I mondiali di calcio in Qatar stanno destando critiche in tutto il mondo. Diritti umani calpestati, morti associate alla costruzione degli stadi di calcio e cantanti che decidono di rinunciare ai concerti di apertura.

Gli attivisti si muovono davanti agli stadi di calcio sottolineando l’inadeguatezza del Qatar, mentre i giocatori indossano fasce arcobaleno in segno di sfida. I mondiali di calcio in Qatar sono solo critica o può nascere qualche cosa di costruttivo?

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Da Maluma agli stadi: cosa sappiamo davvero del calcio in Qatar

Il sociologo madrileño Jesus Sanz, insegnate all’università Complutense di Madrid, ha analizzato il ‘caso Qatar’ nel corso di un’intervista che abbiamo raccolto per voi.

“I mondiali di calcio in Qatar sono criticati da molti Paesi del mondo – spiega Jesus – ma cosa possiamo ricavarne? Prima dei mondiali il Qatar era un Paese di cui si sapeva poco. Si fermava chi faceva scalo con l’aereo o chi investiva economicamente. In pochi si preoccupavano delle condizioni dei lavoratori per le opere dei mondiali di calcio e in pochi conoscevano le dinamiche politiche del Qatar.

In queste settimane abbiamo assistito a uno tsunami di informazioni sul Qatar: numeri sulle morti dei lavoratori, cantanti che due giorni prima dell’inizio dei mondiali decidono di non cantare e discriminazione sulla comunità LGBTQ+. E’ come se il mondo avesse scoperto adesso che i mondiali di calcio si giocano in una monarchia in cui si applica la Shari’a. Il cantante Maluma, che ha deciso di presenziare alla giornata di apertura, è stato fortemente criticato: la sua risposta stizzita è stata “Sono qui per il calcio”. Ed è così che deve essere: la critica collettiva deve porre gli occhi a un problema, cercando di risolverlo e non criticarlo e basta. 

Questo effetto, che in sociologia viene chiamato ‘effetto gregge’, ha un Karma positivo. Le persone si sono accorte che qualche cosa non va e questo porterà il Qatar a non essere più visto come il Paese delle mille luci, della Qatar Airlines e degli investimenti, ma come un luogo in cui è necessario parlare di diritti umani.

Il calcio è quindi diventato lo strumento per aprire gli occhi alle persone su come il Qatar sia diverso da come lo si immaginava. La critica negativa, diventa una notizia positiva che può portare al cambiamento”.

Il calcio dei vinti che diventano vincitori

La giornalista Maite Rico, esperta di Medio Oriente, vede nei mondiali di calcio un modo per dar voce ai vinti, che in Qatar diventano vincitori.

“Lunedì sera si è disputata in Qatar la partita Iran-Inghilterra – racconta Maite – prima del calcio di inizio, i giocatori iraniani hanno alzato le braccia al cielo, senza cantare l’inno nazionale, in segno di protesta. Questo è il calcio dei vincitori, che qui trovano modo per avere voce. Il calcio in Qatar sta quindi diventando un modo per far conoscere a livello globale le dinamiche socio-politiche, per far parlare la comunità LGBTQ+ del Qatar e i lavoratori coinvolti. 

Inoltre l’informazione serve a sfatare le fake news. Per quanto i monumenti realizzati per i mondiali di calcio abbiano davvero visto un impiego di uomini, sfruttati e sottopagati, molti dati non tornano. Ho analizzato le statistiche e si indica spesso che hanno perso la vita 6500 lavoratori immigrati. Questo fu pubblicato sul The Guardian ma la cifra indicava che le morti erano di lavoratori immigrati in Qatar a partire dal 2011 ad oggi, senza specificare le cause.

Sicuramente le condizioni dei lavoratori in Qatar sono estreme, come però lo sono state per i giochi olimpici in Cina nel 2008 e per il mondiale in Russia del 2018. La notizia positiva è che queste polemiche hanno attivato per la prima volta l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, che prenderà realmente dei provvedimenti”.

Il Qatar e il calcio: la disinformazione che crea informazione

“Sono convinta – continua Maite – che la disinformazione sui mondiali di calcio in Qatar, porterà paradossalmente a una reale informazione. L’indice di libertà umana del Qatar è più alto rispetto alla Cina e alla Russia. La donna dipende da un tutore, è vero, ma la maggioranza studia all’università e l’aborto è parzialmente depenalizzato. Grazie al calcio il Qatar stesso cambierà per competere con il resto del mondo”.

Il gregge e il calcio possono davvero aprire gli occhi del mondo sul Qatar e sui Paesi viciniconclude Jesus – Con il tempo anche questi Paesi si allineeranno di più ai Paesi occidentali. Guardate cosa è successo all’Arabia Saudita: lentamente si sta aprendo al mondo. Ad oggi ospita anche il gran premio di Formula 1, segno che lo sport è un amplificatore. L’opzione di richiedere credenziali di rispetto della democrazia e dei diritti umani per ospitare eventi internazionali è importante: a partire da questi mondiali di calcio, forse anche altre realtà ammorbidiranno le loro azioni. Lo sport, nello specifico calcio per il “caso Qatar” sono l’inizio di nuovi esempi per quei Paesi che si vogliono lanciare sulla scena internazionale”.

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Erika Mattio

Erika Mattio, giornalista, autrice, archeologa, antropologa, viaggiatrice, dottoranda in Antropologia fra Madrid e Venezia. Ho studiato a Istanbul e Mashhad per poi intraprendere spedizioni in Medio Oriente e in Africa. Scrivo per BuoneNotizie.it e sono diventata pubblicista grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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