Ho avuto il Covid e ho avuto paura. Ecco come ho fatto per sconfiggerla

Il Covid-19 è toccato anche a me. Ho accolto l’invito di condividere questa esperienza negativa solo sperando possa essere utile anche ad altri per superare il primo effetto indiretto e pesante di questa malattia: il panico. Lo faccio ora, a 24 giorni  dal primo tampone positivo, 28 giorni dopo i primi sintomi. Lo faccio ora, tenendo qui vicino al computer l’esito del secondo tampone: negativo! Posso tornare nella comunità sociale, posso uscire, posso godermi il sole. Un’esperienza molto dura, quella che ho vissuto. Un’esperienza che porta con sé la paura di essere presi da quei sintomi che portano diretti in terapia intensiva. Una paura che, tuttavia, si può sconfiggere. Io ho fatto così.

Una battaglia solitaria: io e il Covid-19

Dopo tre giorni di febbre mi mandano a fare il primo tampone per il Covid-19: positivo. Ciò che devo affrontare è dentro la mia stanza: capisco infatti che sapere come stia andando la situazione generale non mi aiuterà e anzi, lo scenario che va incupendosi non fa altro che agitarmi e aumentare il livello di preoccupazione per me e i miei cari. Sono i giorni in cui si provvede al nuovo D.P.C.M., le regioni rosse, le restrizioni. Prima cosa: riduco al minimo l’ascolto delle notizie sull’andamento dei contagi.

Un isolamento popolato di contatti e vicinanza

Il contatto con il mondo, me lo forniscono le persone che mi curano, a distanza. Il medico curante si dimostra persona molto attenta, disponibile. Rimane in contatto costante con me e la mia famiglia. L’operatore di ATS che prenota i tamponi e monitora la situazione è un altro scoglio importante cui aggrapparsi. Evito Google per sapere cosa succederà (Secondo consiglio: niente medicina da web). Si fanno sentire alcuni amici medici, dando consigli preziosi e rassicurandomi sull’andamento del decorso dei sintomi. Terzo strumento per aiutarsi: sentire i propri cari e fra questi coloro che possono dare consigli e pareri autorevoli e informati.

Sale la preoccupazione

La paura principale è legata alla respirazione e allo stato di salute dei polmoni visti i miei trascorsi di bronchiti e polmoniti.  Intanto la febbre sale e senza farmaci schizza a 40° per 10 giorni, accompagnata da tosse. Il mio corpo fatica a reagire. Si intensifica quindi il protocollo di cura con antibiotico e paracetamolo. Intanto conto i respiri e penso che ogni respiro è un respiro in più…

Una routine rigida 

Passano i giorni e sono lunghi. Mi organizzo con appuntamenti ricorrenti e fissi, che mi aiutano a far scorrere il tempo e a tenere sotto controllo i pensieri negativi. Stabilisco una routine che mi aiuta a far scorrere le ore.  Vale per chi sta bene e deve affrontare solo la preoccupazione per questa situazione, come scrive Buone Notizie in questo articolo. Vale anche per chi sta male.

Contro il Covid serve anche un raggio di sole

Tutta la mia giornata si struttura quasi spontaneamente. Un risveglio alle sette per salutare mia figlia che si prepara per la mattinata di didattica a distanza. Colazione col primo giro di farmaci. Mi lavo e cammino qualche minuto per la stanza, il cellulare mi aiuta a contare i passi. Apro le finestre: sentire il calore del sole sulla pelle aiuta il mio umore.  Prima di pranzo nei giorni buoni riesco a leggere qualche pagina di libro. Mi sforzo di farlo anche se, qualche volta, non mi va. Un pasto leggero e riposo di nuovo. Al risveglio, giro farmaci, merenda e guardo qualcosa: un episodio di serie tv è spesso troppo lungo ma un piccolo tutorial o un modulo di corso online fanno al caso mio.

Messaggi e videochiamate: un piccolo e costante tam-tam

Dopo qualche tempo imparo a gestire i farmaci per avere la febbre bassa prima di sera: ho tempo ed energie così per sentire i miei genitori. Per cercare di rassicurarli devo farmi forza e questo mi aiuta a cercare energie che altrimenti faticherei a richiamare. Lo stesso accade al primo messaggio del mattino: mio fratello, dall’estero, che prima del lavoro vuole sapere come sia andata la notte. Durante la giornata sono i messaggi dei colleghi e degli amici a rompere la monotonia del tempo che passa lento e anche i gesti di vicinanza più piccoli portano un sorriso e danno un motivo in più per tornare in forze e ripartire.

Il lavoro e i regali di Natale battono il Covid

Nelle giornate migliori mi concedo di combinare qualcosa col lavoro, a distanza. Mi aiuta: occupa la testa, mi permette di sentire collaboratori e colleghi e rinforza la convinzione che presto tutto tornerà alla normalità perché ci sono progetti da portare avanti. In tutti trovo comprensione e parole di sostegno. Per guardare lontano e pensare a quando tutto sarà finito, preparo la lista dei regali di Natale per i nipoti: qualche idea semplice ma che porti buon umore in un periodo troppo cupo. Altro buon consiglio: fare piccole cose.

L’attesa per il secondo tampone

La febbre, così come è comparsa, svanisce di punto in bianco. Mi sveglio sfebbrato una mattina e niente, non torna più. Restano la tosse, i dolori muscolari che colpiscono ogni giorno un punto diverso e una grande debolezza. Porto a compimento le terapie, una dopo l’altra, e fisso il secondo tampone. La sensazione di trovarmi a una sbarra di tribunale in attesa di giudizio è forte, ma svanisce se faccio attenzione a quello che ho passato e mi dico: “è passato”.

Ora sono qui, con l’esito tra le mani e penso a come ho fatto a battere la paura. Piccoli gesti, routine semplici, pochi passi nella stanza, i messaggi degli amici, le pagine di qualche libro, semplici traguardi, cose concrete. La paura da Covid si può battere, speriamo che venga sconfitto presto anche il virus.

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