I cani che danno la caccia al coronavirus: un metodo che funziona?

By 1 Ottobre 2020 Coronavirus
L'olfatto dei cani da la caccia al Coronavirus, tutto al riguardo, L'olfatto dei cani contro il Coronavirus, tempi ed efficacia messi a confronto con il metodo del tampone

L’olfatto dei cani contro il coronavirus: tempi ed efficacia a confronto con il tampone

 

Se vi state domandando se oltre al tampone esista qualche altro strumento o soluzione per stanare il coronavirus la risposta è affermativa. Si tratta dell’olfatto di alcuni cani addestrati a fiutare il coronavirus sia che la persona sia asintomatica, sia che accusi i sintomi.

Non è una scoperta recente il fatto che i cani abbiano un olfatto 20.000 volte più sviluppato di quello dell’uomo. Infatti i migliori amici dell’uomo hanno già dimostrato di essere abili nel riconoscere malattie come il diabete, il Parkinson e il cancro.

Le malattie respiratorie modificano l’odore del corpo. Dopo uno studio appurato sull’olfatto canino della London School of Hygiene and Tropical Medicine, del Medical Detection Dogs e della Durham University ora in Inghilterra ci si sta muovendo per addestrare i cani a intercettare la malattia.

Tempistiche ed efficacia. L’esperimento finlandese.

Il corpo umano sottoposto a un forte stress emana delle sostanze chimiche particolari, quali adrenalina e cortisolo. Naturalmente i cani fiutano questi cambiamenti come percepiscono il mutare del livello di serotonina o della glicemia. Questo oltre alla già citata malattia respiratoria.

C’è da sottolineare però come sia indispensabile la necessità di confermare il quadro clinico con un tampone nel caso in cui ci si imbatta in un primo approccio risultato positivo.

Infatti proprio in Finlandia, all’aeroporto di Helsinki i passeggeri possono sottoporsi a un test di questo tipo: fare annusare il loro sudore ai cani per scoprire se siano positivi. E l’esperimento sembra funzionare. Dura meno di un minuto e non richiede né prelievo di saliva né di muco.

I passeggeri sono invitati a passarsi una salvietta sul collo per raccogliere un po’ di sudore e a porla in un piccolo contenitore. Un operatore provvede poi a inserire la salvietta in un recipiente di latta. Il recipiente viene poi collocato su un ripiano insieme ad altri di forma uguale, ma contenenti sostanze che emettono altri profumi. Una volta allestito tutto, arriva il turno del cane.

Il cane dunque annusa le varie lattine e fiuta se in una sia presente l’odore che hanno di solito gli individui con un’infezione da coronavirus in corso. Nel caso di esito positivo, il passeggero viene invitato a raggiungere un’altra area dell’aeroporto dove potrà sottoporsi gratuitamente al test con il tampone, per confermare o meno l’indicazione data dal cane.

C’è da aggiungere che i cani possono rilevare anche cambi di temperatura corporea. «A regime potremmo rilevare da 250 a 750 persone l’ora» ha affermato il professor James Logan, capo del dipartimento di controllo delle malattie presso l’Lshtm.

L’unica cosa che potrebbe mettere in discussione non tanto l’efficacia del metodo, quanto le tempistiche, è il caso in cui ci trovassimo di fronte un cospicuo numero di casi positivi. Infatti il test che, nel caso, confermerebbe la positività della persona al 100% non potrebbe essere il fiuto del cane. Ne deduciamo quindi che le velocità dei test non possono essere equiparate a livello generale ma vanno dunque contestualizzate.

Leave a Reply

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.