di La voce.info: entrambe presentano una rubrica dedicata alle notizie false. Interessante poi è l’esperimento messo in atto dal sito web americano PolitiFact: i giornalisti valutano le dichiarazioni dei politici e pubblicano i loro risultati sul sito. Ogni affermazione è sottoposta al giudizio del “Truth-O-Meter” (“veritometro”); possono cioè essere giudicate “completamente vere” o “Pants on Fire” (cioè false), espressione coniata dal modo di dire “Liar, liar, pants on fire” – “Bugiardo, bugiardo, pantaloni in fiamme”.

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