L’ipermutazione somatica è un meccanismo di difesa del nostro corpo che permette agli anticorpi contro la Covid-19 di evolvere e potrebbe contrastare le varianti del virus.

È possibile sviluppare degli anticorpi per le varianti del coronavirus che causa la Covid-19. È questo il risultato di alcuni studi pubblicati sulla prestigiosa rivista Nature e su un servizio di prestampe inedite dedicato alle scienze della vita. Secondo gli scienziati, è possibile avere un’immunità a lungo termine contro il coronavirus e le sue varianti. Tutto merito dell’ipermutazione somatica. Ma cosa è? E come funziona? Per capirlo, analizziamo come funziona la risposta degli anticorpi.

Varianti del coronavirus vs anticorpi contro la Covid-19

A causa della continua diffusione del coronavirus sono nate e si stanno diffondendo le sue varianti. Basti pensare, fra tutte le altre, a quella inglese che, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, è la più contagiosa. La diffusione delle varianti, a sua volta, rende i vaccini meno efficaci. E questa è la cattiva notizia.

Quella buona, invece, riguarda il funzionamento del nostro sistema immunitario. Infatti, una volta contagiati, il sistema immunitario produce subito gli anticorpi. È su di loro che si concentrano gli ultimi studi degli scienziati. Questi hanno voluto capire se gli anticorpi contro la Covid-19 prodotti alcuni giorni dopo il contagio fossero diversi da quelli presenti nell’organismo 6 mesi dopo. È qui che entra in gioco l’ipermutazione somatica.

Come funziona l’ipermutazione somatica

Questo meccanismo di difesa del corpo è legato ai linfociti B, cellule che producono gli anticorpi. In pratica, sono le nostre difese dai batteri e dai virus. Quando il virus entra nell’organismo si attivano i linfociti B. Questi hanno una “memoria” che permette loro di riconoscere subito il virus in caso di reinfezione.

L’ipermutazione somatica dei linfociti B permette agli anticorpi di evolvere nel tempo. I ricercatori hanno constatato che l’83% degli anticorpi rimasti a lungo in circolo nell’organismo dopo l’infezione riconoscono le varianti del coronavirus che provoca la Covid-19. Un articolo pubblicato su The Conversation ha evidenziato, infatti, che dopo essere guariti dalla Covid-19 rimangono in circolo alcuni frammenti di coronavirus non infettivi. Questi aiutano i linfociti B ad attivarsi subito, non appena il coronavirus reinfetta l’organismo. Tali cellule producono, così, anticorpi più evoluti che si adattano alle varianti. 

Tutto questo si riflette anche sulla vaccinazione. Gli anticorpi contro la Covid-19 prodotti dal vaccino, infatti, muteranno già dalla prima dose. In questo modo, saranno più efficaci nel bloccare le nuove varianti del coronavirus.

Dunque, i passi in avanti della scienza per contrastare il coronavirus continuano. Come, del resto, sta accadendo con il primo vaccino open source realizzato in Nord Europa.

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