Come veniamo giudicati dagli altri quando mangiamo?

Siamo quello che mangiamo: in parte è vero

 

Mangiare fa parte della nostra vita quotidiana. E’ un appuntamento fisso, da soli o in compagnia, mediamente per tre o più volte al giorno. Mangiare non è solo finalizzato ad alimentarci, a introdurre le energie necessarie per il nostro sostentamento, ma è anche un atto di piacere, sociale, conviviale, simbolico.

Quando condividiamo il cibo con gli altri, che sia per una cena romantica, in famiglia, oppure di lavoro, le altre persone ci osservano – e noi facciamo altrettanto con chi ci circonda – e, solitamente, quasi senza accorgersene, riflettano, giudicano, si interrogano, ci incasellano in qualche stereotipo.

La situazione diventa ancora più delicata quando mangiamo con qualcuno che incontriamo per la prima volta e non sappiamo alcunché di lui o di lei. Nei primi 15 millisecondi noi formuliamo, in parte inconsciamente, la famosa prima impressione, che è molto solida e duratura nella nostra mente, al punto che anche eventuali incontri successivi difficilmente riesce a scalfirla.

Cosa accade quando mangiamo con qualcuno che si alimenta diversamente da noi

Ogni essere umano è diverso e a suo modo unico. La diversità affascina e spaventa al tempo stesso, perché fa risuonare il cervello arcaico che nello sconosciuto intravede una possibile minaccia alla sopravvivenza.

Quando abbiamo di fronte una persona che si alimenta in modo diverso dalle nostre consuetudini, per motivi religiosi, culturali, ambientali, di salute, o di gusto, tendiamo a porci delle domande, a formulare ipotesi o giudizi, soprattutto se non c’è familiarità tale da sentirsi di porre liberamente interrogativi circa le abitudini alimentari altrui.

Oggi, ad esempio, nel nostro contesto occidentale è assai diffusa l’abitudine di seguire veri tipi di dieta, in ampia parte per motivi estetici, di benessere o di salute. A volte si tratta di vere e proprie necessità dettate da prescrizioni mediche, come nel caso di patologie conclamate, come nel caso della celiachia, altre volte, invece, si tratta di scelte arbitrarie stimolate dal passaparola, dalle indagini nel Web, dalle discussioni nei Social o con gli amici, o dalle mode del momento.

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