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Scende la dispersione scolastica: l’Italia inverte la rotta, guida il Sud

Dispersione scolastica in calo. Ragazzi sorridenti attorno a un tavolo in un gruppo di studio.

Da meno di un mese per oltre 7 milioni di ragazzi e ragazze è iniziato l’anno scolastico. C’è chi inizia il suo percorso per la prima volta e c’è chi, proprio quest’anno, conclude il proprio ciclo di studi. Nello stesso periodo giungono i dati relativi alla dispersione scolastica in Italia e in Europa per il 2023. Benché riferiti all’anno passato, questi numeri sono essenziali per avere un quadro dell’andamento presente in funzione di risoluzioni future. Il contrasto all’abbandono scolastico è infatti un tema centrale per un Paese e capiremo perché. Ma partiamo dai dati.

Su 7 e passa milioni di ragazzi che cominciano il loro percorso scolastico, nel 2024 sono 431mila quelli che lo hanno abbandonato prematuramente. Per quanto il dato generale sia negativo, ci si accorge, leggendo i numeri, dei passi in avanti fatti negli ultimi anni. Una prova su tutte è il fatto che le regioni che storicamente facevano più fatica a stare al passo oggi sono quelle che fanno più progressi. Ma prima di tutto capiamo cos’è il fenomeno della dispersione scolastica e perché è importante sconfiggerlo.

Cos’è la dispersione scolastica

La dispersione scolastica è un fenomeno che interessa i giovani dai 16 ai ai 24 anni che abbandonano gli studi senza aver conseguito un titolo. Le ragioni possono essere molteplici, dall‘ambiente famigliare difficile fino al disinteressamento volontario dovuto alla scarsa fiducia nella scuola come istituzione. Un dramma scarsamente percepito dalla società, che però interessa vari ambiti della vita sociale e dell’economia di un Paese. Un problema a cui, tuttavia, l’Italia inizia a far fronte con qualche successo.

Secondo dati Eurostat e Istat recentemente elaborati dal Centro studi della Cgia di Mestre, dal 2019 al 2023 l’Italia ha fatto passi da gigante e il tasso sulla dispersione scolastica è sceso dal 13,3% al 10,5%.  Un dato integrativo pubblicato dal ministero dell’Istruzione, elaborato da INVALSI, l’Ente di monitoraggio del sistema educativo in Italia, fissa la dispersione scolastica del nostro paese al 9,4% per il 2024, molto vicino all’obiettivo fissato dall’Ue del 9% entro il 2030.

Un altro fatto positivo, come si può vedere scorrendo la mappa interattiva, è che le regioni del Sud, aree storicamente più sensibili al fenomeno dell’abbandono scolastico, oggi sembrano avere una maggiore spinta di ripresa.

Cosa si sta già facendo

Questo parziale successo è dovuto ad una serie di politiche messe in atto negli anni, soprattutto nel Sud Italia. Una di queste è Agenda SUD, iniziativa nata nel 2023 e da poco rinnovata per il prossimo anno anche per le regioni del Nord. Il progetto si propone di superare i divari nel sistema dell’apprendimento in tutto il territorio nazionale. In sintesi promuove e finanzia iniziative portate avanti da una rete di istituti scolastici affinché non ci siano scuole di serie A o serie B e perché tutti gli studenti abbiano pari opportunità e uguali prospettive di sbocco lavorativo.

Il rapporto prospettiva di lavoro e abbandono scolastico è un altro tema centrale. Molti ex-studenti lamentano infatti la scarsa corrispondenza del percorso scolastico con quello lavorativo. In questo senso un lavoro “anti-dispersivo” importante è quello svolto dagli IeFP, gli istituti di formazione professionale, che negli ultimi anni hanno saputo leggere con successo il territorio, capirne le esigenze e mettere in contatto studenti e aziende che proprio in quel territorio vanno ad attingere i futuri lavoratori. Un po’ come da qualche anno fanno gli ITS, i nuovi istituti tecnici, nella formazione post-diploma.

Perché è importante combattere la dispersione scolastica?

L’interessamento generale al tema dell’abbandono scolastico suggerisce l’importanza del contrasto a questo fenomeno. Una popolazione che non cresce e rimane povera al livello formativo non può essere competitiva. Ciò si ripercuote nella vita individuale, nella prospettiva di una vita qualitativamente migliore. Viviamo in un’epoca di transizione e le nuove sfide, digitali, green e produttive, impongono un ricambio generazionale e un rinnovamento delle competenze senza precedenti.

Chi decide di non continuare il percorso scolastico, di non formarsi, rischia di rimanere escluso da questo processo. Ci sono risorse, iniziative e intenzioni. Mancano forse il dialogo con i ragazzi per capirne i bisogni e, allo stesso tempo la ricerca personale di una prospettiva futura migliore. Colmare questo divario è il prossimo passo da compiere.

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