Ludwig van Beethoven nasceva 250 anni fa: la Rai lo celebra con appuntamenti musicali dal 14 al 20 dicembre

Ludwig van Beethoven è nato 250 anni fa e questo è certo: ma quale sia realmente il giorno in cui tutti gli amanti della musica debbano spegnere le candeline per lui, non è chiaro. La data di nascita precisa è ignota: si conosce solo quella del suo battesimo: il 17 dicembre del 1770. Con l’onestà burbera che lo contraddistingueva, lui sosteneva di essere nato nel 1772.

Qualunque sia la data, la Rai celebra il compositore con un ciclo mensile di appuntamenti dedicati a lui: trovate qui il programma.

Si considera Mozart il solo e unico genio bambino: ma anche Ludwig van Beethoven comincia presto a suonare, spinto dal padre, noto per i suoi modi maneschi che segneranno per sempre il suo carattere. A 12 anni pubblica la sua prima composizione, a 14 diventa assistente dell’organista di corte e si carica la famiglia sulle spalle.

Ludwig van Beethoven e Mozart: due geni che non si incontrarono mai

Beethoven e Mozart vissero in epoche molto vicine e avrebbero potuto conoscersi, se la vita di Wolfgang Amadeus non si fosse spenta così presto. I due ebbero un grande insegnante in comune, Franz Joseph Haydn. Haydn è il vertice dal quale si dipana la triade musicale imprescindibile del classicismo, i cui poli sono proprio Mozart e Beethoven.

L’investitura ufficiale di Ludwig van Beethoven come novello Mozart avviene quindi per intercessione dello stesso Haydn. Lo testimonia la lettera che il conte von Waldstein scrisse nel 1792 al giovane Ludwig, inviandolo a Vienna perché incontrasse il grande maestro. Ma Ludwig dimostrerà presto di avere carattere e di non accontentarsi del ruolo di semplice sostituto.

I primi anni a Vienna sono una scoperta di nuove soluzioni musicali, vittorie per singolar tenzone al pianoforte e naturalmente composizioni che resteranno nella storia. Il primo concerto per pianoforte e orchestra, la Patetica e la prima sinfonia sono solo alcune. La scoperta della sordità, a soli 26 anni, rischia di porre fine alla sua carriera prima che decolli definitivamente.

La tragedia della sordità

Ed è qui che il genio musicale di Ludwig van Beethoven trascende la musica. Le strazianti lettere e il carteggio noto come Testamento di Heiligenstadt testimoniano una forza d’animo titanica, l’accettazione della sofferenza e la promessa di trasformarla in arte.

“O voi uomini che mi credete ostile, scontroso, misantropo o che mi fate passare per tale, come siete ingiusti con me! Non sapete la causa segreta di ciò che è soltanto un’apparenza […] Pensate solo che da sei anni sono colpito da un male inguaribile, che medici incompetenti hanno peggiorato. Di anno in anno, deluso dalla speranza di un miglioramento […] ho dovuto isolarmi presto e vivere solitario, lontano dal mondo […] Se leggete questo un giorno, allora pensate che non siete stati giusti con me, e che l’infelice si consola trovando qualcuno che gli somiglia e che, nonostante tutti gli ostacoli della natura, ha fatto di tutto per essere ammesso nel novero degli artisti e degli uomini di valore”.

Nonostante la sordità, gli anni che seguirono furono eccezionalmente prolifici per Beethoven: è il cosiddetto periodoeroico“, dal nome della celebre sinfonia inizialmente dedicata a Napoleone Bonaparte (cancellò la dedica quando questi si autoproclamò imperatore, tradendo gli ideali repubblicani).

Ludwig van Beethoven, genio senza compromessi

Ludwig van Beethoven fu importante per la musica del suo tempo anche dal punto di vista sociale: fu il primo grande compositore a emanciparsi economicamente dai mecenati. Impresa che non era riuscita al povero Mozart, costretto prima a soddisfare i capricci dei suoi finanziatori e poi morto in povertà.

Beethoven, invece, osa pensare di poter vivere solo con la sua musica: due secoli e mezzo dopo, molti lavoratori precari del mondo dello spettacolo e della cultura possono capire cosa abbia provato. Il suo rifiuto di inchinarsi ai potenti e la sua rivendicazione di libertà creativa assoluta lo rendono un modello ancora oggi.

La sua musica è una porta aperta sul suo mondo interiore, feroce e delicato, fiero e sensibile, sublime e carnale. Così lo ricorda Franz Schubert:

“Egli sa tutto, ma non possiamo ancora capire tutto. Passerà molta acqua sotto i ponti del Danubio prima che tutto ciò che quell’uomo ha creato sia compreso dal mondo”.

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