Quasi la metà della popolazione mondiale (47%): questo è ciò che attualmente rappresentano i Paesi del BRICS, l’alleanza intergovernativa creata per dar voce alle economie emergenti del pianeta. Quest’anno, infatti, altri nove Paesi sono diventati partner dell’organizzazione, portandola a coprire il 36% del PIL globale. Bielorussia, Bolivia, Cuba, Indonesia, Kazakistan, Malesia, Thailandia, Uganda e Uzbekistan: tali nazioni vanno ad aggiungersi a un’alleanza nata per costruire un nuovo assetto mondiale, diverso da quello plasmato finora dagli USA. Una realtà che promuove le istanze di chi aspira ad avere un ruolo nelle decisioni globali, e che perciò non può essere ignorata dall’Occidente.

La crescita di un’alleanza alternativa all’assetto mondiale “unipolare”

L’organizzazione dei BRICS si è costituita nel 2006 per volere di quattro nazioni: Brasile, Russia, India e Cina. A queste, nel 2011, si è unito anche il Sudafrica (ed ecco la ragione dell’acronimo BRICS). Nel 2024 sono diventati membri effettivi anche l’Egitto, l’Etiopia, l’Iran e gli Emirati Arabi Uniti. Durante l’ultimo vertice tenutosi a Kazan, in Russia, si è pensato di aprire l’organizzazione anche ad altri Paesi, attribuendogli lo status di partner. Questi nove alleati, di cui abbiamo già fatto menzione, potranno partecipare ai summit del gruppo, collaborando a progetti d’interesse comune. Tuttavia, a differenza dei membri effettivi, non avranno la facoltà di votare.

Lo scopo primario dei BRICS è promuovere una via alternativa alla politica mondiale “unipolare” dell’Occidente, per ottenere un maggior equilibrio tra le potenze. Non si tratta di un’organizzazione di stampo ideologico, dal momento che in essa si ritrovano nazioni dagli assetti politici interni molto diversi. Tra i Paesi che hanno ricevuto l’invito ad associarvisi, infatti, ci sono anche alcuni alleati dell’Occidente, come l’Arabia Saudita e la Turchia. I BRICS, piuttosto, inseguono l’idea di una politica globale basata su una maggiore condivisione delle decisioni, per far fronte alle sfide odierne.

Unirsi ai Paesi del BRICS come scelta per contrastare la povertà

Per alcuni Paesi l’alleanza con i BRICS rappresenta, in primis, un’occasione per migliorare la propria situazione economica. È il caso di Cuba, uno dei nuovi Stati partner, che risente soprattutto delle dure sanzioni americane a cui è sottoposta da anni. Per questo, l’isola caraibica ambisce a svincolarsi dai mercati a cambio fisso con il dollaro, costruendo nuove partnership commerciali e aprendosi a ulteriori investimenti russi e cinesi.

Un altro esempio significativo è rappresentato dall’Indonesia, la più popolosa economia del Sudest asiatico. Qui il presidente Prabowo Subianto ha scelto di far coincidere, in modo simbolico, l’ingresso del suo Paese nell’area dei BRICS con il lancio d’un ambizioso piano contro la malnutrizione. In tal senso, il governo di Giacarta sembra guardare alla Cina (uno dei membri più influenti dei BRICS) come a un modello da seguire. Secondo i dati della Banca Mondiale, infatti, in 40 anni la Repubblica Popolare Cinese è riuscita a far calare drasticamente il numero di cittadini che vivono in stato di “povertà estrema”.

I BRICS e la ricerca di una politica multilaterale

Le aspirazioni che hanno portato alla creazione del gruppo BRICS ruotano, essenzialmente, attorno all’idea di multilateralismo. Tale concetto indica una forma di cooperazione istituita fra diversi Stati, nel reciproco interesse, e orientata alla risoluzione condivisa dei problemi. In tal senso, la “visione” politica che ispira tale realtà è il raggiungimento di un ordine internazionale pacificato, che va perseguito nonostante le difficoltà attuali.

In ogni caso, la nostra parte di mondo non può permettersi di ignorare, o minimizzare, le istanze di questa organizzazione, poiché provengono da un numero considerevole di Paesi, destinato ad aumentare in futuro. Il mondo evolve, e con esso anche gli assetti politici. Sta a noi analizzarli con la mente libera da pregiudizi.

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Edoardo Monti

Ho lavorato per anni come freelance nell'editoria, collaborando con case editrici come Armando Editore e Astrolabio-Ubaldini. Nel 2017 ho iniziato a scrivere recensioni per Leggere:tutti, mensile del Libro e della Lettura, e dal 2020 sono tra i soci dell'omonima cooperativa divenuta proprietaria della rivista.

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