In tutto il mondo la diffusione del Covid-19 ha notevolmente cambiato la nostra quotidianità in ogni aspetto della sfera sociale. Il ritorno progressivo alla normalità, grazie al calo dei contagi e alla prospettiva di una possibile fine della pandemia, sta lentamente facendo venir meno le restrizioni in vigore, prima fra tutte l’obbligo delle mascherine grazie a una nuova politica di gestione della pandemia. L’11 febbraio infatti il Ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato la nuova ordinanza, che annulla il dovere di indossare il dispositivo di sicurezza all’aperto e dal 31 marzo anche nei luoghi al chiuso.

Secondo gli studiosi le mascherine rimarranno presenti per molto tempo, sia per un’abitudine consolidata sia per mantenere alta la guardia. Non mancano Paesi come il Giappone, in cui il dispositivo è da sempre usato, al di là della situazione emergenziale: non solo per protezione personale ma anche per leggende popolari antiche.

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Mascherine: il caso del Giappone

Nel Paese nipponico si usano i dispositivi di sicurezza da molto prima della pandemia per ragioni storiche, sociali e sanitarie, fiducia nella scienza  e senso di responsabilità verso il prossimo. “Quando qualcuno si ammala, per un senso di rispetto verso gli altri, usa la mascherina per evitare di contagiarli” afferma in un’intervista alla BBC Mitsutoshi Horii, professore di Sociologia dell’Università di Shumei, in Giappone, dove negli anni ‘50 si diffonde l’abitudine di indossarla durante tutto l’anno per difendersi dall’alto tasso di inquinamento delle città in seguito allo sviluppo industriale.

Dagli archivi del Paese addirittura si apprende che la pratica di coprirsi naso e bocca risale al XVII secolo, quando i giapponesi erano soliti nascondere il volto con pezzi di carta o rami di sakaki, pianta sacra tipica delle regioni più calde dell’Asia, affinché il respiro, considerato sporco, non potesse raggiungere altre persone. L’uso della mascherina inizia a consolidarsi effettivamente nella pratica popolare con la diffusione dell’influenza spagnola, all’inizio del XX secolo, grazie alla distribuzione di massa del governo per contenere l’epidemia.

Da allora, non hanno più smesso di utilizzare le mascherine per la profonda fiducia nella comunità scientifica. Con l’avvento della Sars nel 2003 sono diventate onnipresenti – spiega il professore Mitsutoshi Horii sempre alla BBC – Non tanto per le direttive statali, ma per quella che in psicologia è chiamata strategia di adattamento.”

Le mascherine nelle nostre vite

All’inizio della pandemia, il dispositivo di protezione ha raccolto dissensi e lamentele perché era considerato un fastidio indossarlo in ogni luogo. Se da un lato c’è chi ha continuato a lamentare il costante dovere di portarlo, dall’altro con il tempo se ne sono comprese le necessità e i vantaggi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità prima ha reso la mascherina obbligatoria solo per il personale sanitario, successivamente le cose sono cambiate, tanto che è stata imposta per tutti in molti Stati.

Nonostante la revoca dell’ obbligo, infatti, sono tantissimi coloro che per prudenza, paura e abitudine, decidono di non farne a meno. In Italia, rimane infatti il vincolo del dispositivo in Campania, dove il presidente della Regione Vincenzo De Luca ha firmato la nuova ordinanza, affermando in una diretta Facebook: “Manteniamoci tranquilli ancora per qualche settimana per evitare il riaccendersi il contagio.”

Mascherine: i pro e i contro

Alcuni esperti hanno dissentito la manifestata volontà di molti italiani nel non voler subito abbandonare il mezzo di protezione. “Oggi a Milano 9 persone su 10 portano ancora la mascherina all’aperto e questo, per me, non è un segno di responsabilità – afferma Alberto Zangrillo, primario di Anestesia e Rianimazione Generale e Cardio-Toraco-Vascolare dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano a La Repubblica – ma di preoccupante psicosi collettiva, figlia dell’ignoranza, della disinformazione e dell’irrazionalità.”

Immediata è la replica di chi non condivide tale opinione e che ne raccomanda un pronto utilizzo quando opportuno: “Raccomandare l’uso della mascherina soprattutto nei luoghi chiusi e in quelli affollati – spiega Andrea Gori, primario di Malattie Infettive dell’Ospedale Policlinico di Milano – non è frutto di una psicosi collettiva, ma è un comportamento raccomandato per evitare la diffusione dei contagi.”

C’è anche chi inneggia all’utilità della mascherina, non solo per ragioni scientifiche e di protezione, ma come accessorio che si era introdotto nella quotidianità e a cui adesso è difficile dire addio. Sono nate nel tempo mascherine colorate, personalizzate, dai toni più vivaci ed eccentrici, perché come ogni capo da indossare si cerca di essere al passo con la moda: per tali ragioni la prospettiva di vederla ancora coprire naso e bocca degli italiani è più che realistica.

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Antonella Acernese

Antonella Acernese

Antonella Acernese, aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it da settembre 2020 grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista. E tu cosa stai aspettando?

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