Il 19 aprile hanno avuto inizio, e sono tuttora in corso, le elezioni parlamentari in India: le più grandi del mondo con quasi un miliardo di elettori. Il processo delle votazioni nel Paese si svolge, da sempre, nell’arco di diverse settimane, e queste ultime elezioni non faranno eccezione: i cittadini voteranno fino al 1° giugno.

Le ragioni di tutto ciò si devono attribuire, in primis, alla vastità del territorio e della sua popolazione, ma anche ad altri fattori. Tra questi, la necessità di garantire la sicurezza e il corretto esercizio delle procedure democratiche.

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L’India dà molta importanza alla gestione di una simile macchina elettorale, per rendere il voto accessibile a ogni abitante, anche nelle zone più impervie. Il sistema delle elezioni in India è un vero esempio di esperienza collettiva e offre spunti di riflessione anche per l’Occidente.

Un sistema complesso per una Nazione grande e “giovane”

Fin dall’anno della sua indipendenza (1947), le elezioni hanno rappresentato per la Repubblica dell’India una sfida organizzativa di grande complessità. Nel corso dei primi decenni, esse si contraddistinsero per i frequenti episodi di violenza messi in atto dai sostenitori di alcuni partiti.

L’India è uno Stato federale suddiviso in diverse aree, perciò accadeva spesso che le forze di polizia locali non fossero in grado di mantenere l’ordine, oltre a essere accusate di poca imparzialità. Di conseguenza, dal 1990 il governo federale ha deciso di impiegare l’esercito per sovrintendere alle operazioni di voto, a garanzia del loro corretto svolgimento.

Oggi si sente spesso definire quelle indiane “le elezioni più grandi del mondo”, poiché riguardano la Nazione più popolosa di tutto il globo. Di fatto, quest’anno coinvolgeranno quasi un miliardo di persone, ovvero più del doppio degli abitanti dell’Unione Europea, e quattro volte il numero degli elettori negli Stati Uniti.

In un’ottica demografica, l’India è un Paese assai giovane, dal momento che l’età media è di circa 28 anni. Ciò spiega perché, fra i partecipanti a questa tornata elettorale, ben 18 milioni andranno a votare per la prima volta. 

Rendere il voto possibile in ogni parte del territorio: la sfida dell’India

Le elezioni del 2024 in India riguardano la Camera bassa del Parlamento, l’organismo istituzionale più importante del Paese. Il partito o la coalizione che otterrà la maggioranza dei seggi avrà diritto a nominare Primo Ministro il proprio candidato, formando il nuovo governo.

Allo stato attuale, il favorito sembra essere Narendra Modi, capo del governo in carica e leader del partito conservatore BJP. Se dovesse essere riconfermato come premier, si troverebbe a esercitare il suo terzo mandato: un risultato che, nella storia del Paese, avrebbe un unico precedente.

Date le complesse caratteristiche del territorio indiano, le elezioni di quest’anno si suddividono in sette fasi, e i risultati verranno resi noti il 4 giugno.

Come accadde già nelle elezioni del 2019, il Paese ha compiuto molti sforzi per facilitare la pratica del voto anche nelle sue zone più remote. A tale scopo, il Governo ha allestito più di un un milione di cabine elettorali sul territorio. Inoltre, circa 15 milioni di funzionari e militari attraverseranno i luoghi più impervi dell’India per cercare di raggiungere tutti gli abitanti.

Le elezioni in India: una lezione sul valore del voto

Benché il sistema elettorale indiano sia così complesso, uno dei suoi vantaggi è quello di garantire un’alta partecipazione al voto nel Paese. Le elezioni del 2019 coinvolsero 615 milioni di persone, con un’affluenza del 67%. Inoltre, l’impiego di macchine per il voto elettronico, utilizzate in India nella maggior parte dei casi, consente di avere i risultati definitivi delle tornate elettorali in tempi veloci.

Tale percentuale di affluenza è di fatto simile, e a volte superiore, a quelle dei Paesi dell’Europa, che non hanno le difficoltà logistiche dell’India. Questo dato, anche alla luce delle prossime elezioni europee, può fornire uno spunto per riflettere sul valore dei processi democratici come esperienza collettiva.

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Edoardo Monti

Ho lavorato per anni come freelance nell'editoria, collaborando con case editrici come Armando Editore e Astrolabio-Ubaldini. Nel 2017 ho iniziato a scrivere recensioni per Leggere:tutti, mensile del Libro e della Lettura, e dal 2020 sono tra i soci dell'omonima cooperativa divenuta proprietaria della rivista.

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