Il 4 dicembre, l’Assemblea generale dell’ONU ha votato una risoluzione che promuove una Conferenza Internazionale per giugno 2025, il cui obiettivo è la creazione di uno Stato palestinese. La risoluzione n.79 ha ottenuto la maggioranza con 157 voti a favore, 8 contro, tra cui Stati Uniti, Israele e 7 astensioni. L’Italia ha votato a favore.

La Conferenza internazionale dell’ONU, secondo i promotori dovrà essere “di alto livello per raggiungere la soluzione pacifica nel Medio Oriente e l’attuazione reale della soluzione dei due Stati,  […] in particolare con la costituzione dello Stato della Palestina” e sarà presieduta da Francia e Arabia Saudita.

La risoluzione n.79 dell’ONU a favore della soluzione a due Stati in Palestina

Nel presentare la risoluzione, il Presidente dell’Assemblea generale dell’Onu, Philémon Yang, ha affermato nel suo discorso l’importanza della soluzione dei due Stati definendola “l’unica via per una pace duratura”. Yang ha denunciato come la soluzione a due Stati, concepita per la prima volta nella risoluzione 181 del 1947, resta ancora disattesa.

Il testo della risoluzione ha invitato anche Hamas e Israele ad “agire in modo responsabile” ed interrompere “le tendenze negative, comprese tutte le misure adottate sul campo che contravvengono al diritto internazionale”. L’Assemblea generale ONU ha chiesto espressamente nella risoluzione che “i diritti inalienabili del popolo palestinese, primo fra tutti il diritto all’autodeterminazione e il diritto a creare uno Stato indipendente, siano realizzati”. La risoluzione si conclude con la necessità di avviare “negoziati credibili […]” per il processo di pace in Medioriente.

Il difficile percorso della soluzione ONU a due Stati per la Palestina

Il 29 novembre 1947, l’ONU approvava la risoluzione n. 181 che proponeva di dividere la Palestina in due Stati: uno Stato ebraico e l’altro arabo-palestinese. Gerusalemme doveva andare sotto il controllo dell’Onu per un periodo di dieci anni e solamente dopo potevano partire i negoziati specifici su chi avrebbe dovuto controllare la città.

Precedentemente però, il 3 settembre 1947, si propose un’altra soluzione che prospettava la creazione di uno Stato federale di Palestina con due entità autonome, una araba e una ebraica con una sola capitale: Gerusalemme (uno Stato binazionale). La Jugoslavia, l’Iran e l’India furono i sostenitori della proposta, che però non raggiunse la maggioranza, poi venne accantonata.

Gli arabi di Palestina e gli Stati arabi confinanti rifiutarono la risoluzione n.181 dell’Onu. Mentre Israele accolse la risoluzione unilateralmente creando il suo Stato nel 1948. Dopo pochi mesi scoppiò il primo conflitto tra gli israeliani e gli arabo-palestinesi. In questi 78 anni si sono alternati lunghi periodi di conflitto ad alcuni spiragli di pace. Solamente nel 1993, con gli accordi di Oslo, si arrivò al reciproco riconoscimento e la famosa stretta di mano tra Yasser Arafat e il primo ministro israeliano Isac Rabin. Una volta che ripartì il dialogo si ricominciò a parlare della soluzione a due Stati.

La ripresa del conflitto dopo il 2006

La situazione si è bloccata nuovamente con l’arrivo di Hamas, che ha vinto le elezioni del 2006 a Gaza e ne ha preso il controllo, disconoscendo gli accordi firmati fino ad allora tra Israele e Palestina. Il conflitto è ricominciato in maniera sempre più radicale, raggiungendo il culmine con il 7 Ottobre 2023 e la successiva risposta sproporzionata di Israele.

L’Onu ha continuato a condannare come illegali gli insediamenti israeliani nella Cisgiordania, perché sono ostacolo alla continuità territoriale e alla realizzazione dello Stato palestinese. Infatti, secondo il censimento ONU del 2023, le autorità israeliane hanno approvato la costruzione di oltre 20.000 nuove unità abitative in numerosi insediamenti in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Attualmente il governo israeliano ha autorizzato ufficialmente 279 colonie israeliane.

Cos’è il diritto di autodeterminazione cui si riferisce il popolo palestinese

Il diritto di autodeterminazione dei popoli è un principio fondamentale del diritto internazionale, accettato e riconosciuto dalla Carta delle Nazioni Unite.

Tale diritto afferma che il popolo può decidere la propria forma di governo e organizzarsi liberamente senza interferenze da parte di Paesi stranieri. Il principio di autodeterminazione è nato in un contesto europeo in cui le grandi potenze coloniali iniziavano la fase della decolonizzazione. Questo fondamentale principio giuridico è un meccanismo di tutela dei popoli, attraverso il quale le popolazioni sotto la dominazione straniera possono raggiungere l’indipendenza e scegliere in autonomia il proprio assetto politico.

La decisione dell’ONU di convocare la Conferenza Internazionale a giugno 2025 rappresenta un segnale importante a livello globale. La Conferenza internazionale potrebbe offrire un nuovo palcoscenico per la mediazione internazionale, per rilanciare il processo di pace e riprendere in esame soluzioni lasciate da parte. La Conferenza vuole ribadire l’importanza del rispetto del diritto internazionale e delle risoluzioni ONU per raggiungere una soluzione pacifica e duratura. 

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Gloria Scacchia

Aspirante giornalista pubblicista, ho lavorato per la Farnesina e l’OSCE, mi interesso di  Diritti Umani, Geopolitica, Società, Cultura e Attualità. Scrivo per Buone Notizie.it e frequento il master e il laboratorio di giornalismo costruttivo

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