Si è conclusa l’8 novembre, alla Fiera di Rimini, Ecomondo 2024, uno degli eventi dedicati all’economia circolare e alla transizione ecologica più importanti a livello internazionale. Focus di questa edizione è la lotta al cambiamento climatico in Italia, tema rilevante in questi ultimi anni, soprattutto se messo in relazione con gli effetti che ha concretamente sul territorio.
Una fiera che quest’anno, secondo le impressioni di Ieg, la società organizzatrice, è giunta ad un’edizione da record: sono state 1.620 le aziende espositrici; oltre 1.660 i metri quadri di quartiere fieristico occupati; più 5% di affluenza rispetto al 2023. Numeri che sono la misura dell’attenzione che istituzioni, mondo economico e pubblico danno oggi a questo tema. Il che è già un’ottima notizia.
Ma a che conclusioni siamo arrivati? Qual è il punto della situazione nella lotta al cambiamento climatico in Italia?
Ecomondo 2024: dal riciclo all’industria
Ecomondo nasce nel 1997. Si chiamava “Ricicla” e si occupava di economia circolare e sostenibilità come le si potevano concepire circa trent’anni fa. Un’economia quasi residuale, vista dalla prospettiva delle grandi catene produttive, dove si cominciava solo a parlare del benessere del pianeta ma sempre subordinatamente alle logiche di fatturato.
La maggiore attenzione del pubblico al tema del contrasto al cambiamento climatico, ha sicuramente giovato a un ragionamento economico diverso che alcune aziende e istituzioni hanno saputo cogliere.
Giunto alla sua 27ª edizione, Ecomondo negli anni si è distinto per i temi proposti nelle conferenze, nella caratura degli ospiti che vi intervengono, delle innovazioni tecnologiche presentate nel corso della fiera e utilizzate nello stesso allestimento dei padiglioni espositivi, concepiti per ridurre al minimo l’impatto ambientale sul luogo ospite dell’evento.
Il pubblico ha, così, avuto modo di osservare all’atto pratico e nello spazio fisico quanto poi esposto nei 6 settori in cui si divide l’esposizione e che rappresentano le 6 macroaree industriali trattate: gestione consapevole dei rifiuti, delle risorse, come l’acqua, e sul loro riuso in vari ambiti, come nell’agricoltura. Una bio-economia dove si producono prodotti e, allo stesso tempo, energia pulita, senza impattare eccessivamente su un territorio che va tutelato e, eventualmente, recuperato.
L’economia circolare nella lotta al cambiamento climatico
Quelli appena riportati sono sistemi di economia circolare che ancora oggi passano come “innovativi” ma che presto, auspicabilmente, diventeranno la prassi.
E non parliamo solo delle grandissime fabbriche o aziende. Il 6° Rapporto sull’economia circolare, esposto nell’ambito degli Stati Generali della Green Economy, di cui Ecomondo 2024 è stato ospite, nelle sue premesse, basate su uno studio CNA, l’associazione delle piccole e medie imprese (PMI), afferma quanto anche le piccole realtà produttive stiano prendendo sempre più consapevolezza sull’importanza della circolarità nella loro economia. Certo, anche per risparmiare sui costi delle materie prime, che sono sempre meno, sui costi dell’energia, che sono sempre in aumento, e per diminuire i propri rifiuti e aumentarne il riciclo.
La ricerca indica anche quanto le PMI, che rappresentano la maggioranza delle imprese italiane, possano essere un grande motore per la transizione energetica, qualora riuscissero a innescare un meccanismo di cambiamento “dal basso” che inevitabilmente finirà per coinvolgere anche le grandi industrie. Sempre tenendo a mente che di questo “basso” facciamo parte anche noi consumatori, e allo stesso modo, con le nostre abitudini e le nostre scelte di consumo, possiamo influenzare l’intera catena produttiva.
Le parole, la pratica e i suoi limiti
Affinché il tutto non rimanga un contenitore di belle parole e buone intenzioni c’è bisogno del supporto delle istituzioni. È essenziale che i vari attori operino in un contesto normativo di riferimento chiaro e univoco per tutti.
Servono formazione, creazione di nuove competenze e figure professionali che sappiano anticipare e intervenire nel processo di cambiamento in atto. Perché la lotta al cambiamento climatico in Italia è già in atto con qualche risultato, anche grazie all’impulso che ha dato l’Agenda 2030 dell’Onu, i cui obiettivi l’Italia ha condiviso.
Secondo Terna, società che gestisce la trasmissione della rete elettrica nazionale, per la prima volta l’Europa ha raggiunto il traguardo del superamento della produzione delle energie rinnovabili su quelle fossili. L’Italia, inoltre, è uno dei Paesi che ricicla di più. Si stanno facendo investimenti per allargare il parco eolico e fotovoltaico e aumentare la produzione, purché ciò avvenga nel rispetto del territorio e della popolazione che vi risiede.