I bonus partite IVA, al netto di alcune difficoltà dovute alla situazione emergenziale, funzionano.

L’emergenza legata al coronavirus, che purtroppo ci accompagna dall’inizio del 2019, ha colpito svariati settori dell’economia internazionale. Nel caso del nostro Paese, specialmente in alcune aree della Penisola, l’economia nazionale viene spinta molto dai titolari di partita IVA, in particolare liberi professionisti e lavoratori autonomi. Per questo motivo alcune misure governative sono andate nella direzione dell’elargizione dei cosiddetti “bonus partite IVA”, ovvero aiuti economici nei confronti dei loro titolari.

Come spesso accade, le caratteristiche di questi contributi, come le tempistiche, i destinatari e l’annessa burocrazia, hanno generato svariate polemiche. Nel mio caso personale ho sì riscontrato alcune difficoltà pratiche ma, al netto del risultato, non posso che evidenziarne gli aspetti positivi, che fanno ben sperare in relazione agli aiuti che in futuro arriveranno.

Cos’è una partita IVA?

Si parla dunque di bonus partita IVA ma che cos’è effettivamente una partita IVA? Senza scendere nel dettaglio tecnico e cercando di semplificare il tutto, quando si vuole intraprendere una carriera da lavoratore autonomo o libero professionista e non si rientra nella fattispecie del lavoro occasionale non continuativo, il primo passo è quello che viene comunemente definito come l’apertura della partita IVA. Essa non è altro che una sequenza di 11 cifre che ha lo scopo di identificare univocamente un soggetto che esercita un’attività significativa ai fini dell’imposizione fiscale indiretta.

Rientrano in questa casistica sia società sia ditte individuali, e quindi sia lavoratori che hanno l’obbligo di iscrizione ad un albo professionale, come per esempio ingegneri e architetti, sia lavoratori autonomi senza relativo albo. L’apertura di partita IVA comporta un’indicazione del proprio ambito professionale attraverso il codice ATECO, la particolare classificazione delle attività economiche utilizzata.

Ad ogni codice corrisponde una relativa aliquota fiscale da versare ed eventualmente una cassa previdenziale gestita dall’albo di appartenenza. In caso contrario esiste quella che viene chiamata gestione separa INPS, ovvero un fondo pensionistico dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale a cui ci si iscrive in seguito all’apertura della partita IVA.

Partite IVA

Perché è giusto elargire bonus partite IVA?

Chi magari non è pratico della questione forse si porrà la seguente domanda: perché elargire un bonus partite IVA? La risposta è semplice. Se da un lato un lavoratore autonomo o libero professionista ha possibilità con il suo lavoro di incrementare il suo guadagno, dall’altro lato rispetto ad un lavoratore dipendente gode di tutele completamente differenti. Si parla infatti di rischio d’impresa ma anche di ferie, del diritto all’indennità di malattia, della maternità o paternità e così via. Si tratta quindi di una situazione, quella del lavoratore autonomo, che oscilla tra le maggiori libertà di organizzazione e di crescita remunerativa, e le minori tutele e sicurezze professionali. Motivo per cui erano essenziali delle misure come il bonus partite IVA, essendo esse un importante motore economico di un Paese in cui la piccola media impresa fa ancora la differenza,

La mia situazione precedente alla pandemia

Il mio caso è quello di un lavoratore autonomo nell’ambito del cosiddetto Digital che nell’estate del 2019 ha aperto partita IVA per la sua attività. Non un timing propriamente perfetto visto che la dichiarazione dei redditi segue l’annualità solare, da gennaio a dicembre, portandomi così a “bruciare” sei mesi di contribuzione agevolata, valida per i primi cinque anni. La mia era dunque la situazione di un lavoratore che a circa sei mesi dall’apertura dell’attività si è ritrovato a fronteggiare una situazione economica delicata come quella del coronavirus, con annesso rischio di calo del fatturato.

I bonus previsti nei due decreti

In questo contesto è arrivata la prima misura, prevista dal Decreto Cura Italia: un bonus di 600 € relativo al mese di marzo per numerose categorie di beneficiari, tra le quali anche i professionisti con partita IVA iscritti alla gestione separata INPS. Perché iscritti alla gestione separata? Perché in teoria le casse previdenziali degli albi dovrebbero provvedere alle misure relative ai rispettivi lavoratori. Una categoria in cui dunque rientravo e un’indennità che mi avrebbe permesso di tamponare almeno in parte rispetto al fatturato previsto nell’anno, ma ridotto a causa della pandemia. Ma non solo. Questa somma non avrebbe fatto cumulo dal punto di vista del fatturato e quindi avrebbe avuto anche un vantaggio fiscale non da poco.

Facciamo un esempio pratico considerando un 40% di uscite tra aliquota fiscale e contributo pensionistico, arrotondato ma non così lontano dalla realtà. Per ottenere un’indennità netta di 600 €, come prevista dal decreto, la somma da elargire sarebbe stata di 1.000 €. In questo caso, dunque, è come se lo Stato avesse fatto fatturare ai beneficiari del contributo una somma di 1.000 €, a fronte di 400 € che sarebbero comunque stati al di fuori del netto. Aspetto che spesso non è stato sottolineato mediaticamente.

Un contributo rinnovato poi grazie al seguente Decreto Rilancio, il quale ha previsto un rinnovo per il mese di aprile del bonus partite IVA nonché un ampliamento dei beneficiari di questi aiuti straordinari. Il tutto con una novità: l’introduzione di un’indennità anche per maggio, fino ad un massimale di 1.000 € proporzionale rispetto alla perdita di fatturato nei primi quattro mesi del 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019. Ponendo dunque un vincolo, quello del calo di fatturato, che non era presente nelle due precedenti mensilità, generando così polemiche dovute in parte anche all’isteria causata dai modi della comunicazione mediatica relativa al coronavirus. Un contributo comunque sempre esentasse e che ha permesso a chi aveva aperto partita IVA nel 2019 di respirare, come nel mio caso, garantendo il massimale dell’indennità.

