Il 4 ottobre scorso ha segnato una tappa importante per la sostenibilità nell’industria musicale con l’uscita di “Moon Music”, il nuovo album dei Coldplay, interamente realizzato in plastica riciclata. La band britannica sarà la prima a incidere un disco utilizzando bottiglie di plastica riciclate, collaborando con The Ocean CleanUp per creare una versione dell’album con i rifiuti raccolti dal fiume più inquinato del mondo.

Questa iniziativa rappresenta un passo significativo verso la riduzione dell’impatto ambientale nel settore musicale. Ma cosa ha fatto finora l’industria musicale per essere più sostenibile e cosa si potrebbe ancora migliorare?

La necessità di una musica sostenibile

La crescente consapevolezza ambientale sta spingendo diversi settori a ripensare i propri modelli produttivi, e l’industria musicale non è da meno. Ultimamente proprio quest’ultima si trova al centro del dibattito subendo non poche critiche. Ad esempio, i tour internazionali comportano uno spostamento di enormi quantità di attrezzature, coinvolgendo veicoli e aerei che generano elevate emissioni di CO2.

Un altro problema riguarda la produzione e distribuzione di musica fisica e digitale. Il vinile ha fatto un ritorno negli ultimi anni, ma la sua produzione richiede molte risorse, così come la stampa di CD e la realizzazione del merchandising degli artisti. Anche lo streaming digitale non è esente da impatti ambientali: i server utilizzati dalle piattaforme di streaming richiedono enormi quantità di energia per mantenere attivi i milioni di brani disponibili in tutto il mondo. Sebbene alcune aziende stiano passando a server alimentati da fonti rinnovabili, il consumo energetico complessivo rimane elevato.

L’esempio dei Coldplay e la missione di The Ocean Cleanup

I Coldplay stanno facendo la loro parte per rendere la musica sempre più green. Il loro impegno nei confronti della sostenibilità non è nuovo, con l’ultimo tour hanno dimezzato l’impatto ambientale dei loro concerti con una riduzione dell’impronta di carbonio 59% rispetto al precedente. Adesso saranno i primi artisti ad incidere un disco usando bottiglie di plastica riciclata. Ogni EcoCD sarà composto da 9 bottiglie in PET, una resina termoplastica adatta al contatto alimentare, evitando così produzione di oltre 25 tonnellate di plastica vergine per realizzare i vinili, mentre le emissioni di CO2 saranno ridotte dell’85% per chilo rispetto ai tradizionali dischi.

Ma c’è di più, grazie alla collaborazione con l’Ong The Ocean CleanUp creeranno anche un’edizione speciale del nuovo disco composta per il 70% dalla plastica proveniente dal Rio Las Vacas in Guatemala, noto come il fiume più inquinato al mondo. È una missione che va avanti dal 2021 quella sostenuta dalla band, la più grande operazione di pulizia della storia realizzata da The Ocean CleanUp l’organizzazione ambientalista che sta salvando i mari e i corsi d’acqua soffocati dalla plastica grazie a speciali barriere galleggianti che catturano i rifiuti.

Il processo di creazione è stato molto complesso. Non tutte le plastiche, infatti, possono essere utilizzate per creare LP di alta qualità: serve plastica in PET, che non è disponibile in quella prelevata dall’oceano. La fonte più affidabile è proprio il Rio Las Vacas. Tuttavia, il PET estratto dal fiume deve essere miscelato con altre plastiche riciclate per garantire standard di qualità sonora elevati e sono serviti svariati test prima di trovare la giusta miscela.

Un’industria musicale più green

In generale l’industria musicale sta facendo dei passi verso la sostenibilità. Uno degli sforzi più rilevanti è il Manifesto della Musica Sostenibile, promosso dall’Associazione dei Produttori Musicali Indipendenti (PMI), che delinea una strategia in 10 punti per ridurre l’impatto ambientale degli eventi musicali. Come l’adozione di un carbon calculator o la collaborazione con fornitori e istituzioni locali per un approccio più ecologico agli eventi.

In Italia ci sono degli artisti che si sono fatti pionieri della musica sostenibile. Marco Mengoni, ad esempio, ha lanciato il primo tour waterequal al mondo, attraverso il quale garantisce l’accesso a 250 litri d’acqua potabile per ogni persona coinvolta nei concerti a favore delle famiglie di Kiteto, in Tanzania. Anche Elisa, con il suo Back To The Future Live Tour, ha progettato un tour a basso impatto ambientale, seguendo un protocollo redatto dal Politecnico di Milano e Music Innovation Hub, che include la piantumazione di alberi nelle regioni toccate dai suoi concerti, in collaborazione con Legambiente.

Nonostante molti artisti stiano supportando iniziative globali creando collaborazioni con organizzazioni come The Ocean Cleanup, c’è ancora molto spazio per miglioramenti nel percorso verso un’industria musicale più sostenibile.

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Eva Ricevuto

Dottoressa in NTA, giornalista pubblicista e critica cinematografica. Sono una voce emergente nel giornalismo culturale con una profonda passione per il cinema, l'arte e lo spettacolo, il femminismo e le tematiche di genere. Amo sperimentare, intrecciare progetti diversi e dare voce a storie che meritano di essere raccontate.

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