Il 21 giugno, 191 donne e bambini afghani, precedentemente rifugiati in Pakistan, sono giunti in Italia attraverso un corridoio umanitario promosso dalla Comunità di Sant’Egidio. Queste persone, dopo la caduta di Kabul, hanno trascorso tre anni in condizioni estremamente precarie. Ora saranno accolte in Italia, dove numerose realtà della società civile e del mondo ecclesiastico si impegnano per aiutare persone migranti, richiedenti asilo e rifugiate a trovare il proprio posto nella comunità.

Migranti, richiedenti asilo e rifugiati

  • I migranti sono tutte le persone che decidono di allontanarsi dai propri Paesi per ragioni economiche, familiari, o per sfuggire a instabilità sociale, politica o ambientale.
  • I richiedenti asilo sono coloro che, a causa della loro appartenenza a gruppi etnici, politici, religiosi o sociali, cercano protezione in un altro Stato perché la loro vita è in pericolo.
  • I rifugiati sono coloro che hanno ottenuto lo status di rifugiato, il quale garantisce asilo e protezione legale a chi è perseguitato nel proprio Paese per motivi di razza, religione, appartenenza sociale o politica, e non può farvi ritorno.

Nonostante molti lascino il proprio Paese per condizioni sfavorevoli, spesso condividendo le stesse sofferenze dei rifugiati, molti Stati non riconoscono forme di protezione per la maggioranza di loro. Per esempio i migranti economici o ambientali, che rappresentano una crescente parte delle migrazioni forzate, non sono contemplati nei criteri per ottenere lo status di rifugiato.

I corridoi umanitari

I corridoi umanitari, promossi dalla Comunità di Sant’Egidio, dalla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI) e dalla Tavola Valdese, rappresentano una soluzione sicura per l’arrivo di persone vulnerabili per vie legali.

In particolare, queste realtà si occupano di identificare i potenziali beneficiari e di trasmettere le liste alle autorità italiane. Il Ministero dell’Interno, quindi, rilascia dei visti umanitari, in seguito ai quali, una volta giunti in sicurezza, i richiedenti asilo possono presentare domanda per lo status di rifugiato. Questi canali mirano a contrastare il traffico di esseri umani e a offrire un’alternativa sicura ai pericolosi viaggi via mare o via terra.

Dal 2016, oltre 7.226 persone, provenienti soprattutto dalla Siria e dal Corno d’Africa, sono arrivate in Italia tramite questi corridoi. Poiché molte di loro soffrono di gravi disagi fisici e psicologici, dovuti alle difficili condizioni vissute prima di giungere in Italia, realtà come Medici Senza Frontiere (MSF) si occupano di fornire loro supporto. Per esempio, nel 2021, dopo l’arrivo di 500 persone dalla Libia, MSF ha fornito alloggio a 25 persone e assistenza riabilitativa a 12.

Accoglienza e sensibilizzazione

Medici Senza Frontiere è impegnato anche con “People on the Move”, un progetto che offre supporto medico e psicologico alle persone migranti. A Ventimiglia, MSF fornisce assistenza sanitaria di base e orientamento socio-sanitario ai migranti in transito tra Italia e Francia. A Palermo, invece, offre supporto medico e psicologico alle persone che arrivano via mare. Solo nel 2023, ha assistito 5.486 persone sbarcate sulle coste italiane.

L’organizzazione Refugees Welcome Italia offre ospitalità alle persone che, in uscita dai centri di accoglienza, hanno i documenti ma non sono ancora pienamente indipendenti per vivere da soli. Dal 2019 ha attivato più di 113 convivenze, percorsi di accoglienza in famiglia pensati per favorire l’integrazione e l’inclusione delle persone rifugiate.

Ma ci sono anche altri esempi di associazioni che cercano di costruire una comunità più aperta e inclusiva. A questo proposito, il Centro Astalli ha dato vita a “Percorsi”, un progetto rivolto agli studenti del Lazio per far conoscere i temi del diritto d’asilo, delle migrazioni forzate e dell’accoglienza.

Questi sono solo alcuni esempi, tra i molti esistenti, di realtà che hanno saputo proporre, attraverso i propri progetti, iniziative valide per costruire un domani migliore. Un futuro basato sui valori dell’accoglienza, dell’inclusione e della solidarietà.

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Marzio Fait

Marzio Fait. Mi occupo di comunicazione per il non-profit. Ho partecipato come observer alla COP 27 e alla COP28. Mi occupo di attualità, di diritti umani e di giustizia climatica. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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