La presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen ha incontrato ad Ankara martedì 17 dicembre il presidente della Turchia Recep Erdoğan. Due i temi sul tavolo: la transizione di potere in Siria e il destino dei rifugiati.

Il presidente turco ha chiesto a Von der Leyen che siano eliminate tutte le restrizioni bilaterali in atto tra Turchia e Ue e di far progredire i rapporti a livello politico sospesi dal 2019. Come contropartita, Erdogan gestirà i 3,2 milioni di rifugiati siriani attualmente presenti in Turchia. La presidente della Commissione europea, da parte sua, ha annunciato che i rapporti con la Turchia proseguiranno e ha promesso un miliardo di euro per sostenere la gestione dei rifugiati, conscia del ruolo “chiave” giocato da Ankara in questo momento.

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La centralità della Turchia per l’Europa

“La Turchia ha sempre dimostrato responsabilità nell’accogliere milioni di rifugiati siriani negli anni e l’Ue è sempre stata al vostro fianco”, ha affermato Von der Leyen  in conferenza stampa, accanto al presidente Turco Erdoğan.

Dal 2011, dall’inizio della crisi europea dei migranti, “l’Ue ha versato quasi 10 miliardi di euro” ad Ankara per la gestione dei rifugiati. Da parte sua, la Turchia, per bocca del suo presidente, ha chiesto sostegno all’Unione europea per affrontare questa delicata situazione internazionale.

Da più di un decennio Ankara si trova a ricoprire un ruolo strategico di fondamentale importanza, accresciutosi con l’aggravarsi dei conflitti in Medio Oriente. La guerra civile siriana scatenatasi nel 2011 e la conseguente emergenza rifugiati che ne è scaturita, ha condotto la Turchia a imporsi nel dibattito politico europeo.

La Turchia è pronta a gestire i circa 3 milioni di rifugiati siriani

Le accuse di limitare le libertà di espressione dei cittadini e di gestire il potere in modo autoritario, non hanno scalfito il ruolo di Erdoğan. Anzi, lo scoppio del conflitto russo-ucraino e la centralità che ha assunto il Mar Nero nella gestione della crisi, ha contribuito a renderlo ancor più protagonista.

“Ci aspettiamo un […] sostegno dall’Ue in modo tale che il ritorno dei siriani nel loro Paese diventi una realtà”, ha affermato il presidente turco durante la conferenza stampa. Attualmente, infatti, sono poco più di 3 milioni i rifugiati provenienti dalla Siria che attendono di tornare in patria.

La presidente della Commissione europea ha spiegato che l’Ue verserà un miliardo alla Turchia per sostenere la gestione dei rifugiati. Inoltre, Von der Leyen si impegnerà a riprendere i negoziati per sviluppare una unione doganale modernizzata, oltre che a superare le restrizioni bilaterali ancora presenti, lamentate dal presidente turco.

L’importanza della Siria per gli interessi di Ankara

“I nostri interessi comuni – ha osservato Erdoğan – non dovrebbero essere prigionieri delle agende limitate di alcuni membri”. Il riferimento è ad alcuni Paesi membri dell’Ue, come Grecia e Cipro, storicamente ai ferri corti con Ankara per contese territoriali ed ostilità culturali.

È evidente come il presidente turco tenga indirettamente a sottolineare il ruolo giocato da Ankara non solo nella gestione del fenomeno migratorio, ma anche nella stabilizzazione politica della Siria. Non va dimenticato, infatti, che la Turchia è il principale sostenitore dell’Esercito nazionale siriano, un gruppo di opposizione che ha contribuito a rovesciare il governo di Assad.

Aspetto che non è passato inosservato alle cancellerie occidentali Diverse autorità, infatti, hanno incontrato Erdoğan in questi giorni, tra cui il primo ministro ungherese Viktor Orbán e il segretario di Stato statunitense Antony Blinken, oltre che la stessa presidente della Commissione europea.

La collaborazione necessaria tra Turchia e Ue

Esigenze politiche e geopolitiche evidenti impongono che l’Ue e la Turchia cooperino in questo momento. Soltanto attraverso un rapporto di collaborazione, quanto più franco e concreto, sarà inoltre possibile evitare escalation militari a danno dei curdi, minoranza da lungo tempo ostile alla Turchia.

La collaborazione, tuttavia, non consente atteggiamenti d’indifferenza dinanzi al profilarsi di rischi umanitari. Essa, al contrario, necessita di costanti attenzioni e di eventuali richiami laddove rischiasse di essere percepita come un implicito “lasciapassare” per operazioni di politica nazionale.

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Diego Benedetto Panetta

Giurista con specializzazioni in campo notarile, societario e canonistico. Accanto alle norme, una grande passione per la retta filosofia, senza la quale codici e leggi possono ben poco. Autore di tre libri, collabora inoltre con riviste specializzate e testate online, tra cui BuoneNotizie.it.

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