Agcom, buona la connessione internet per bambini e ragazzi italiani

Se molti degli adulti italiani non riescono a fare a meno della connessione a internet, che sia sul proprio pc di casa o su un dispositivo mobile, figuriamoci i più giovani, veri e propri nativi digitali. Ecco quindi che disporre di una connessione internet efficiente ed economica diventa fondamentale per la vita di una famiglia e l’unico modo per risolvere adeguatamente la situazione è quello di confrontare le offerte Fastweb con quelle firmate Tiscali, Telecom Italia e così via in modo da individuare la formula che soddisfi pienamente le esigenze di tutti, a partire dalla volontà del figlio che vuole navigare 24 ore sino al portafogli del capofamiglia.
L’importante è sempre saper scegliere in base alle proprie esigenze: infatti, se si effettuano frequenti downloads, si gioca spesso online e si vedono video in alta definizione, si avrà bisogno di una connessione molto veloce. Se invece si naviga saltuariamente, magari solo su siti di informazione o sui social network sarà sufficiente una connessione di 20 o 10 Mbps.

Gli utenti si sono dimostrati molto attenti alla scelta delle tariffe migliori per navigare in rete, ma ora l’attenzione si sposta sulla qualità del servizio fornito e su come questo viene utilizzato.
Una recente ricerca dell’Agcom si è infatti concentrata sulle abitudini di navigazioni degli italiani, con risultati in parte inattesi. Se infatti il nostro Paese spesso è considerato il fanalino di coda dell’Europa per la diffusione della connessione ad internet e soffre di un evidente digital divide tra nord e sud, i nostri figli sono ormai abituati all’utilizzo giornaliero di internet, segno che qualcosa sta davvero cambiando.
In particolare, il 74,5% dei bambini al di sotto degli 11 anni, quindi circa 3,5 milioni di minori, e l’82,8% dei ragazzi tra i 12 e i 17 anni, quindi circa 3 milioni di adolescenti, può disporre di un accesso diretto ad internet, principalmente tramite il computer domestico.

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Questa buona notizia tuttavia deve essere accompagnata necessariamente da una riflessione sulle conseguenze del rapporto tra i minori e i media e sui rischi che i più giovani possono correre se lasciati davanti a un pc senza la necessaria educazione e sorveglianza.
Sono questi i temi emersi nella presentazione a Roma, nella sede dell’Agcom, del “Libro Bianco Media e Minori”. All’evento hanno partecipato, tra gli altri, Angelo Marcello Cardani, presidente dell’Agcom, Enzo Chieli, Garante Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, Vincenzo Spadafora, Presidente del Comitato Media e Minori, Caterina Cittadini, Direttore Generale di Save The Children.

All’interno del testo presentato dall’Agcom si espongono le principali teorie della letteratura scientifica internazionale e nazionale sul rapporto tra minori e media, in particolare sul modo in cui i genitori, e gli adulti in genere, valutano il consumo dei media da parte dei più giovani.
Non solo il rapporto tra i giovani e internet è preso in considerazione dall’Agcom, ma anche il palinsesto televisivo offerto dalla RAI, dalle emittenti televisive nazionali e dagli operatori nel digitale terrestre e della televisione via cavo.

Particolare attenzione è dedicata alle misure e agli interventi finalizzati a fornire un approccio più sereno ed adeguato al nuovo contesto della comunicazione, sempre più in evoluzione e sempre più digitale, basandosi anche sul presupposto dell’interazione dei media, tra televisione e internet.
Numerosi i contributi delle associazioni coinvolte nella tutela dei minori, ma anche del Censis, istituto specializzato nella ricerca nel campo delle scienze sociali, che ha fornito i dati scientifici utilizzati come supporto negli studi. Inoltre, il Libro indica anche indici di ascolto forniti dall’Auditel e compare i vari sistemi messi in atto nei paesi europei a tutela dei minori.
Emerge la necessità di approcciare globalmente ai media: non è più possibile considerare quindi ogni media come un mondo a sé stante, ma è necessario prevedere spazi di co-regolamentazione e soprattutto di autoregolamentazione. Questi sistemi di tutela devono infine diventare trasversali, coinvolgendo non solo le istituzioni e gli operatori del settore, ma anche le famiglie e i minori stessi.

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