Agcom, buona la connessione internet per bambini e ragazzi italiani

By 2 Febbraio 2014 Consumi, Economia

Se molti degli adulti italiani non riescono a fare a meno della connessione a internet, che sia sul proprio pc di casa o su un dispositivo mobile, figuriamoci i più giovani, veri e propri nativi digitali. Ecco quindi che disporre di una connessione internet efficiente ed economica diventa fondamentale per la vita di una famiglia e l’unico modo per risolvere adeguatamente la situazione è quello di confrontare le offerte Fastweb con quelle firmate Tiscali, Telecom Italia e così via in modo da individuare la formula che soddisfi pienamente le esigenze di tutti, a partire dalla volontà del figlio che vuole navigare 24 ore sino al portafogli del capofamiglia.
L’importante è sempre saper scegliere in base alle proprie esigenze: infatti, se si effettuano frequenti downloads, si gioca spesso online e si vedono video in alta definizione, si avrà bisogno di una connessione molto veloce. Se invece si naviga saltuariamente, magari solo su siti di informazione o sui social network sarà sufficiente una connessione di 20 o 10 Mbps.

Gli utenti si sono dimostrati molto attenti alla scelta delle tariffe migliori per navigare in rete, ma ora l’attenzione si sposta sulla qualità del servizio fornito e su come questo viene utilizzato.
Una recente ricerca dell’Agcom si è infatti concentrata sulle abitudini di navigazioni degli italiani, con risultati in parte inattesi. Se infatti il nostro Paese spesso è considerato il fanalino di coda dell’Europa per la diffusione della connessione ad internet e soffre di un evidente digital divide tra nord e sud, i nostri figli sono ormai abituati all’utilizzo giornaliero di internet, segno che qualcosa sta davvero cambiando.
In particolare, il 74,5% dei bambini al di sotto degli 11 anni, quindi circa 3,5 milioni di minori, e l’82,8% dei ragazzi tra i 12 e i 17 anni, quindi circa 3 milioni di adolescenti, può disporre di un accesso diretto ad internet, principalmente tramite il computer domestico.

Questa buona notizia tuttavia deve essere accompagnata necessariamente da una riflessione sulle conseguenze del rapporto tra i minori e i media e sui rischi che i più giovani possono correre se lasciati davanti a un pc senza la necessaria educazione e sorveglianza.
Sono questi i temi emersi nella presentazione a Roma, nella sede dell’Agcom, del “Libro Bianco Media e Minori”. All’evento hanno partecipato, tra gli altri, Angelo Marcello Cardani, presidente dell’Agcom, Enzo Chieli, Garante Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, Vincenzo Spadafora, Presidente del Comitato Media e Minori, Caterina Cittadini, Direttore Generale di Save The Children.

All’interno del testo presentato dall’Agcom si espongono le principali teorie della letteratura scientifica internazionale e nazionale sul rapporto tra minori e media, in particolare sul modo in cui i genitori, e gli adulti in genere, valutano il consumo dei media da parte dei più giovani.
Non solo il rapporto tra i giovani e internet è preso in considerazione dall’Agcom, ma anche il palinsesto televisivo offerto dalla RAI, dalle emittenti televisive nazionali e dagli operatori nel digitale terrestre e della televisione via cavo.

Particolare attenzione è dedicata alle misure e agli interventi finalizzati a fornire un approccio più sereno ed adeguato al nuovo contesto della comunicazione, sempre più in evoluzione e sempre più digitale, basandosi anche sul presupposto dell’interazione dei media, tra televisione e internet.
Numerosi i contributi delle associazioni coinvolte nella tutela dei minori, ma anche del Censis, istituto specializzato nella ricerca nel campo delle scienze sociali, che ha fornito i dati scientifici utilizzati come supporto negli studi. Inoltre, il Libro indica anche indici di ascolto forniti dall’Auditel e compare i vari sistemi messi in atto nei paesi europei a tutela dei minori.
Emerge la necessità di approcciare globalmente ai media: non è più possibile considerare quindi ogni media come un mondo a sé stante, ma è necessario prevedere spazi di co-regolamentazione e soprattutto di autoregolamentazione. Questi sistemi di tutela devono infine diventare trasversali, coinvolgendo non solo le istituzioni e gli operatori del settore, ma anche le famiglie e i minori stessi.

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