Il 2025 si è aperto con tre buone notizie che arrivano dal Medio Oriente: il 17 gennaio sono stati siglati i negoziati fra Gaza e Israele, che hanno portato ad un cessate il fuoco. La Siria, dopo anni di guerra civile ha accolto un nuovo presidente ad interim e in Libano, dopo due anni e mezzo di caos e default, il 9 gennaio si sono tenute le prime elezioni democratiche.
Cosa dobbiamo aspettarci da queste notizie: possiamo parlare di “nuovo Medio Oriente”? Il politologo Dario Bongiorno e il ricercatore siriano Hadi El Hage provano a rispondere alle domande di BuoneNotizie.it.
Il cessate il fuoco che riequilibra il Medio Oriente
Gli accordi per il cessate il fuoco fra Israele e Hamas mostrano che, nonostante le ostilità, la consapevolezza di riappacificare il Medio Oriente sia imperativa. Mercoledì 15 gennaio 2025 sono iniziati i negoziati per il cessate il fuoco, che sono stati firmati ufficialmente venerdì 17 gennaio, come annunciano i media israeliani e Al Jazeera.
Il politologo padovano Diario Bongiorno interpreta questo importante evento per il Medio Oriente: «Il cessate il fuoco fra Israele e Hamas è solo l’inizio di un primo cambiamento. Non dobbiamo pensare che la guerra sia definitivamente terminata, ma che l’intento sia quello di farlo in tempi brevi. L’apertura al dialogo fra Israele e Hamas e il rilascio dei primi ostaggi ci fa ben sperare per la conclusione di questo conflitto e la volontà di trovare una soluzione definitiva. Il Medio Oriente è pronto per un cambiamento positivo e costruttivo».
Il nuovo presidente siriano: la pace dopo anni di guerra
Dopo 11 anni di guerra, l’impotenza gestionale del presidente Bashar al-Assad e la distruzione di città, siti archeologici e missioni umanitarie, la Siria muove i primi passi verso l’avvento di una democrazia. Mohammed al-Bashir, leader del “Governo di salvezza siriano”, attualmente al potere nella regione di Idlib, è stato incaricato di formare un nuovo governo per cambiare le sorti del Paese.
Il ricercatore siriano Hadi El Hage, oggi residente a Venezia, enuncia le sue impressioni. «Sono riuscito a scappare dal mio Paese per un progetto di ricerca universitario – spiega – Ho avuto questa opportunità, lasciando però la mia famiglia in Siria. Il Paese ha davvero sofferto e l’insicurezza politica ha determinato anni di repressioni e default. Oggi la mia famiglia e io abbiamo una nuova speranza: dopo 24 anni di dittatura, la voce può tornare al popolo e la Siria potrà diventare un esempio di democrazia per il Medio Oriente».
Le elezioni in Libano: il cambio di scena per il Medio Oriente
Anche il Libano si apre verso un nuovo Medio Oriente: il 9 gennaio 2025 è stato eletto il nuovo presidente della Repubblica, dopo due anni e mezzo in cui la carica è rimasta vacante. Il nuovo capo dello Stato è il generale Joseph Aoun, classe 1964. Dal 2017 a capo delle forze armate, il presidente è di fede cristiano maronita e ha ricevuto il sostegno dei Paesi de Golfo e dell’Occidente, fra cui l’Italia.
«In queste ultime settimane, il Libano ha avviato un processo di cambiamento davvero importante – afferma il politologo Dario Bongiorno – Quello a cui stiamo assistendo è il primo passo verso un nuovo Medio Oriente. Pensare che dopo due anni sia stato democraticamente eletto un presidente, mostra quanto la resilienza della popolazione, nonostante la guerra fra Israele e Hamas, abbia avuto la meglio. La presenza di Joseph Aoun potrà aiutare il Libano ad uscire da questa lunghissima crisi e a dare segnali positivi al Medio Oriente. Non ci resta che aspettare i risultati di questi nuovi cambiamenti e imparare dagli errori».

