Già dalle prime ore dell’aggressione russa all’Ucraina, hacker ucraini, cyberpartigiani bielorussi, ma soprattutto Anonymous si sono schierati contro l’invasione e hanno dichiarato di avere nel mirino il regime di Vladimir Putin.

Nei giorni successivi Anonymous, il movimento di cyberattivisti, attraverso i suoi profili social ha rivendicato il merito di numerosi attacchi informatici, utilizzando l’hashtag #OpRussia. Ha messo ko il sito del Cremlino attraverso l’attacco Distributed Denial of Service (DDoS), in italiano “Interruzione distribuita del servizio”, che consiste nel tempestare di richieste un sito fino a renderlo irraggiungibile.

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Anonymous ha anche affermato di aver condotto un’operazione hacker contro il sito del ministero della Difesa russo e di aver diffuso parte del database. Ha violato il sito di Gazprom, l’azienda energetica parzialmente controllata dallo Stato, e quello dell’impresa bielorussa di armamenti Tetraedr. Un attacco è stato anche rivolto contro il sito dell’Agenzia spaziale russa Roscosmos.

Il gruppo ha violato i canali della TV di Stato russa, pubblicando contenuti pro-Ucraina, tra cui canzoni patriottiche e immagini dell’invasione, e ha reso irraggiungibili i siti di diverse testate giornalistiche e agenzie di stampa. Nello stesso tempo, Anonymous sta mettendo in campo tutte le operazioni per mantenere il popolo ucraino informato su ciò che sta accadendo. Il 2 marzo Anonymous ha pubblicato documenti che mostravano che l’attacco russo era già stato deciso il 18 gennaio, con una mappa dettagliata dell’invasione.

Anonymous, il collettivo di hacktivisti

“Siamo anonimi. Siamo legione. Non siamo dispiaciuti. Non dimentichiamo. Siamo ovunque. Aspettaci!”. Si annunciano con queste parole gli ignoti che si riuniscono sotto la sigla del collettivo Anonymous. I componenti si definiscono hacktivisti, ossia hacker e attivisti poiché utilizzano le proprie competenze internet per scopi sociali. In questo caso le tradizionali azioni di protesta e manifestazioni di piazza vengono trasferite in rete.

Il collettivo di hacker Anonymous è nato nel 2003 e ha come segno distintivo la maschera di Guy Fawkes. Fawkes era un cospiratore cattolico che tentò di assassinare il re protestante Giacomo I d’Inghilterra nella “congiura delle polveri” del 1605. La maschera è tornata in voga grazie alla serie a fumetti V per Vendetta, alla quale si è ispirato il film omonimo uscito nel 2005.

Anonymous ha come obiettivo la difesa della libertà di pensiero e di espressione e le sue azioni si scagliano “contro censura, imperialismo, finanza d’assalto, devastatori dell’ambiente e militarismo”.  

Le attività hacker tipiche di Anonymous sono il già citato DDoS, il netstrike cioè il rallentamento delle attività di un sito tramite la moltiplicazione delle connessioni, e il domain squatting che consiste nell’occupare abusivamente domini di altri. Altre azioni consistono nell’invio massivo di email e nella modifica temporanea delle pagine web con immagini o testi di protesta.

Gli attacchi hacker di Anonymous

Le azioni hacker di Anonymous hanno colpito sette religiose, corporation, partiti e dittature. I primi attacchi risalgono agli anni 2000. 

Tra gli attacchi più celebri c’è sicuramente il progetto Chanology del 2008, che ha abbattuto i sistemi informatici della chiesa di Scientology. Di carattere più politico il supporto del 2010 a Wikileaks, l’organizzazione internazionale che rende pubblici i documenti coperti dal segreto di Stato. Anonymous ha aiutato nel 2011 la rivolta tunisina e quella in Egitto, mandando offline i siti governativi. Il collettivo ha preso di mira il Ku Klux Klan, i siti inneggianti al terrorismo islamico, numerose banche e perfino la Borsa di New York. E anche piattaforme social come Facebook e YouTube.

In Italia Anonymous ha agito dal 2011 con un attacco hacker a Enel seguito da quello all’Agcom, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Ha inoltre violato i siti del Vaticano, di Trenitalia, di Equitalia, di vari ministeri, dei Carabinieri e della Polizia di Stato.

L’anonimato che permette la rete ha reso difficile identificare gli hacker di Anonymous, ma negli anni ci sono stati tanti alcuni arresti a livello globale.

Gli hacker ucraini e i cyber partigiani bielorussi

Oltre ad Anonymous, nella guerra in Ucraina agiscono anche altri hacker chiamati dal governo ucraino per proteggere i sistemi nazionali, ma anche per condurre azioni contro i russi. Nel giro di poche ore dalla richiesta, fonti ucraine parlavano di 500 volontari. A gestire il coordinamento degli attacchi cyber è la Cyber Unit Technologies, una società di Kiev specializzata nella protezione di infrastrutture critiche. Con l’operazione “f̶u̶c̶k̶ HACK RUSSIA” la società ha avviato un programma di bug bounty. I bug bounty sono dei premi in denaro per i ricercatori di sicurezza che trovano falle in software e sistemi.

A loro si aggiungono i cyber ​​partigiani bielorussi. “I cyber partigiani bielorussi sono un gruppo che già da prima era molto attivo contro il governo di Minsk e il suo leader, Alexander Lukashenko. Il gruppo si è reso protagonista di una serie di attacchi importanti che avevano stupito anche noti esperti di cyber sicurezza. Sono infatti uno degli attori più credibili di questo cyber scontro”, dice a Buone Notizie Carola Frediani, una delle massime esperte di cyber sicurezza e curatrice della newsletter guerre di rete.

Gli hacker bielorussi hanno paralizzato alcune operazioni ferroviarie tra Minsk e a Orsha, una città della Bielorussia orientale. “La rete interna sarà disconnessa fino a quando le truppe russe non lasceranno il territorio della Bielorussia e la partecipazione delle forze militari bielorusse all’aggressione fascista cesserà”, ha scritto il gruppo.

Le azioni di Anonymous e altri hacker sostituiranno la guerra? Thomas Rid, professore di studi sulla guerra al King’s College di Londra, nel suo libro La guerra informatica non avrà luogo sostiene che “il confronto non violento del cyberspazio può rivaleggiare o addirittura sostituire la violenza in modi sorprendenti. Gli attacchi informatici ostili potrebbero causare gravi disagi ma molto probabilmente non morte e distruzione”.

 

 

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Aurora Amendolagine

Aurora Amendolagine, laureata in Scienze politiche e Relazioni internazionali con un Master in Comunicazione istituzionale. Lavoro in Rai da diversi anni. Giornalista pubblicista e tutor del laboratorio di giornalismo per diventare pubblicista

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