Le università europee continuano a fare rete e a tessere la loro fitta rete di alleanze per migliorare la propria competitività.
Solo nel 2024 sono state 64 le intese fra atenei coinvolti nella “European Universities Initiative” (EUI), il programma voluto dall’UE per il rilancio degli Istituti superiori all’interno dell’ambiziosa Strategia europea per l’Università che, dal 2021, muove quasi 2027 miliardi di euro.

In cosa consistono queste alleanze? Quali sono i risultati raggiunti e in che modo le università europee competono con gli atenei di tutto il mondo?

Quali sono le migliori università europee nel mondo?

Secondo il Qs World University Rankings 2024 le università migliori nel mondo sono americane ed inglesi: al primo posto il Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston (USA) seguito dalle britanniche Cambridge e Oxford, e ancora le statunitensi Harward e Stanford e di nuovo il Regno Unito come l’Imperial College.
Nelle prime dieci posizioni non figura alcun istituto europeo. Al 24° posto compare la Université PSL di Parigi. Soni 4 le università italiane di successo tra le prime 100: Politecnico di Milano (38° posto), Alma Mater di Bologna (48°), La Sapienza di Roma (134°) e l’Università di Padova (219°).

Un risultato che racconta le difficoltà degli atenei europei nell’offrire una esperienza universitaria paritaria a quelle internazionali in termini di scambi accademici, programmi formativi moderni e un sistema di ricerca valido. Difficoltà che viaggiano fra minori investimenti nella ricerca e miglioramenti possibili soprattutto in Italia.

Come cambiare le cose? La chiave del successo potrebbe venire proprio dall’UE

L’European Universities Initiative mette in circolo conoscenza e best practices

L’Europa ha scelto già dal 2017 di puntare sulla promozione dell’innovazione e della cooperazione accademica con l’European Universities Initiative, un programma ambizioso che prevede la realizzazione di accordi di sostegno e cooperazione fra atenei. Accordi che puntano sulla mobilità studentesca e del personale accademico, creare campus intereuropei far circolare conoscenze e best practices tra Istituti creando programmi di studio congiunti, condividere risultati e modelli formativi di successo, offrire pedagogie più innovative e percorsi di apprendimento flessibili basati su approcci transdisciplinari. E soprattutto sviluppare le “comunità di pratica” e gli “ecosistemi per l’innovazione” che spingano l’attività di ricerca al servizio della società civile.

I risultati dell’iniziativa sono incoraggianti.

Le alleanze universitarie europee spaziano sempre di più nei settori della ricerca oltre i confini tradizionali, puntando a temi come la sostenibilità ambientale, il cambiamento climatico, la salute pubblica e la digitalizzazione.

Tra le 64 alleanze attive troviamo esempi ispiratori come l’Alleanza “4EU+” che unisce università prestigiose come la Statale di Milano, la Sorbona di Parigi, l’Università di Heidelberg e di Varsavia in un modello di cooperazione avanzata nella didattica, promuovendo valori fondamentali e condivisi quali la libertà accademica, centralità degli studenti, inclusività e interdisciplinarità.

E ancora l’Alleanza “Una Europa”, che include l’Università di Bologna e altri otto atenei impegnati nella creazione di uno spazio accademico condiviso, multilingue e multidisciplinare per creare un prototipo di Università Europea.

Università e scambio di conoscenza, solo l’unione (europea) fa la forza

Il successo dell’ultimo Bando Erasmus+ che ha aggiunto 14 nuove intese e coinvolto altri 130 istituti di istruzione superiore di cui nove italiani (fra le altre, le Università di Venezia, Bergamo, Udine, Camerino e Sassari) testimonia un fermento culturale in atto ed una presa di coscienza europea sugli indirizzi da dare alla formazione accademica: non puntare soltanto ai risultati individuali dei singoli atenei ma sullo scambio di conoscenze di una rete di istituti universitari europei già di alto profilo.

Una scommessa: portare i numerosi modelli di successo universitari fuori dai corridoi delle facoltà nazionali, diffondere la multidisciplinarietà e gli orientamenti formativi più all’avanguardia per formare un futuro professionista europeo in grado di concorre con quelli internazionali per competenza e conoscenza.

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Antonio Mazzuca

Antonio Mazzuca

Dal 2007 sono redattore editoriale tecnico-giuridico esperto e formatore in materia di salute e sicurezza sul lavoro e tutela ambientale. Sono il coordinatore editoriale della Testata tecnica InSic.it e dal 2015 editore della testata culturale registrata Gufetto.press dedicata al mondo della cultura off per le quali scrivo news, articoli, recensioni, interviste e approfondimenti e svolgo formazione ai redattori sia per la parte critica che redazionale e per la scrittura in ottica SEO.

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