«E adesso che succederà?»: in molti si sono posti questa domanda riguardo al futuro della Siria, dopo che le tv di tutto il mondo hanno mostrato le immagini della sua liberazione dal regime di Bashar al-Assad. Ciò che più ha colpito l’opinione pubblica sono state le testimonianze degli ex prigionieri del carcere di Sednaya, vicino Damasco, le quali hanno svelato la violenza d’un sistema politico. Tuttavia, è opportuno chiedersi chi siano le fazioni “ribelli” che hanno liberato il Paese, e quali progetti abbia il loro leader Ahmad al-Shara’, noto come al-Jolani. Infatti, pur provenendo dall’islam radicale, il combattente siriano ha dichiarato di voler creare una nazione rispettosa di ogni etnia e credo religioso. È possibile, dunque, sperare in una nuova Siria?
La fine di un’oppressione durata più di cinquant’anni
Il 2024 si è concluso con la diffusione, da parte dei principali network, di filmati e foto relativi all’apertura del carcere di Sednaya, nei pressi di Damasco, ritenuto un simbolo della repressione esercitata dal governo di Bashar al-Assad. L’8 dicembre di tale anno, infatti, la capitale della Siria è passata sotto il controllo delle forze ribelli che hanno lottato contro Assad fin dal 2011, anno d’inizio della guerra civile. La rivelazione delle dure condizioni riservate ai detenuti ha reso comprensibile, agli occhi del mondo, la gioia di molti siriani di fronte alla chiusura della prigione.
Del resto, per capire il peso storico di tale evento, bisogna considerare che la famiglia Assad era al governo della Siria da più di cinquant’anni. Infatti, fu Hafez al-Assad, il padre dell’ultimo leader Bashar, a prendere il potere con un colpo di stato nel 1970. Inoltre, la famiglia Assad ha sempre rappresentato la setta degli alawiti, una corrente dell’islam sciita che in Siria è minoritaria. Questo ha senz’altro reso il suo regime, agli occhi d’una larga fetta del popolo, rappresentativo di una politica autocratica ed elitaria.
Prospettive politiche inedite per una “nuova” Siria
Naturalmente, è ancora presto per farsi un’idea di quale strada seguirà la politica siriana. Tuttavia, un elemento inedito è di certo rappresentato dal leader dei liberatori al-Jolani. A dispetto del suo passato da militante jihadista, infatti, Jolani ha voluto presentarsi fin da subito come un politico pragmatico e moderato, intenzionato a proporsi come interlocutore del neoeletto Presidente americano Trump.
Soprattutto, ciò che ha colpito gli analisti politici è stata la dichiarata volontà, da parte di Jolani, di creare uno Stato in cui le diverse etnie e religioni coesistano senza prevaricazioni. La Siria infatti, alla luce della propria storia, presenta una società culturalmente composita, in cui sono presenti, tra gli altri, anche i cristiani. A tale riguardo, il nuovo leader siriano ha definito i fedeli cristiani «Una parte integrante e importante della storia del popolo siriano».
I cittadini fuggiti dalla Siria e la speranza di un ritorno
L’attenzione, ora, è rivolta alle migliaia di rifugiati siriani presenti in varie nazioni, verso le quali emigrarono a causa della guerra civile. I ribelli che oggi controllano la Siria hanno invitato i propri connazionali a farvi ritorno e, a tale riguardo, hanno chiesto all’Occidente di revocare le sanzioni contro il Paese.
Allo stato attuale, centinaia di rifugiati hanno già provato a rientrare in Siria dal confine con la Turchia. Nondimeno, l’Unione Europea ha raccomandato la massima cautela ai siriani ancora presenti sul suo territorio, in attesa che la situazione nella madrepatria si stabilizzi. Solo il futuro saprà dirci se il Paese sarà in grado di lasciarsi il passato alle spalle, edificando una società nuova.