Lavoro: perché investire nei giovani è un’opportunità…

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…e come altri Paesi sono usciti dalla crisi occupazionale

I giovani disoccupati europei rappresentano oltre il 21% della popolazione attiva sotto i 25 anni di età. Su 120 milioni di giovani che entrano nella forza lavoro ogni anno in tutto il mondo, l’80% non riesce a trovare lavoro. La maggior parte di noi aspetta ancora che i governi europei e nazionali risolvano questo problema, aumentando gli investimenti sociali e promuovendo o sovvenzionando l’occupazione. E tale contributo è fondamentale. Ma come possiamo contribuire in qualche modo a porre fine a questa crisi occupazionale, con il nostro ruolo di cittadini, imprese, dipendenti pubblici, privati o imprenditori sociali?

Ci sono molteplici aspetti in questa sfida e la loro comprensione è fondamentale per identificare le soluzioni. Tuttavia, è altrettanto importante comprendere il valore dei giovani nella società e le ragioni per cui investire nei giovani rappresenta un’opportunità.

I giovani di oggi saranno i manager, gli amministratori, i genitori, i capi di stato e i leader dei movimenti della società civile di domani. Una ricerca pubblicata sull’American Economic Journal mostra che permettere ad una generazione di giovani di sperimentare una disoccupazione prolungata all’inizio del percorso professionale può potenzialmente causare cicatrici profonde, sia a livello individuale sia sociale. Gli effetti vanno ben al di là della dimensione sociale pubblica, vale a dire i costi fiscali del welfare fornito e gli effetti a lungo termine sugli individui e le comunità. Dal punto di vista macroeconomico, la crescita potenziale e la competitività dell’Europa dipendono dalla partecipazione delle nuove generazioni al mercato del lavoro: il loro contributo e il loro potenziale di innovazione potrebbero aumentare la produttività.

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Se quello che vogliamo è un futuro migliore, solo investendo nell’autorealizzazione, l’empatia, la leadership, il lavoro di squadra e lo spirito di iniziativa dei giovani possiamo avvicinarci al raggiungimento di questo obiettivo.

Tuttavia, la realtà è diversa. Nella maggioranza dei casi, il sistema educativo non riesce a sviluppare le competenze necessarie a connettere il talento con le opportunità professionali esistenti. Questo mantiene allarmanti i livelli di disoccupazione giovanile: in paesi come la Spagna e la Grecia, un giovane su due è senza lavoro, determinando elevati costi di reclutamento e di formazione, e di conseguenza una bassa produttività e un elevato tasso di abbandono dovuto a insoddisfazione professionale.

Sono troppo pochi i giovani, in tutto il mondo, che sono consapevoli delle loro possibilità e che spesso si sentono scoraggiati dal fare scelte auto-determinanti per la loro vita, come quella di percorsi accademici e professionali a cui loro stessi si sentono inclini. Di conseguenza, molte delle loro scelte non riflettono chi sono e che cosa sono in grado di fare, ma piuttosto ciò che viene loro detto su chi dovrebbero essere o cosa dovrebbero fare. D’altra parte, i migliori datori di lavoro cercano persone pronte a rischiare, fallire, imparare, per poi avere successo. Le imprese stanno lottando per trovare persone con il giusto mix di abilità, competenze e attitudini. Gli studi dimostrano che se nulla cambierà, 85 milioni di posti di lavoro saranno vacanti entro il 2020 a causa della mancanza di lavoratori qualificati.

Quindi, da dove cominciare? Con i tassi di disoccupazione alle stelle, l’istruzione da sola non sarà la panacea. Questa sfida richiede una moltitudine di soluzioni che interagiscano fra loro per generare un impatto collettivo maggiore della somma di ogni singolo aspetto. Invece di singoli sforzi per promuovere l’empowerment dei giovani, la formazione professionale o il job matching, abbiamo bisogno di reti intelligenti di partner impegnati a lavorare con i giovani, gli insegnanti, i genitori, le scuole, le imprese e i governi, al fine di combattere la disoccupazione alla radice e per il resto della vita lavorativa dell’individuo. Prima di creare qualcosa di nuovo da zero, dobbiamo esplorare strumenti e concetti esistenti.

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Talvolta le innovazioni non sono la chiave, ma confezionare quello che c’è sul mercato in una formula integrata può essere in grado di affrontare il problema e di produrre un effetto moltiplicatore. Da ultimo, con l’ondata di Internet e della tecnologia, la prestazione di servizi, tra cui l’istruzione e la job assistance, è cambiata radicalmente: il 94% dei giovani di età compresa tra 16-24 sono utenti abituali di Internet. Per una organizzazione, che si tratti di un’impresa o di un ente pubblico, adattarsi ai nuovi strumenti e canali tecnologici è fondamentale per attirare clienti, in particolare quelli più giovani.

Consideriamo ad esempio The Future is Brighter (Gelecek Daha Net, GDN), un’organizzazione turca che ha impegnato oltre 600 professionisti a condividere volontariamente e in prima persona le loro storie di successo e gli approfondimenti con i giovani, per aprire i loro occhi alle varie opzioni disponibili. Questa piattaforma è un one-stop-shop dove i giovani possono accedere alle informazioni, contattare le aziende, le università e i professionisti leader, anche oltre confine, rendendo più consapevoli le scelte relative alla propria carriera. Combina servizi online e offline, come corsi di formazione, sessioni di coaching, webinar, forum e workshop, e ha raggiunto finora più di 2.500 giovani, connettendo i giovani alle imprese, che hanno potuto constatare l’impatto effettivo e il potenziale di crescita della piattaforma come canale per l’assunzione di nuovi talenti, affrontando uno dei problemi più urgenti del mondo. L’importanza di conoscere le aspirazioni dei giovani, considerando il loro potenziale e di investire nella loro auto-realizzazione e nell’impegno attivo, è diventato più chiaro per le imprese, non solo in termini di impatto sociale generale, ma anche in termini di crescita economica e sostenibile.

Con questa grave lacuna di competenze e la sfida della disoccupazione, sempre più imprese, liberi professionisti e pubbliche amministrazioni si stanno impegnando con gli imprenditori sociali per aumentare la disponibilità al lavoro e all’occupazione dei giovani. Ora la domanda è: fino a che punto riusciremo a trasformare questi semi in un albero?

 

Questo articolo è stato scritto da Serra Titiz, fondatrice della piattaforma The Future is Brighter e Ashoka Fellow dal 2013, e da Laura Catana, coordinatrice del programma THIS WORKS di Ashoka. Dopo aver partecipato al GlobalizerX on Employment Program, insieme ad Ashoka Italia, Serra sta ora progettando di scalare il suo impatto in Italia, Spagna e Grecia. Il 26 febbraio, Serra sarà a Milano per l’evento “Innovare per ripartire: gli imprenditori sociali di Ashoka come motore per la crescita. In Italia e nel mondo”. Se vuoi incontrare Serra o sei interessato ad aiutarla a portare il suo modello in Italia, scrivi a italy@ashoka.org e registrati ora all’evento del 26 febbraio per assicurarti un posto!

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