La concentrazione di anidride carbonica nell’aria che respiriamo attraverso le mascherine è pari a quella degli ambienti chiusi.

L’agenzia per l’ambiente ha condotto uno studio sull’aria che respiriamo attraverso le mascherine. I dati emersi registrano un ricambio dell’aria sufficiente e una concentrazione di anidride carbonica pari a quella nei locali chiusi. Inoltre la stessa risulta inferiore rispetto a quella espirata.

Le misure d’emergenza che prevedono l’obbligo di mascherine per filtrare l’aria vengono così rafforzate dagli studi condotti dall’agenzia per l’ambiente e la tutela del clima.

Gli esiti dello studio sono stati presentati in data 23 ottobre dall’assessore provinciale all’ambiente e all’energia, Giuliano Vettorato, e dai vertici tecnici dell’Agenzia per l’ambiente e la tutela del clima, responsabili per il monitoraggio della qualità dell’aria.

Quando si indossa una mascherina, una parte dell’aria viene trattenuta e quindi re-inalata. Da qui la polemica.

L’Agenzia per l’ambiente, a fronte della grande esperienza nell’analisi della qualità dell’aria indoor maturata, in modo particolare, nell’analisi di quella presente all’interno delle aule scolastiche, ha eseguito misurazioni della qualità dell’aria respirata con naso e bocca coperti, prendendo in esame i vari dispositivi maggiormente in uso. L’obiettivo dello studio era soprattutto quello di accrescere la consapevolezza della popolazione con informazioni il più possibile supportate da dati rilevati attraverso un approccio scientifico“, ha spiegato Vettorato.

Mascherine e anidride carbonica: l’agenzia per l’ambiente fa chiarezza

Come dicevamo prima, lo studio ha misurato la concentrazione di anidride carbonica re-inalata rispetto a quella espirata.

Sono stati presi in esame diversi tipi di dispositivi di protezione naso-bocca: mascherina artigianale, mascherina chirurgica, FFP2 o KN95, visiera e fasce di stoffa.

La percentuale di anidride carbonica espirata che viene re-inalata varia da un minimo del 3% con la visiera, a un massimo del 14% con la  mascherina artigianale.

Dati positivi dunque, che dovrebbero abbattere i dubbi di quanti mettono in dubbio utilità ed efficacia delle mascherine.

Gli esperti hanno sottolineato però l’importanza di arieggiare i locali chiusi. Questo perché la concentrazione di anidride carbonica presente nei locali chiusi sommata a quella re-inalata con l’uso di dispositivi di protezione risulta essere molto dannosa e quindi da evitare.

In conclusione possiamo affermare che la concentrazione di CO2 inalata indossando una copertura naso-bocca è sui livelli di quella rilevata in ambienti chiusi e risulta essere molto inferiore rispetto a quella espirata.

Quindi, sì alle mascherine e ad una regolare ventilazioni degli ambienti chiusi.

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