Bonus Partite IVA

L’iter per l’ottenimento del bonus partita IVA.

Mentirei se dicessi che il procedimento è stato semplice dal punto di vista burocratico, ma allo stesso tempo mentirei se non affermassi che per la mia categoria, lavoratore autonomo iscritto alla gestione separata INPS, gli aiuti di Stato siano stati efficaci dal punto di vista del risultato.

La prima difficoltà è stata proprio relativa alla mia iscrizione al fondo dell’istituto previdenziale. Per quanto l’iscrizione fosse obbligatoria per i professionisti con il mio codice ATECO, essa non era automatica. C’era infatti l’esigenza di iscriversi autonomamente sul sito dell’istituto, indicando le proprie specifiche, entro un mese dall’apertura della partita IVA. Una situazione dunque complicata perché da un lato il mancato automatismo rischiava di penalizzare chi non ha rispettato la scadenza del mese, dall’altro evidenziava l’assurdità del rischio di non percepire la somma nonostante tale iscrizione fosse l’unica possibilità pensionistica per quella categoria di lavoratori autonomi.

Da lì la richiesta di rivisitazione della domanda, una lunga attesa caratterizzata da telefonate su telefonate, con la consapevolezza che la mia situazione fosse condivisa da molti altri lavoratori. Ma tutto è bene quel che finisce bene. Infatti, grazie anche ad alcuni operatori delle varie sedi INPS, ho ottenuto le informazioni necessarie che mi hanno portato a veder accolta la mia domanda, sia per quanto riguarda le indennità di marzo e aprile sia per quella di maggio. Aiuti concreti che mi hanno permesso di tamponare la perdita nel fatturato che avevo previsto nel mio business plan.

Un istituto sotto stress per le migliaia di richieste

L’aspetto più che positivo riguardo questa situazione del bonus partite IVA è che lo Stato ha dimostrato flessibilità nei confronti di chi, come nel mio caso, avrebbe potuto vedersi rigettata la sua richiesta con un’interpretazione rigida del decreto. Vista però l’obbligatorietà ed esclusività dell’iscrizione alla gestione separata INPS, nel mio caso perfezionata in ritardo, è stata accettata la mia richiesta di rivisitazione, così come le altre analoghe.

Questo percorso, caratterizzato da informazioni su informazioni, consulenze e consigli di operatori dell’istituto previdenziale, mi ha permesso inoltre di toccare con mano la difficoltà in cui si sono ritrovati. Una mole enorme di richieste da processare, delle quali una non trascurabile parte inammissibile per definizione, come mi hanno confidato numerosi operatori. Una quantità di domande che dunque ha influito sulla velocità di questo procedimento e sulla loro esaminazione.

Certo, questo non giustifica eventuali disservizi relativi all’elargizione del bonus partite IVA. Tuttavia questa consapevolezza permette di contestualizzare e considerare le difficoltà che li hanno causati. Ricordando comunque alla fine quello che è stato il risultato: un aiuto concreto e sostanzioso per i lavoratori autonomi che si trovavano nella mia situazione, così come per gli altri beneficiari.

Partite IVA

Bonus partite IVA: difficoltà nello spettacolo e nella ristorazione

Va detto però, per dovere di cronaca, che non è andata bene per tutti. Una classe di lavoratori autonomi che è stata penalizzata dalla pandemia e che ha lamentato l’assenza di contributi adeguati è quella dei lavoratori dello spettacolo. Non si parla dunque solamente di band musicali, attori teatrali e così via, bensì anche di operatori logistici e tecnici del suono, così come di tanti altri professionisti di questo mondo. Una categoria per la quale il Governo è corso ai ripari a posteriori, prevedendo alcune misure ad hoc.

Un’altra categoria che ha lamentato una presunta inadeguatezza dei contributi è stata quella dei ristoratori, sotto stress per il calo del fatturato e per le chiusure dei loro locali. Il dibattito in questo senso si è polarizzato in Italia, come spesso accade in queste situazioni. Da un lato c’è chi lamenta il fatto che lo Stato abbia imposto loro alcune importanti spese per adeguarsi alla situazione che la pandemia ha creato, salvo poi imporre spesso la loro chiusura senza ristori adeguati. Dall’altro c’è chi sostiene che i ristori e i contributi siano stati sufficienti per sopperire almeno in parte alle perdite del fatturato regolarmente dichiarato lo scorso anno, considerando la situazione non florida economicamente in cui il Paese riversa e l’esigenza di aiutare più categorie possibili.

Iter comprensibilmente faticoso ma positivo il risultato del bonus partite IVA

La mia situazione, così come quella di molte altre categorie, ha permesso di evidenziare come lo Stato, al netto di alcuni errori e difficoltà gestionali, sia stato attento e abbia provveduto a supportare gran parte dei lavoratori autonomi e liberi professionisti. Come in ogni contesto in cui si richiede rapidità ed efficacia in condizioni ambientali problematiche sono stati probabilmente fatti anche degli errori, a cui comunque per i quali il Governo ha provato a porre rimedio. Per questo motivo dovremmo guardare con maggiore fiducia ai prossimi mesi. Avanzando sì richieste dal punto di vista mediatico se ritenute necessarie, ma con la consapevolezza che l’esperienza dei mesi passati possa giovare l’elaborazione di misure economiche che risulteranno necessarie nei mesi a venire. Nonché con la consapevolezza che arriveranno contributi importanti dall’Unione Europea per sopperire alla crisi economica che la pandemia ha generato.

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