Massoud Pezeshkian, riformista e avversario degli ultraconservatori, è il nuovo Presidente dell’Iran. Questo è l’esito del ballottaggio delle ultime elezioni presidenziali, indette in seguito alla morte di Ebrahim Raisi, il presidente ultraconservatore precedentemente in carica, morto il 19 maggio 2024 in un incidente aereo. Si tratta di un risultato elettorale inatteso, voluto da quegli stessi giovani che avevano boicottato le precedenti elezioni parlamentari per protestare contro il regime teocratico. Faresthe J. (giornalista iraniana di cui omettiamo il cognome per tutelarne la sicurezza) ha concesso un’intervista esclusiva a Buonenotizie.it, nella quale ci ha spiegato perché tale evento rappresenta una speranza per il suo Paese.

Chi è il nuovo Presidente dell’Iran e l’importanza della sua elezione

Per capire l’importanza dell’elezione di Pezeshkian, bisogna considerare che le votazioni, in Iran, non possono definirsi democratiche. Per candidarsi alla presidenza è necessario ottenere l’approvazione del Consiglio dei guardiani, un organo composto da elementi vicini agli ultraconservatori e alla Guida Suprema Ali Khamenei. Massoud Pezeshkian, invece, è medico ed ex Ministro della salute e sostiene la necessità di una parziale liberalizzazione del regime. In particolare, egli è favorevole a un miglioramento delle relazioni con l’Occidente e a un’apertura agli investimenti stranieri, per far uscire l’Iran dalla sua attuale crisi economica.

Faresthe J., giornalista a Teheran e figlia di intellettuali democratici, così si esprime in merito alla sua figura «Il nuovo presidente dell’Iran è un uomo del popolo, lavora in ambito medico ed è distante dalla concezione religiosa. Certo, la sua elezione non implica un cambiamento radicale: l’Iran rimane una Repubblica sciita e tutte le decisioni più importanti spettano alla Guida Suprema. Tuttavia, l’elezione di Pezeshkian dimostra che l’Iran vuole cambiare il proprio ruolo geopolitico. Inoltre, gli iraniani sognano la democrazia e il nuovo presidente dell’Iran è stato scelto per portare il Paese un po’ più vicino a tale traguardo».

Il segnale forte della partecipazione popolare

Il dato più interessante delle ultime elezioni presidenziali in Iran ha riguardato l’affluenza. Se nel primo turno essa è stata piuttosto bassa, al ballottaggio ha raggiunto il 50%, ovvero 10 punti percentuali in più. È evidente, dunque, che diversi elettori astenutisi durante la prima tornata hanno voluto scongiurare la vittoria del candidato ultraconservatore Saeed Jalili. Quest’ultimo rappresentava le posizioni più estreme e isolazioniste presenti nella politica iraniana e, il fatto che il suo sfidante sia stato premiato con il 53,3% dei voti, è un chiaro segnale inviato dal popolo.

«Le elezioni per il nuovo presidente dell’Iran – spiega Faresthe J. – sono state il simbolo della voglia di cambiamento. Alle scorse elezioni parlamentari la percentuale di coloro che hanno votato è stata la più bassa mai registrata in Iran. In quest’ultimo periodo, la tensione per le strade di Teheran è stata forte. I giovani, che inizialmente si erano ribellati alla teocrazia non andando a votare, hanno risposto in massa per dare il loro voto a un candidato riformista».

La posizione del nuovo Presidente dell’Iran nei confronti delle donne

Uno dei grandi temi di quest’ultima campagna elettorale in Iran è stata la legge che obbliga le donne a indossare l’hijab (il velo islamico) nei luoghi pubblici. Del resto, nel Paese è ancora forte l’eco delle proteste del 2022, generatesi in seguito alla morte di Mahsa Amini, arrestata proprio perché non indossava il velo correttamente. Pur non avendo intenzione di abrogare tale legge (dovendo comunque rispondere alla Guida Suprema), Pezeshkian ha criticato in maniera esplicita la sua applicazione per mezzo della violenza.

Dunque, eleggendo alla presidenza una figura critica nei confronti della “polizia morale”, gli iraniani hanno espresso una chiara aspirazione: quella a vivere in una nazione che sia davvero democratica e in cui la fede religiosa non sia più imposta con la forza.

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Edoardo Monti

Ho lavorato per anni come freelance nell'editoria, collaborando con case editrici come Armando Editore e Astrolabio-Ubaldini. Nel 2017 ho iniziato a scrivere recensioni per Leggere:tutti, mensile del Libro e della Lettura, e dal 2020 sono tra i soci dell'omonima cooperativa divenuta proprietaria della rivista.

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