Depositi bancari: in arrivo un fondo europeo a tutela del risparmio

di 31 Maggio 2012Economia, Risparmio

Tra gli italiani e gli istituti di credito, ormai, c’è un buon rapporto. La maggior parte dei consumatori ha un conto corrente aperto presso una banca tradizionale oppure presso un istituto online e ha imparato che conoscere l’offerta del mercato è una buona prassi così come confrontare i conti corrente più vantaggiosi, prendendo in considerazione parametri come i costi fissi, i costi variabili, il tasso creditizio e debitore e così via. Altrettanto diffusi si rivelano i conti di deposito, strumenti bancari ad alto rendimento che permettono di depositare per un certo periodo di tempo una somma di denaro, sulla quale la banca pagherà al cliente degli interessi.

E bene ricordare, poi, che qualunque correntista che decida di affidare agli istituti di credito il proprio denaro è tutelato dallo Stato in caso di default della banca. In Italia, infatti, fatto salvo per le cooperative bancarie, gli istituti di credito hanno già l’obbligo di aderire al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, che copre i clienti di ogni istituto fino a 100.000 euro.

Recentemente però, al G8 di Camp David, è emerso come sia assurdo che l’Europa non sia dotata di un’assicurazione sui depositi bancari, conti correnti e conti deposito, che sia valida per tutti i cittadini europei. Gli Stati membri del G8 continuano, infatti, a puntare il dito contro tutta quella serie di comportamenti irrazionali da parte dei risparmiatori, che non fanno altro che aggravare una situazione già di per sé poco stabile degli istituti di credito.

E l’Italia, almeno in questo, non resta a guardare: il premier italiano Mario Monti sembra stia spingendo perché si adotti il prima possibile una soluzione. Ma vediamo a cosa servirebbe, nel concreto, l’adozione di un sistema di assicurazione unico per l’Europa. Innanzitutto, si avrebbe una riduzione dei costi amministrativi che ammontano – per diverse nazioni – a circa 40 milioni di euro all’anno.

Inoltre, in caso di fallimento di un istituto, il sistema sovranazionale permetterebbe di ridurre l’impatto sui consumatori rispetto al più circoscritto sistema nazionale.

Infine, il vantaggio maggiore che un sistema comune potrebbe apportare, risiede in una questione di giustizia: qualora infatti ci si dovesse trovare di fronte a una crisi bancaria transnazionale, uno schema valido per l’intera Eurozona potrebbe incentivare una soluzione comune nell’interesse di tutti i depositanti, riducendo al minimo i possibili favoritismi verso alcuni Paesi piuttosto di altri.

A sostenere la questione dell’assicurazione comune sui depositi abbiamo anche Mario Draghi, il cui operato, ai tempi del “Financial stability board”, andava nella stessa direzione. E anche oggi, in qualità di chairman dell’Esrb (European systemic risk board) responsabile della vigilanza macroprudenziale in Eurolandia, continua a sostenere questa tesi.

La creazione di un fondo interbancario di tutela europeo costituirebbe anche un ulteriore passo avanti perché si realizzi l’unione bancaria europea.

In Italia , il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (Fitd) è supervisionato dalla Banca d’Italia. Sono oggetto della tutela del Fitd i conti correnti, i conti deposito (anche quelli vincolati), gli assegni circolari e i certificati di deposito nominativi (non quelli al portatore). Non vengono invece garantiti dal Fitd investimenti quali titoli di Stato, obbligazioni, i pronti contro termine, azioni.

Ottenere il rimborso in caso di fallimento della banca alla quale si avevano affidato i propri risparmi non è difficile. Le modalità di rimborso delle somme si attivano infatti automaticamente in tempi piuttosto brevi. Secondo il decreto legislativo n. 49 del 24 marzo 2011 il rimborso è effettuato entro 20 giorni (prorogabile eccezionalmente di altri 10 giorni) dalla data in cui si producono gli effetti del provvedimento di liquidazione coatta della banca e sarà lo stesso Fitd a contattare e rimborsare ogni avente diritto.

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