Il 5 marzo 2022, gli Stati Uniti di Biden si sono avvicinati al Venezuela, in particolare al petrolio di Maduro. Dopo tre anni in cui il governo americano aveva cercato di sabotare Maduro e la contro-risposta del Venezuela di avvicinarsi alla Russia, la storia sembra cambiare. 

Le dinamiche della guerra fra Ucraina e Russia stanno saldando antiche alleanze o riappacificando Paesi separati da fatti storici: come il caso del Venezuela e di Cuba, per anni considerati nemici degli Stati Uniti.

Il petrolio del Venezuela, nuova o vecchia risorsa?

Il petrolio è stato il principale protagonista della caduta del Venezuela: gli Stati Uniti, sedotti e abbandonati, hanno dato avvio a una guerra economica che ha completamente tagliato fuori dal credito americano Caracas. L’Opec calcola una riserva di 302,25 miliardi di barili di petrolio e, secondo l’Fmi, la moneta locale – il bolivar – ha ormai raggiunto una svalutazione del 96%.

Il Venezuela è stato un Paese leader per il Sud America, grazie al petrolio, durante il governo di Hugo Chàvez. Nei primi anni la macchina economica aveva un buon ritmo, iniziando però a perdere potenza nell’ultimo periodo di presidenza.

In seguito, il nuovo presidente eletto è stato Nicolas Maduro, designato come “erede” di Chàvez. Nel 2015, alle avvisaglie della prima crisi, si sono aggiunte corruzione e una pressione internazionale, che lo hanno reso impopolare. Molti Paesi esteri hanno visto in questa debolezza una possibilità di guadagno, per ottenere vantaggi economici sfruttando il petrolio venezuelano. Il Venezuela non ha saputo reggere la nuova politica di crollo dei prezzi delle materie prime: in pochi mesi il sistema finanziario si è lacerato. 

Maduro e lo spopolamento del Venezuela 

Maduro è stato trascinato dalle sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti: a esse si sono accumulati i decreti di espulsione del Venezuela, proposti nella politica di Trump e il non riconoscimento di Maduro come presidente. 

La crisi è nata a causa di fattori che hanno attecchito su un suolo paradossalmente ricco di petrolio. Il Venezuela ha perso il suo appeal a causa di investimenti miopi, della corruzione e dell’incapacità nella gestione monetaria. Questo ha limitato i negoziati e il Paese si è ritrovato senza capacità di investire nonostante il potere dato dal petrolio.

Il Venezuela è stato inondato da manifestazioni e dalla fuga dei suoi abitanti. Economia, Politica, Povertà sono, infatti, le parole chiave che spingono migliaia di migranti a lasciare il Venezuela. Il 20% della popolazione venezuelana ha abbandonato il Paese, in questi ultimi 5 anni. El Pais considera questa situazione come una nuova diaspora, perché nessuno di loro è diretto verso una meta precisa.

Il petrolio che cambierà il Sud America

L’incontro fra Maduro e i delegati americani potrebbe, però, cambiare la visione del Venezuela con un possibile impatto anche su altri Paesi del Sud America. 

Sembra quasi che la guerra fra Ucraina e Russia, in cui la NATO è stata il principale casus belli, stia attirando verso nuove alleanze i Paesi esclusi dalla NATO stessa. Oltre a ciò, l’incontro fra i delegati americani e Maduro, si era posto come primo passo per una discussione sul rilascio di sei ex dirigenti della Citgo Petroleum Corporation: arrestati durante un viaggio di lavoro a Caracas nel 2017 ed accusati di riciclaggio. Le richieste sono state accolte da Maduro, segno di un’intesa che nei prossimi giorni giocherà un ruolo chiave nelle alleanze geopolitiche mondiali.

Non solo l’embargo del petrolio venezuelano potrebbe essere annullato, ma ci potrebbero essere nuovi avvicinamenti degli Stati Uniti con Cuba e, perché no, anche con l’Iran. Il 3 marzo 2022, infatti, Biden ha annunciato la riapertura dell’ambasciata americana all’Havana, chiusa durante il mandato di Donald Trump. L’avvicinamento fra Stati Uniti e Venezuela segnerà una serie di cambiamenti che vedranno i Paesi sud americani nuovi protagonisti di questa vicenda. Il fenomeno potrebbe ridimensionare la diaspora che segna il popolo venezuelano e riportare una maggiore stabilità economica nel Paese.

Erika Mattio

Erika Mattio

Erika Mattio, archeologa, antropologa, viaggiatrice e sportiva, laureanda in Scienze dell’Antichità. Ho studiato a Istanbul e Mashhad per poi intraprendere spedizioni in Iran e in Africa. Scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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