Il ministro degli affari esteri indiano ha annunciato il 21 ottobre 2024, che Cina e India hanno raggiunto un primo accordo per ripristinare i diritti di pattugliamento nell’Himalaya occidentale, al confine tra i due Paesi. L’accordo ha aperto le porte alla ripresa delle relazioni bilaterali tra i due giganti asiatici da tempo interrotte.
La crisi irrisolta al confine tra Cina e India dopo il 2020
Negli ultimi decenni, le relazioni tra Cina e India si sono contraddistinte da numerose tensioni, a causa delle dispute territoriali lungo i confini che separano i due Paesi. Già nella fase della decolonizzazione britannica dell’India il confine non era stato tracciato chiaramente e lo stesso è accaduto anche nelle nuove mappe stabilite dalla Cina.
Nel 2020 una nuova serie di scontri tra i due eserciti si sono verificati nel settore occidentale della Linea di Controllo Effettivo (LAC: Line of Actual Control ) nella Valle del Galwan, che ha causato la morte di 15 soldati da ambo le parti. Da quel momento le relazioni tra Cina e India si sono esacerbate, sia a livello politico e militare, che soprattutto commerciale.
La situazione è migliorata recentemente, infatti, il 21 Ottobre, dopo numerosi colloqui negoziali, le parti sono riuscite a raggiungere il primo accordo per il disimpegno militare nelle aree più critiche situate nel Ladakh e del Kashmir. L’obbiettivo primario dell’accordo è di raggiungere il disimpegno militare in modo graduale e bilanciato. Può rappresentare anche il primo passo per la distensione dei rapporti tra Cina e India. La rilevanza dell’accordo è stata sottolineata con il primo incontro bilaterale tra Xi Jimping e Modi (capi di governo rispettivamente di Cina e India) al margine del vertice BRICS+ a Kazan, il primo incontro tra i due leader da cinque anni.
I fattori che hanno determinato l’accordo
Diversi analisti ritengono che la ripartenza del dialogo sia un tentativo pragmatico di evitare nuove crisi, per mantenere aperte le possibilità di collaborazione e di competizione su alcuni settori di comune interesse. Per entrambi i Paesi, il futuro delle loro relazioni dipenderà dalla volontà di evitare ulteriori scontri e di non interrompere i canali di comunicazione.
Attualmente Pechino affronta una situazione economica interna complicata dallo stallo dei consumi interni, che si somma al risultato delle elezioni negli Stati Uniti. Mentre New Delhi ha colto l’opportunità per evitare un’ulteriore escalation sul confine e non ha voluto inasprire pubblicamente i rapporti con la Cina. Per entrambi i Paesi quindi, si tratta di un cambiamento significativo, anche se tattico e forse temporaneo, piuttosto che strategico e di lunga durata.
Quali le possibili conseguenze di breve periodo
L’aspetto economico rappresenta un punto di contatto tra Cina e India. I legami economici bilaterali sono rimasti solidi. Infatti, la Cina sostituisce gli Stati Uniti come primo partner commerciale dell’India. Tuttavia, dopo il 2020 gli investimenti cinesi sono diminuiti per le restrizioni indiane sulle importazioni. Il probabile riavvicinamento economico che ci sarà, riguarderà dunque alcuni settori come la tecnologia, parzialmente bloccati dalle restrizioni.
Tra Pechino e New Delhi resta uno sbilanciamento di forze, in particolare, nella bilancia commerciale: le esportazioni cinesi in India sono di otto volte superiori a quelle indiane in Cina. L’accordo potrebbe quindi aiutare ad instaurare un meccanismo di fiducia tra i due Paesi.
L’India con la ripresa del dialogo, vuole inviare un doppio messaggio ai partner occidentali. Il primo dimostra la sua disponibilità a volere un ruolo di riduzione dell’influenza cinese nella regione. Il secondo messaggio, diretto agli USA in particolare, serve a evidenziare la possibilità di collaborare con il vicino cinese, per il bene degli equilibri regionali.
Una minore tensione tra Cina e India contribuisce a creare un ambiente più stabile in Asia, favorendo la cooperazione economica e la politica regionale. Inoltre la ripresa delle relazioni tra i due Paesi potrebbe influenzare positivamente gli altri attori regionali come gli Stati Uniti, la Russia e i Paesi dell’ASEAN e contribuire a creare una maggiore distensione a livello globale.

