Coronavirus, in Calabria il profumo del caffè che sa di libertà

di 26 Maggio 2020Coronavirus
Clienti seduti ai tavoli di un bar consumano il loro caffè all aperto

Il rumore dei piattini, nei cestelli delle lavastoviglie dei bar, sembra quasi una melodia.

I sorrisi del personale nel servire il caffè, seppur nascosti dalla mascherina, si intravedono dagli occhi. Si ricomincia poco alla volta, ma con una consapevolezza diversa: saper apprezzare le piccole cose, anche quella pausa caffè tanto attesa e desiderata. In fondo questo famigerato coronavirus, forse, ci ha insegnato a rivalutare ciò che ci circonda, anche le piccole cose che, alla fine, non sono poi tanto male.

Sprazzi di normalità, dunque, che variano da regione a regione.

La Calabria è stata sicuramente la regione più fortunata, la più virtuosa in termini di basso numero di contagi e di decessi. Una situazione diversa avrebbe messo letteralmente in ginocchio la terra degli Enotri.

Il Sud l’ha scampata e per fortuna, dallo scorso 18 maggio, nonostante l’invadente e pressante informazione-spettacolo-mercato, ha potuto riaprire gli orizzonti. Del resto, i panorami in Calabria non mancano.

Una regione, insomma, che rialza la saracinesca sperando di non abbassarla mai più e che è pronta a servire il caffè ai tavoli, seppur distanziati, ai clienti che, dopo mesi, possono finalmente gustarlo quel caffè, che sia vista mare o vista montagna, poco importa, quel caffè sa di normalità e, per i calabresi, oltre ad essere un break, è una vera e propria tradizione, il momento più bello della giornata. Caffè in Calabria significa amici, incontro, imprenditoria, normalità. Una nuova fase si respira e si vive con la voglia di farcela ancora, di ricominciare da dove tutto si è interrotto.

Ed ecco che allora il profumo del caffè fa respirare una nuova vita, una nuova “fase” visto il periodo. Verrebbe voglia di riprendere lo slogan degli scorsi anni, quello che recitava “venite in Calabria” la terra del sole, la terra dell’ospitalità ma anche del sacrificio. Quanto sarebbe bello poterlo pronunciare e urlare a gran voce. Ma al momento l’unica cosa che conta è che non ci sia una nuova ondata e che il senso di responsabilità non abbandoni le coscienze di tutti. Per il resto, un caffè e via.

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