Lockdown in Europa: ecco come ha salvato milioni di vite

Il lockdown in Europa ha limitato fortemente la diffusione del coronavirus. Ecco perché.

Il lockdown in Europa ha limitato fortemente la diffusione del coronavirus.

 

Il lockdown (la cui traduzione in italiano è “confinamento”) dei mesi scorsi ha, da un lato, accentuato la crisi economica che già c’era. Dall’altro ha impedito che un numero sempre crescente di persone potesse contrarre il Covid-19. Rendendo così la situazione molto più controllabile e gestibile, tanto da ridurre la famosa curva epidemiologica in molti paesi del mondo.

Lo studio sul lockdown

3 milioni di vite salvate, grazie al lockdown. È questo il risultato incoraggiante a cui è giunto il team di ricerca dell’Imperial College di Londra. Senza questa drastica decisione un gran numero di persone non sarebbe sopravvissuta al virus. I vari blocchi adottati a livello mondiale hanno salvato molte più vite in un periodo di tempo che non è stato mai così tanto breve.

Questo studio è presente nel rapporto realizzato dalla rivista Nature intitolato “Estimating the effects of non-pharmaceutical interventions on COVID-19 in Europe [Stima degli effetti degli interventi non farmaceutici sul COVID-19 in Europa]”. Nel report in questione è analizzato l’impatto che hanno avuto i vari blocchi messi in atto dagli 11 Paesi europei.

Il nostro Paese è stato il primo a dare avvio al lockdown. Seguito da Austria, Belgio, Germania, Francia, Danimarca, Norvegia, Svezia, UK e Svizzera fino ai primi giorni di maggio. Quando circa 130.000 persone avevano già perso la vita a causa del virus.

I ricercatori hanno utilizzato un modello per prevedere i decessi evitabili tramite la chiusura totale. In questo modo, hanno evidenziato come ben 3,1 milioni di persone sono state salvate dalla morte. In particolare, secondo lo studio, in Italia ben 630.000 persone hanno potuto continuare a vivere senza contrarre il virus. Così come 470.000 in Gran Bretagna e 690.000 in Francia. Un risultato che ci fornisce un motivo in più per capire che il nuovo coronavirus non è assimilabile ad altre pandemie passate come l’influenza spagnola, anche per il modo con cui la si sta affrontando.

Senza la decisione di “chiudere tutto”, nella sola Gran Bretagna ben più della metà della popolazione inglese avrebbe contratto il virus. Senza considerare il fatto che sarebbero state ben 15 milioni le persone infette, a livello europeo. Quando, stando agli ultimi dati, i casi di positività al coronavirus attualmente confermati a livello mondiale sono “solo” poco più di 8 milioni. Un dato tutto sommato contenuto se lo paragoniamo a quello stimato per l’influenza spagnola del 1918 e di quella asiatica del 1957, che contavano 500 milioni di contagi, ciascuna.

Lockdown. Grafico sui contagi e i decessi da Covid-19 rispetto ad altre pandemie.

Buone notizie dal Ministero della Salute

Ci sono altre notizie incoraggianti a conferma della positività della scelta del lockdown. Secondo quanto pubblicato nel recente report del monitoraggio del coronavirus realizzato dal Ministero della Salute relativo al periodo 1-7 giugno, “complessivamente il quadro generale della trasmissione e dell’impatto dell’infezione da SARS-CoV-2 in Italia rimane a bassa criticità. Si osserva una generale diminuzione nel numero di casi ed una assenza di segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali”.

Nelle conclusioni, in particolare, leggiamo che “le misure di lockdown in Italia hanno effettivamente permesso un controllo dell’infezione da SARS-CoV-2 sul territorio nazionale pur in un contesto di persistente trasmissione diffusa del virus con incidenza molto diversa nelle 21 Regioni/PPAA [ovvero le Pubbliche Amministrazioni]”.

Lockdown. Grafico andamento Covid-19 in Italia. La curva decrescente evidenzia la netta diminuzione di contagi. Fonte: Dipartimento della Protezione Civile.

Leggiamo ancora nel report che, nonostante questo, in alcune regioni sono presenti nuovi casi, anche se in diminuzione. Pertanto, è nostra cura fare il possibile per evitare una nuova diffusione del coronavirus.

Tra il possibile che possiamo – e dobbiamo fare – c’è il distanziamento fisico. Termine triste, magari, ma funzionale per ridurre la sua diffusione, e poter tornare a esprimere il nostro affetto alle persone che ci sono care senza più alcun timore di contagiare o essere contagiati.

Il dopo lockdown, un’occasione per ripartire

Insomma, il lockdown e il distanziamento fisico, per quanto in un primo momento possano rappresentare delle decisioni foriere solo di negatività, quali la crisi economica e l’isolamento, in realtà ci hanno permesso di continuare a vivere. E ci permettono di ripartire. Se c’è una cosa che il coronavirus ci sta insegnando è che, se siamo in salute, possiamo fare tutto. Anche ripensare l’economia, trasformando la crisi in opportunità.

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